Il caffè a Londra e Parigi si paga con la carta - QdS

Il caffè a Londra e Parigi si paga con la carta

Carlo Alberto Tregua

Il caffè a Londra e Parigi si paga con la carta

mercoledì 09 Ottobre 2019 - 00:00

Il terzo cancro del Paese, dopo mafia e corruzione, è l’evasione fiscale. Ve n’è poi un quarto che in quest’analisi tralasciamo: la morosità, cioè l’incapacità degli Enti pubblici di incassare tutti i loro crediti.
L’evasione fiscale ha raggiunto livelli mai toccati, stimati da diverse fonti in 110 miliardi. Significa che vi sono cittadini non degni di questo nome che non versano all’Erario imposte per l’importo indicato, quando la maggioranza dei componenti del consesso civile paga tutte le imposte, perché trattenute alla fonte a dipendenti e pensionati.
La situazione si incancrenisce sempre di più, perché una malattia va curata adeguatamente e guarita, oppure uccide il malato. Il malato sta morendo perché la malattia, cioé l’evasione, non è curata come si deve. Tutti i Governi appostano nei bilanci preventivi quote da incasso di evasione, ma quando vengono fatte le statistiche da parte dell’Agenzia entrate e riscossione (Aer) o da parte della Polizia economico-finanziaria, braccio operativo della Guardia di Finanza, non si distingue fra somme accertate e somme incassate.

Ogni anno vengono riportati i dati conseguenti al lavoro dei due bracci dello Stato (Aer e GdF): 15/16 miliardi, vale a dire poco più del 12/13% dell’intera evasione stimata. Non è male, ma neanche tanto.
Certo, a partire da quest’anno gli investigatori hanno a disposizione tutte le banche dati, per cui gli accertamenti dovrebbero essere più efficaci perché provenienti dagli incroci. Se le disponibilità nei conti bancari e nei conti titoli sono nettamente superiori ai redditi dichiarati, il sospetto di evasione risalta immediatamente.
Vi è poi l’altra questione che riguarda il contenzioso. I processi tributari, fino alla speciale sessione della Corte di Cassazione, hanno durata interminabile, per cui i ritardi degli incassi diventano notevoli.
A mali estremi, estremi rimedi. Bene fa il Governo a incentivare i pagamenti con la carta di credito o col Bancomat o con carte simili, perché è necessario fare una lotta senza quartiere alla circolazione del contante. Non si capisce l’idiosincrasia dei cittadini a usare le carte di credito, che ridurrebbero anche il rischio di furti e di rapine.
A Londra e Parigi anche il caffè si paga con la carta di credito, molto più comoda, anche perché evita di portare in tasca denaro e spiccioli. Ma da noi il mezzo di pagamento tracciato è ancora minoritario rispetto alla circolazione del contante, perché i cittadini vedono nelle istituzioni nemici da cui proteggersi e non soggetti regolatori dei rapporti fra loro.
Vi sono altre due questioni che vogliamo evidenziare: la prima riguarda la stima, la cui veridicità è incalcolabile, relativa ai tesoretti nascosti nelle cassette di sicurezza che si trovano nei caveau delle banche. Chi stima 100 miliardi, chi stima 200 miliardi, la verità non la conosce nessuno.
Certo, un provvedimento che violasse la privacy delle cassette di sicurezza probabilmente sarebbe dichiarato incostituzionale, perciò non bisogna puntare sulle sanzioni ma sulla convenienza a far uscire il denaro dalle cassette con una blanda imposizione .

Bene fa il Governo a pensare a una serie di agevolazioni fiscali per tutti i pagamenti effettuati con la carta, che invece dovrebbero essere tolti se gli stessi pagamenti fossero effettuati in contanti, come nel caso delle spese mediche.
Vi è poi l’altra gamba della possibile iniziativa governativa, cioè estendere le detrazioni fiscali alle spese che sostengono i cittadini, comprese quelle di manutenzione ordinaria dei propri immobili e delle proprie auto, sempre a condizione che vengano pagate con carta di credito. è noto che solo il conflitto d’interesse fra chi presta servizi e chi riceve servizi è il giusto deterrente anti-evasione.
Non sappiamo se il Governo Conte bis sarà capace di mettere in atto misure efficaci contro l’evasione, sappiamo però che in questi tempi di magra non è più tollerabile che vi siano cittadini indegni che utilizzano i servizi dello Stato senza pagare le relative imposte.
Si sa, gli evasori votano, ma quei voti sono pieni di un veleno che le istituzioni devono rifiutare.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684