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In morte del fratello Riformista

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In morte del fratello Riformista

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domenica 09 Gennaio 2022 - 10:34

C’erano due fratelli uno era Massimalista, ed era incarnato da Massimo D’Alema, l’ultimo comunista, l’altro era Riformista, impersonato a turno da Veltroni e poi da Renzi. Erano fratelli siamesi, convivevano seppur diversi, in modo a volte assurdo, nello stesso corpo. Il corpo si chiamava Partito Democratico.

Oggi uno dei due è morto. Il partito Massimalista inseguendo Godot Grillo, o la sua stentorea controfigura Conte, lo ha superato in populismo. Un detto siciliano dice “cu è chiù fissa carnevale o cu ci va appresso?”.

Voi vi chiederete chi è questo comunista sfegatato, questo novello Suslov detentore della purezza comunista?

Trattasi di un ex democristiano, seppur di sinistra Andreattiana, nipote del più sacerdotale dei democristiani, Gianni Letta, suo nipote Enrico.

Enrico Letta scavalca costantemente i 5stelle in populismo ideologico. Il casus belli di questa lotta sulla decrescita infelice è sul nucleare. Scoprendosi un verde più verde del vicino tedesco il segretario del PD annuncia un Niet di sovietica rimembranza al nucleare energetico. Pur essendo andato a scuola a Science Po ribalta l’accordo Franco Italiano, che si stava posizionando su energie alternative al fossile non rinunciando alla crescita. Conte balbettante, non capendo una acca di temi politici, è costretto ad inseguire in retroguardia Letta ricordandosi, qualcuno gli avrà passato una velina, che il movimento era nato sull’ambiente.

Ma ciò che fanno i ben confusi pentastellati non è un problema per questo paese. Quello che fa il PD si.

Ha deciso su politiche del lavoro, su assistenzialismo, oggi sulla fondamentalmente scelta energetica di abbandonare al suo destino la sua componente riformista. Aveva già cominciato l’allievo della ditta Pds, Zingaretti, ma Enrico staisereno lo sta scavalcando sempre di più. Per questo la telesina scoperta di D’Alema lo innervosisce. Rende palese il suo gioco.

Ma quale è il gioco? È sempre la solita solfa italica. Orazi contro Curiazi. Romolo contro Remo. Letta contro Renzi.

È indubbio che Renzi avesse messo il turbo alla componente riformista che gravitava senza leadership nel PD. Peccato di superbia per un partito ibrido, che nel controbilanciare continuo del rito veltroniano aveva il suo oscilloscopio. Il PD era tutto e nulla, bianco e nero, come la pignolata messinese. Di fatto non era né carne né pesce e quindi poteva stare al centro di un sistema maggioritario senza scelte ne governance chiare.

Oggi l’ex professorino democristiano con quelli occhialini intellettuali alla Strel’nikov, il bolscevico del Dottor Zivago, porta la barra del timone sul massimalismo vecchio PCI, non per nascita o scelta di campo, ma per allontanare la sua barca il più distante possibile da quel guelfo, democristiano come lui, riformista di Renzi, il suo chiodo fisso, il suo incubo di quando era prigioniero a Chigi. Il PD lettiano vive una profonda sindrome di Stoccolma nei confronti di Renzi e di conseguenza del riformismo, decretandolo verbo infetto ed eretico.

Cosa comporterà ciò? Che la parte riformista, ha addirittura una corrente, Base riformista, si ricompatterà a Renzi e ad altre componenti centriste. Questione di tempo oltre che di feeling. Non solo sulla scelta del Presidente della Repubblica, ma soprattutto sul successore di Draghi. Che nello schema Renzi sarà un eletto PD riformista o presunto tale. Renzi ha lasciato truppe ed alleati nel PD ed è giunto il tempo di riprendersele.

Letta quindi favorisce questo gioco, sa che deve dimagrire per avere un partito finalmente tutto suo, in cui sarà l’amministratore delegato democristiano di un partito totalmente di sinistra. Forse Dossetti sarebbe contento, Andreatta non lo so, D’Alema sicuramente.

Nascerà forse sul nucleare la Cosa Letta, un po’ gretina per alcuni, certamente socialdemocratica, che si mangerà i 5stelle o parte di essi. Però farà finalmente chiarezza sull’ossimoro PD.

Così è se vi pare.

Giovanni Pizzo

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