La classe capovolta, “I ragazzi più stimolati a lavorare in gruppo” - QdS

La classe capovolta, “I ragazzi più stimolati a lavorare in gruppo”

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La classe capovolta, “I ragazzi più stimolati a lavorare in gruppo”

sabato 28 Novembre 2020 - 00:00
La classe capovolta, “I ragazzi più stimolati a lavorare in gruppo”

Il professore Salvatore Latone, referente del progetto sostenuto da Eni, traccia un bilancio della metodologia didattica “Flipped classroom”. “Abbiamo stimolato gli studenti a creare piccoli tutorial per montare un interruttore o un videocitofono”

Il referente del progetto sostenuto da Eni è il professore Salvatore Latone che ha curato e sperimentato con le proprie mani gli effetti positivi innestati nel gruppo classe grazie all’ausilio di nuove tecnologie e di una didattica più coinvolgente e vicina alle esigenze dei discenti.

Quali novità il progetto ha consentito di introdurre dal punto di vista didattico?
“Abbiamo fornito dispositivi agli allievi ed informatizzato le aule con Lim e Pc. Con queste attrezzature e la condivisione dei documenti si è potuta sfruttare la metodologia didattica conosciuta col nome di ‘Flipped classroom’ (classe capovolta) con l’insegnante che assegna un compito/incarico ai ragazzi e li lascia sperimentare da soli. L’insegnante diventa una sorta di tutor, accompagnatore e facilitatore del processo formativo. I ragazzi sono più stimolati a lavorare in gruppo e ad aiutarsi l’uno con l’altro, consentendo di valorizzare ciascuno per quelle che sono le proprie peculiarità. C’è da considerare che in un Istituto professionale l’attività pratica e di laboratorio è quella che deve generare il processo di apprendimento. Non dalla teoria alla pratica, ma dalla pratica sviluppare la teoria. Parliamo di ragazzi che vengono a scuola per imparare un mestiere”.

Qual è stato il ruolo di Eni all’interno del progetto?
“Eni non è stato il mero finanziatore del progetto, ci ha assistito nella formazione dei docenti che è estremamente importante. I docenti non sono nativi digitali come i ragazzi (che apprendono subito ad utilizzare un’app o un programma) e fanno fatica a volte ad andare alla velocità degli alunni. Eni è stata attenta alla formazione dei giovani e dei docenti. La continua formazione dei docenti potrebbe migliorare sempre di più il progetto”.

Ci racconta un aneddoto, un ricordo particolare che le sta a cuore, in riferimento a questo progetto, che ha fatto riflettere il corpo docenti sull’importanza di un approccio diverso alla tecnologia?
“Io insegno fisica e per far apprendere meglio alcuni concetti ai ragazzi abbiamo lavorato su una lezione in Rap per memorizzare meglio e rendere meno ostici e meno lontani dal loro mondo i concetti di fisica. Si tratta di un progetto sperimentale e cerchiamo di migliorarlo e mettere nuove idee giorno per giorno. Prima esistevano i libretti di istruzione cartacei (per esempio all’interno della scatola di un televisore nuovo), oggi si digita il modello dell’apparecchio online e c’è qualcuno che ha realizzato un tutorial. In tal senso, abbiamo stimolato i ragazzi a creare piccoli filmati per montare un interruttore, un videocitofono, per capire come si fa una pulizia dei denti: riteniamo che questa possa essere una metodologia vincente”.

Come si fa ad ottenere un crollo del tasso di abbandono dal 48% al 3% in cinque anni?
“Bisogna far interessare i ragazzi e impostare il progetto formativo in modo che sia meno noioso possibile e che sia finalizzato a comprendere dei concetti utili nel mondo del lavoro. Bisogna stimolarli a capire che è importante apprendere perché servirà in un futuro vicino e non lontano come, a volte, credono”.

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