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La sfida energetica: tra aumento consumi e contenimento delle emissioni nocive

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La sfida energetica: tra aumento consumi e contenimento delle emissioni nocive

sabato 01 Giugno 2019 - 00:00
La sfida energetica: tra aumento consumi  e contenimento delle emissioni nocive

Nel 2018 Eni ha lavorato 252.000 tonnellate di biomasse, trasformate in green diesel, green nafta e green Gpl. Le scelte Eni sono consapevoli, perchè assunte dopo aver analizzato l’impatto ambientale

GELA (CL) – Il settore energetico è chiamato a rispondere a una duplice sfida: soddisfare il crescente fabbisogno energetico di una popolazione crescente, garantendo un adeguato accesso all’energia e limitare le proprie emissioni in atmosfera, al fine di contribuire al processo di decarbonizzazione. Gli scenari Eni prevedono una domanda di energia in crescita a livello globale trainata dall’economia e dall’incremento demografico. In particolare, il petrolio continuerà fino al 2040 a soddisfare oltre il 50% del fabbisogno energetico; mentre il gas e le rinnovabili saranno le fonti con il più elevato tasso di crescita nei prossimi decenni.

Con lo sviluppo di fonti rinnovabili è possibile ridurre gli effetti prodotti dai cambiamenti climatici. Eni sta investendo parecchio sotto questo fronte. Con la creazione nel 2015 della Direzione energy solution, ha dato un forte impulso alla strategia di sviluppo del business delle energie rinnovabili e nel prossimo quadriennio prevede un impegno crescente nelle rinnovabili con un investimento di circa 1,4 miliardi di euro.

Coerentemente con il percorso di decarbonizzazione e lo sviluppo delle rinnovabili, già da alcuni anni, Eni ha affiancato al business tradizionale la produzione di green fuel attraverso la riconversione delle raffinerie tradizionali di Venezia e di Gela in bioraffinerie, utilizzando la tecnologia proprietaria Ecofining. La suddetta tecnologia consente la produzione Green diesel con elevate caratteristiche fisiche e prestazionali attraverso un processo di idrogenazione flessibile con diverse tipologie di materie prime di origine biologica (oli vegetali vergini, esausti e derivati da grassi animali).

Grazie alle iniziative intraprese in queste due sedi, si prevede di raggiungere una capacità di carica complessiva di oltre un milione di tonnellate già nel 2019. Nel 2018 sono state lavorate 252 mila tonnellate di biomasse che sono state trasformate in 174 mila tonnellate di green diesel, 32 mila di green nafta e 13 mila di green Gpl, con un risparmio emissivo di circa 450 mila tonnellate di CO2 rispetto a processi tradizionali.

L’attenzione alla sostenibilità della biomassa utilizzata è sempre prioritaria e ha portato alla definizione di una specifica policy. Per assicurare la sostenibilità delle proprie bioraffinerie e cogliere le opportunità legate all’aumento della quota di rinnovabili nei trasporti.

Inoltre, Eni ha sperimentato nel corso del 2018 una coltivazione di un genotipo autoctono di ricino in Tunisia, su terreni predesertici e non in competizione con le colture alimentari per dimostrare la sostenibilità ambientale e sociale di questa biomassa. Con la collaborazione del Dipartimento di Agricoltura dell’Università di Catania vengono sperimentate diverse tecniche colturali e di estrazione dell’olio da cui si genereranno due importanti sottoprodotti: il panello e i residui delle capsule e dei racemi, che possono trovare impiego come ammendante dei terreni e per la produzione di bio-etanolo avanzato. In una seconda fase, sarà avviata una coltivazione su larga scala che, data la vicinanza geografica, permetterà di alimentare la bio-raffineria di Gela.

In generale, Eni mette a punto strategie e piani di lavoro studiati dopo aver analizzato rischi e opportunità connessi ai cambiamenti climatici. In questo modo, è possibile assumere decisioni consapevoli, tenendo in adeguata considerazione i rischi attuali e prospettici, anche di medio e lungo termine, nell’ambito di una visione organica e complessiva.

Nel modello Eni, la valutazione dei rischi è svolta adottando metriche che considerano i potenziali impatti sia quantitativi (su utile netto o flussi di casa nonché su produzione) sia qualitativi (su ambiente, salute e sicurezza, sociale e reputazione). Si prevede una prioritizzazione dei rischi con l’utilizzo di matrici multidimensionali che consentono di ottenere il livello di rischio come combinazione di probabilità di accadimento e di impatto.

Nel 2017 Eni ha coinvolto 81 società controllate presenti in 28 Paesi, identificando circa 150 rischi, di cui 20 top risk, raggruppati in strategici, esterni e operativi. L’analisi del profilo di rischio è svolta anche nella prospettiva di lungo termine.

Grande importanza dà Eni alla promozione e diffusione della consapevolezza a tutti i livelli organizzativi: un’adeguata identificazione, valutazione e gestione dei rischi può infatti incidere sul raggiungimento degli obiettivi e sul valore dell’azienda.

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