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La svolta sostenibile dell’Italia al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza

redazione

La svolta sostenibile dell’Italia al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza

sabato 27 Marzo 2021 - 00:00

La Commissione europea ha stanziato 750 miliardi di euro per la ripresa, di cui circa 1/3 spetterà al nostro Paese

L’intera Unione europea si sta muovendo, con l’istituzione del Recovery Fund, in direzione del rilancio dell’economia, per uscire da una crisi senza precedenti, causata dalla pandemia di Covid-19, tornando così ad investire sullo sviluppo e sull’innovazione del futuro. La Commissione europea ha stanziato 750 miliardi di euro per la ripresa, di cui circa 1/3 spetterà al nostro Paese; tale somma corrisponde a 208 miliardi: 127 miliardi sono costituiti da prestiti e 81 da aiuti a fondo perduto.

Il 3 Marzo all’evento Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) il ministro Cingolani ha presentato il nuovo Pnrr, noto anche come Next Generation Eu, con i cluster dei progetti e l’allocazione delle risorse. Il nuovo programma, proposto ed approvato dal governo Draghi, si propone di sfruttare i pochi riscontri positivi ottenuti con l’attivazione del piano precedentemente elaborato dal governo Conte 2 e indirizzarli in una prospettiva rinnovata e diversificata.

Il Next Generation Eu, così come presentato alla conferenza, comprende: una valutazione del Piano di Ripresa e Resilienza, il programma di investimenti da presentare all’Unione Europea, la legge di bilancio del 2021 e un aggiornamento degli indicatori compositi europei rispetto all’Agenda 2030. Ai fini dell’attuazione di questo piano, Cingolani ha individuato un binomio fondamentale fra politica e transizione ecologica, che punta a studiare meglio i bilanci e i piani di sviluppo nella ricerca.

“Stiamo coinvolgendo tutti i ministeri perché gli sforzi non siano una somma verticale ma un impegno trasversale volto ad un cambiamento culturale”, ha dichiarato il ministro alla transizione ecologica; emergerà così una nuova immagine dell’Italia come punto di riferimento internazionale, grazie allo snellimento burocratico e alla rivalutazione delle eccellenze del nostro territorio.

Nel corso dei prossimi 5 anni verranno dilazionati 80 miliardi di euro per il compimento della “rivoluzione verde”, che si articola in quattro punti: centralità dell’accumulo dell’energia prodotta, digitalizzazione spinta delle reti di servizio, spinta sulla decarbonizzazione e innovazione del sistema produttivo, incrementando la competitività italiana. Questi progetti convergono verso un obiettivo comune che consiste nel mettere insieme produzione, distribuzione e storage.

Ad occuparsi di ciò sarà il ministero alla transizione ecologica (Mite), nato il 26 febbraio dall’unione del ministero dell’Ambiente con quello alle Infrastrutture e ai Trasporti e quello allo Sviluppo economico; la nuova carica è presieduta dal fisico e accademico Roberto Cingolani. Il ministero si occuperà di allineare la nostra nazione alla strategia del Green Deal Europeo, così da riuscire a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Il “cambiamento culturale” sembra però ancora lontano. I dati registrati dal sondaggio effettuato dal CATI-CAMI-CAWI su circa 800 italiani rivelano che: solo il 34% ritiene importante investire il denaro del Recovery Plan per la transizione verso l’economia verde, spiccano in cima alla lista sanità con il 75% e il 61% per istruzione e ricerca.

Elsa Meli
Miriam Disca
Gaetano Militello
Classe VCL – Ist. Leonardo Da Vinci-Niscemi

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