La Voce delle Donne, le armi in più contro la violenza di genere - QdS

La Voce delle Donne, le armi in più contro la violenza di genere

redazione

La Voce delle Donne, le armi in più contro la violenza di genere

giovedì 25 Novembre 2021 - 02:15

Cosa accade dopo la denuncia, Giustizia adesso più veloce nel tutelare le donne vittime di violenza: la nostra esperta ci spiega come. Quando la violenza è invisibile, la psicologa: “Riconoscere il trauma consente di uscire dal trauma”

“La Voce delle donne: una lotta per te stessa è una lotta per tutte”: con questo titolo, lo scorso 30 ottobre, il Quotidiano di Sicilia ha lanciato il suo nuovo e ambizioso progetto dedicato alle donne.

Un percorso verso la coscienza e la consapevolezza che vogliamo fare tenendo per mano tutte quelle donne che subiscono abusi ma che non hanno il coraggio di denunciare.

Abbiamo un’idea precisa di come cambiare le sorti di queste donne e trasformare la loro fragilità in forza: vogliamo spiegare loro quali strumenti lo Stato mette a loro disposizione per dire “Basta”, per voltare pagina. Parlare in modo sterile di violenza sulle donne, come molte testate purtroppo fanno puntualmente, non aiuta queste donne ad uscirne. Anzi, il racconto fine a sé stesso, che si concentra solo sui dettagli più macabri e sanguinosi,diventa addirittura pericoloso perché può dare vita a fenomeni di emulazione.

Dedicheremo questa seconda puntata, la cui pubblicazione coincide non a caso con la Giornata internazionale per la lotta alla violenza sulle donne, al Piano strategico nazionale di contrasto alla violenza di genere che si avvale adesso di un nuovo strumento: il Reddito di libertà.
Il contributo, che non potrà superare i 400 euro mensili, erogabili in un’unica soluzione per un massimo di 12 mesi, potrà essere richiesto da donne sole con figli minori a carico e in condizioni povertà, seguite nel percorso di recupero post violenza da centri antiviolenza riconosciuti dalla Regione di riferimento e dai servizi sociali e sarà finalizzato a sostenere in via prioritaria le spese per assicurare l’autonomia abitativa e personale e il percorso scolastico dei figli. Oltre alle vittime di abusi e violenza, il Reddito viene quindi riconosciuto anche alle donne che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità o povertà al fine di favorirne l’indipendenza economica e rimane comunque compatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di cittadinanza.

Le domande, che dovranno essere presentate all’Inps sulla base di un modello predisposto già disponibile sul sito, dovranno contenere la dichiarazione firmata del rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la richiedente, che ne attesti il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso, o la dichiarazione del servizio sociale professionale che confermi lo stato bisogno per la situazione straordinaria o urgente.

Il contributo verrà poi erogato entro il limite delle risorse assegnate a ciascuna Regione. In particolare, l’ammontare delle risorse pubbliche dipende dall’incidenza della popolazione femminile compresa tra i 18 e i 67 anni, per cui le quote maggiori andranno alla Lombardia (491.595 €), alla Campania (345.087 €), al Lazio (277.928 €), alla Sicilia (274.320 €) e al Veneto (238.055€ ). Per rendere più semplice la presentazione telematica delle domande all’Inps è stata inoltre creata una piattaforma di collegamento con i Comuni italiani che permetterà di inoltrare le richieste redatte.

Le risorse messe a disposizione sono contenute all’interno del Fondo per le Pari opportunità che a oggi, a seguito dell’incremento previsto dalla Legge di Bilancio, è di circa 32 milioni di euro per il biennio 2020-2022.
Tale Fondo, oltre ad assicurare la tutela delle donne vittime di violenza e sostenere misure di prevenzione nei confronti della violenza di genere, si pone come obiettivo anche il recupero e la formazione degli uomini autori di abusi.

Il dpcm del 17 dicembre 2020, che tra le altre cose definisce i criteri di ripartizione delle risorse, ha visto inoltre incrementare di altri 3 milioni di euro il fondo il questione. A tal proposito, ogni donna potrà presentare una sola domanda e l’Inps potrà revocare il contributo erogato qualora dovessero presentarsi elementi ostativi al mantenimento dello stesso.

“Il Reddito di libertà è operativo – ha scritto la ministra delle Pari opportunità, Elena Bonetti, sulla sua pagina Facebook -. Una misura di straordinaria importanza, che aiuta le donne vittime di violenza a intraprendere un percorso concreto di riappropriazione della propria libertà e della propria autonomia, una prospettiva di salvezza e di speranza. Il reddito di libertà è stato introdotto grazie a un emendamento a prima firma Lucia Annibali, alla quale sono profondamente grata per l’impegno profuso, e ha ottenuto di fatto una condivisione trasversale. Fa parte degli strumenti messi in campo nell’ambito del nuovo piano nazionale di contrasto alla violenza maschile contro le donne, nell’asse di promozione dell’autonomia e del protagonismo. Le donne non soltanto devono essere sostenute nella fase di denuncia ma sapere che non saranno lasciate sole e che per combattere la violenza economica mettiamo in campo anche misure di sostegno e di investimento come il reddito di libertà e il microcredito di libertà”.

di Valeria Arena, Maria Teresa Cultrera e Laura Monteleone

prossima uscita QdS.it giovedì 30/12
prossima uscita Qds carta venerdì 31/12

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