Le Stelle si sono spente, elezioni pareggiate non cambia nulla - QdS

Le Stelle si sono spente, elezioni pareggiate non cambia nulla

Carlo Alberto Tregua

Le Stelle si sono spente, elezioni pareggiate non cambia nulla

martedì 28 Gennaio 2020 - 00:00

E così le elezioni regionali di Emilia-Romagna e Calabria sono passate indenni per il Governo. Un sostanziale pareggio fra i contendenti (Governo e opposizione) che rinforza il primo e lo induce a continuare nella sua linea politica.
Questo non percorre la strada delle indispensabili riforme strutturali che servono al nostro Paese, perché usa i pannicelli caldi della distribuzione a pioggia delle risorse, che danno qualche lieve beneficio ad alcune categorie di cittadini, ma non attivano quei meccanismi di propulsione dell’economia attraverso i quali si genererebbero crescita e occupazione.
Ogni Regione ha una propria legge elettorale. In quella del Nord era previsto il voto disgiunto il che ha favorito il presidente uscente, Stefano Bonaccini, che ha ricevuto (presumibilmente) i voti delle sardine, quello dei Cinquestelle e di altri che gravitano in quell’area politica.
Diverso è stato il caso della Calabria, ove chi votava per il presidente dava il suo suffragio automaticamente alla lista, cioè il voto congiunto.

Vi è un altro elemento che va sottolineato: l’aumentata affluenza del 30% dei votanti in Emilia-Romagna (67%) e la bassa affluenza in Calabria, uguale a quella della tornata precedente intorno al 44%.
Ciò significa che in questa regione, arretrata economicamente, meno di un cittadino su due è andato a votare. Il che manifesta il loro disgusto verso una classe politica di tutti i colori che non è riuscita in 70 anni a fare decollare quella meravigliosa regione, piena di tesori e di storia.
Sembra una maledizione, ma non la è, il continuo declino delle regioni dell’estremo Sud, fanalino di coda in tutti gli indici economici-sociali e infrastrutturali delle regioni, frutto della insipienza e dell’incapacità delle diverse classi dirigenti (politica, burocratica e civile) egoiste e rattrappite su se stesse e sul proprio orticello, che non hanno prospettiva né la lungimiranza per guardare lontano attraverso progetti pluriennali di sviluppo.
La conseguenza di quanto precede è la mentalità accattona e mendicante di queste popolazioni meridionali le quali – seppur in stato di bisogno – non hanno la capacità di ribaltare il tavolo e diventare protagoniste del loro essere.
Dunque, nessun riflesso da queste elezioni per il Governo. Ovviamente Salvini ha mostrato soddisfazione per il buon risultato conseguito in una regione “nemica”, nella quale la Lega era presente con i decimali, e uguale soddisfazione per l’elezione di Jole Santelli a presidente della Calabria.
Il leader leghista ha ovviamente taciuto che a Nord la sua candidata, Lucia Borgonzoni, non è stata eletta mentre la neo presidente della Calabria non proviene dalle file della Lega bensì da quelle dell’ormai morente Forza Italia.
Salvini continuerà nella sua opposizione mediatica al Governo e, quasi certamente, metterà in atto una pressione ancora maggiore sui senatori della relativa coalizione per cercare di portarne via qualcuno.
Questo è il rischio maggiore di Giuseppe Conte: perdere pezzi al Senato; col che la maggioranza traballerebbe e addirittura potrebbe diventare minoranza. Se questo accadesse, per quel Governo si aprirebbe il baratro delle elezioni politiche perché con molta probabilità nessun’altra maggioranza sarebbe presente in Parlamento, a meno d’inglobare i senatori del Gruppo misto che diventa ogni giorno più numeroso.

In questo quadro si è celebrato il funerale del M5s, come dire che le Stelle si stanno spegnendo, ovvero si sono già spente. Il Movimento di Grillo ha portato a casa un misero 4,7% in Emilia e un altrettanto misero 6,2 % in Calabria.
Siamo convinti che alle prossime elezioni politiche, calendarizzate per la primavera del 2023, ma possibilmente prima, esso non supererà la percentuale ad una cifra.
I suoi elettori, fra cui chi scrive, hanno capito che il nuovo era effimero, che le promesse riforme sono evaporate, mentre sono rimasti attivi i perversi meccanismi dei No.
Per fortuna le condotte della Tap in Puglia ormai sono in fase di continua collocazione, i cantieri della Tav in Piemonte sono stati pienamente riattivati e le altre grandi opere messe in calendario.
Resta il vulnus della totale carenza di infrastrutture nel Sud e nelle Isole. Responsabilità non di oggi ma di decenni di insipienza.

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