Libia, domani all'alba a Mazara il comandante dell'Aliseo - QdS

Libia, domani all’alba a Mazara il comandante dell’Aliseo

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Libia, domani all’alba a Mazara il comandante dell’Aliseo

venerdì 07 Maggio 2021 - 07:35

La Libeccio ferma gli spari sul motopesca nella "guerra del pesce". Tre natanti mazaresi si trovavano nella zona libica nonostante le ammonizioni del Governo. Scontro anche tra Francia e Gran Bretagna

Sarà a casa per l’alba di domani Giuseppe Giacalone, il comandante del motopesca di Mazara del Vallo Aliseo ferito ieri al braccio nella “guerra del pesce”, in corso da anni nel Mediterraneo centrale, dai colpi d’arma da fuoco sparati da una motovedetta militare libica.

Per fortuna la Marina militare italiana è prontamente intervenuta con la fregata “Libeccio” in soccorso dei pescherecci mazaresi mitragliati.

C’erano infatti anche l’Artemide e il Nuovo Cosimo.

Un sequestro di 108 giorni

L’Aliseo sta adesso navigando verso Mazara alla velocità di circa 9-10 nodi all’ora dopo l’episodio che ieri ha rinfocolato le polemiche sul sequestro di due pescherecci sequestrati con l’equipaggio per ben 108 giorni dalle forze del generale Khalifa Haftar.

Ci volle un blitz diplomatico a Bengasi dell’allora premier Giuseppe Conte con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per sbloccare la situazione.

La dinamica del ferimento

“Colpi di avvertimento in aria per fermare imbarcazioni che avevano sconfinato nelle nostre acque territoriali”, ha dichiarato il commodoro Masoud Ibrahim Abdelsamad, portavoce della Marina libica. Ma a smentirlo è il dato inoppugnabile di quella ferita d’arma da fuoco provocata da spari ad altezza d’uomo.

La Marina Militare italiana, comunque, non ha potuto che confermare come le tre imbarcazioni mazaresi si trovassero “nella Zona di protezione di pesca libica” a 35 miglia a nord della costa di Al Khums.

Tratto di mare ad alto rischio

I tre motopesca mazaresi erano usciti per una lunga battuta di pesca del gambero rosso. La zona dove ieri è avvenuto l’abbordaggio da parte della motovedetta libica è particolarmente pescosa.

Un tratto di mare definito però “ad alto rischio” dalle nostre autorità, che nelle scorse settimane avevano ripetutamente ammonito comandanti e armatori di otto motopesca mazaresi che stazionavano in quelle zone.

Lo conferma l’assalto dell’unità militare libica, che non ha esitato ad aprire il fuoco, come era già avvenuto qualche giorno fa contro il “Michele Giacalone”.

L’allarme via radio

Ieri, a dare l’allarme via radio sono stati gli stessi marinai dei tre motopesca. Il figlio del comandante Giuseppe Giacalone, Alessandro, che è anche l’armatore, ha appreso che il padre era ferito ma senza sapere inizialmente quali fossero le sue condizioni. Solo dopo una telefonata satellitare con il fratello Giacomo, anche lui imbarcato ma su un altro peschereccio della società, l’ “Anna Madre”, ha potuto tirare un sospiro di sollievo: “Papà sta bene, è solo ferito lievemente a un braccio e alla testa da alcune schegge del vetro della cabina andato in frantumi. L’Aliseo sta facendo rientro a Mazara”.

A bordo del peschereccio, con sette uomini d’equipaggio, anche i militari italiani che hanno medicato il comandante.

Il Comandante, “Sto bene”

“Sto bene, non preoccuparti”.

Una telefonata di pochi minuti per rassicurare il figlio e confermare che presto sarà a Mazara del Vallo con tutto il suo equipaggio.

È arrivata a tarda notte la telefonata che il giovane armatore Alessandro Giacalone aspettava da ore.

Solo dopo le 23 ha avuto la possibilità di sentire suo padre Giuseppe, il comandante del peschereccio Aliseo rimasto ferito al braccio e alla testa ieri per i colpi d’arma da fuoco sparati da una motovedetta della Guardia Costiera libica.

“Pochissimi minuti trascorsi al telefono satellitare di bordo, durante i quali, dalla voce di mio papà, ho potuto constatare che stava bene e che era rimasto ferito solo lievemente”.

Colpi ad altezza d’uomo

“Mi ha riferito – ha aggiunto – che i colpi d’arma da fuoco sono stati sparati ad altezza d’uomo e la prova è il fatto che alcuni vetri della cabina di comando sono andati in frantumi e le schegge lo hanno colpito alla testa, mentre un proiettile lo ha ferito di striscio a un braccio”.

Tra i sette uomini dell’equipaggio, compreso il comandante, cinque sono italiani, due tunisini.

Giacalone, “soddisfatto del Governo”

“Sono soddisfatto dell’operato del Governo, perché subito si è arrivati a una soluzione, evitando il peggio”, ha commentato Alessandro Giacalone, rimasto in contatto tutto il pomeriggio con la Farnesina, la Capitaneria di porto di Mazara del Vallo e il fratello Giacomo.

Torna dunque a creare tensione l’annosa questione della Zona di pesca nazionale unilateralmente dichiarata dalla Libia a 62 miglia dalle proprie coste, in quelle che – secondo il diritto del mare – sono acque internazionali.

Quinci, trovare una soluzione

“O si trova una soluzione ha detto il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci – o i nostri pescatori saranno sempre più in pericolo. Questa situazione è oramai insostenibile, bisogna assumere delle decisioni”.

Ma quinci non propone soluzioni, se non generiche, come ha fatto anche il presidente della regione Nello Musumeci, che ieri a tarda sera ha diffuso un comunicato in cui attacca pesantemente il Governo nazionale.

Musumeci attacca il Governo Draghi

“Basta! Non ne possiamo più – si legge nella nota – di queste azioni di violenza delle motovedette libiche contro i nostri motopescherecci. Non è tollerabile che i pescatori siciliani debbano andare a lavorare nelle acque internazionali con l’incubo di finire arrestati, sequestrati o persino mitragliati, senza colpa alcuna”.

In realtà, come detto, i pescherecci si sarebbero trovati in acque libiche.

“Il Governo italiano – prosegue il comunicato di Musumeci – apra finalmente un confronto serio e risolutivo con Tripoli. Non vorrei pensare che per Roma la legittima tutela di interessi economici con la Libia debba fare dei pescatori siciliani una sorta di carne da macello”.

Guerra del pesce tra Francia e Gran Bretagna

Intanto, sui diritti di pesca, è scontro anche tra Francia e Gran Bretagna.

E’ in corso infatti una prova di forza navale tra i Transalpini e il Regno Unito sulla pesca nella Manica.

Prima c’è stata la protesta di una cinquantina di pescatori francesi per il rifiuto di Londra all’accesso nelle proprie acque di pesca e Parigi ha inviato due motovedette nelle acque antistanti l’isola di Jersey per rispondere a Londra che aveva inviato due navi da guerra.

Intanto l’Unione europea ha attaccato Londra, sostenendo che il Regno Unito “non rispetta le disposizioni dell’accordo” post Brexit.

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