Lotta a corruzione, in Sicilia paura e disillusione - QdS

Lotta a corruzione, in Sicilia paura e disillusione

Eleonora Fichera

Lotta a corruzione, in Sicilia paura e disillusione

martedì 16 Aprile 2019 - 00:00

PALERMO – Circa un siciliano su quattro (il 23%) ritiene che la corruzione sia qualcosa di “naturale e inevitabile”. A certificarlo è l’Istituto nazionale di statistica nella sua ultima indagine sul senso civico degli italiani. Complice, probabilmente, il continuo flusso di indagini e condanne che, sempre più spesso, incastrano i gestori della Cosa pubblica, la corruzione ha finito per diventare qualcosa di tanto diffuso da essere quasi accettato dai siciliani. Ad incrementare l’indifferenza della società civile contribuiscono paura e disillusione: il 33,8% degli isolani, infatti, considera inutile denunciare fenomeni di corruzione, il 51,4% ritiene invece che sia pericoloso. Davanti a questa desolante fotografia, quali strumenti mette in campo la nostra Amministrazione regionale per fronteggiare il dilagare del fenomeno corruttivo? Al di là del lavoro della Magistratura, infatti, alla base di tutto serve l’impegno degli amministratori locali. Mentre si discute dalla possibilità di adottare un codice etico, lo strumento principale, rimane il Piano triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza della Regione. Per avere un quadro completo del lavoro svolto dalla Regione abbiamo quindi voluto intervistare Emanuela Giuliano, responsabile Anticorruzione della Regione Sicilia.

A proposito di fenomeni corruttivi, nella relazione di inaugurazione dell’Anno giudiziario, la Corte dei Conti ha rilevato “un ingente flusso di segnalazioni nel 2018” ma dalle dichiarazioni della magistratura contabile sembrerebbe che siamo ancora molto lontani da un cambiamento di mentalità in Sicilia. Lei cosa ne pensa? Qualcosa sta cambiando anche alla luce delle numerose inchieste giudiziarie che tanto clamore mediatico hanno destato?
“Credo che, anche se lento, ci sia un progressivo miglioramento. Attenendosi agli stessi dati pubblicati nel Piano triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza della Regione Siciliana (Ptpct) 2019-2021, le cui informazioni provengono dagli archivi informatici delle Procure della Repubblica, si evince che rispetto ai dati riferibili all’anno precedente le quattro tipologie di reato (corruzione, concussione, abuso d’ufficio e peculato) in Sicilia subiscono una contrazione. L’andamento dei tassi specifici di criminalità nel periodo 2012 -2016, mette in evidenza una generale minore diffusione dei fenomeni corruttivi in Sicilia rispetto alla media delle regioni meridionali e talvolta anche rispetto alla situazione nazionale.
È evidente che, trattandosi di processi lenti, occorrono alcuni anni affinché possa apprezzarsi l’efficacia nel tempo degli strumenti atti a prevenire i rischi corruttivi”
L’abbiamo intervistata lo scorso mese di settembre, quali nuove iniziative ha promosso la Regione Siciliana in questi mesi per contrastare la corruzione?
“Premesso che nel Piano di ogni amministrazione devono essere previsti un’analisi del rischio di corruzione e i rimedi organizzativi posti in essere per prevenirli, l’iniziativa più importante indicata nel nuovo Ptpct 2019/2021 della Regione Siciliana è consistita nella previsione dell’ampliamento delle c.d. aree di rischio corruzione partendo dalla ricognizione di tutti i processi amministrativi dell’amministrazione elaborati già nel 2018 da ciascun ufficio regionale.La limitazione alle 4 aree di rischio individuate dalla legge 190/2012 (c.d. legge Severino) rischiava infatti di non cogliere tutte le specificità di una struttura organizzativa complessa, con competenze particolarmente numerose e diversificate, come quella della Regione Siciliana.
Si è quindi ritenuto necessario adeguare la mappatura alle integrazioni successivamente inserite nel Piano Nazionale Anticorruzione, programmandone la revisione sulla base di 11 aree di rischio ricavate, rispettivamente, dal Pna; dalle analisi di eventuali casi giudiziari e di altri passati episodi di corruzione o cattiva gestione; da notizie fornite dai responsabili degli uffici o dai portatori di interesse esterni; dalla valutazione di aree di rischio già identificate da enti similari; dalla mappatura dei processi che si svolgono nelle amministrazioni .Dalla nuova e più articolata mappatura delle aree di rischio ci si aspetta quindi di potere più agevolmente calibrare le specifiche misure atte a presidiare ciascun processo amministrativo dell’amministrazione regionale”.
Affondo della Corte dei Conti al Governo Lega-M5s: la magistratura contabile lamenta l’assenza di interventi significativi a livello legislativo. Lei è d’accordo? Cosa pensa della nuova legge spazzacorrotti?
“Ritengo non competa ad una figura tecnica come il Rpct esprimere giudizi che possano sconfinare in valutazioni politi-che. In ogni caso qualunque misura atta ad incrementare i livelli di prevenzione della corruzione, inclusa la maggiore trasparenza – che rappresenta uno degli assi portanti della politica anticorruzione- è da valutare positivamente tenendo sempre presente che la relativa efficacia andrà misurata nel tempo”.

Eleonora Fichera

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