Luigi Di Maio, il nuovo S. Francesco dei poveri - QdS

Luigi Di Maio, il nuovo S. Francesco dei poveri

Carlo Alberto Tregua

Luigi Di Maio, il nuovo S. Francesco dei poveri

giovedì 30 Maggio 2019 - 11:28

Imitazione degli 80 euro di Renzi

Luigi Di Maio ha preso una sonora batosta dal suo elettorato, parte del quale è migrato nella Lega, un’altra piccolissima parte verso il Pd e il grosso non ha votato il suo Movimento.
Tuttavia è riuscito a mantenere la leadership nelle due circoscrizioni, quella del Sud e l’altra delle due Isole maggiori. Come mai? Una valutazione attendibile riguarda il fatto che è riuscito nella impresa non facile di fare accreditare sulle carte di credito dei percettori del Reddito di cittadinanza (Rdc) i primi soldi. Centinaia di migliaia di persone hanno così ricevuto l’indennità e probabilmente per gratitudine hanno ripagato il loro benefattore con il voto.
Si è trattato di uno scambio legale, ma pur sempre di uno scambio perché non si vota per riconoscenza, bensì perché il cittadino approva il progetto del proponente politico, un progetto di crescita e di benessere per tutta la collettività e non per una piccola porzione di essa. Di Maio come San Francesco, diffusore della povertà.


Francesco d’Assisi (1181-1226) trascorse la sua giovinezza in serena e spensierata dissipazione e in armi difese la sua città contro Perugia.
La sua conversione avvenne davanti al crocifisso della chiesa di San Damiano, ai piedi del Subasio (autunno 1206). Si spogliò persino degli abiti che indossava, affermando addirittura che allora non avrebbe più invocato il padre Pietro, ma il “Padre nostro che è nei Cieli”.
Era un assertore della povertà che distribuiva agli altri poveri. Parlava agli uccelli e gioiva del Creato.
Ai nostri giorni, il novello San Francesco sembra essere Luigi Di Maio, che ha scoperto la povertà di una vasta parte della popolazione (dice 5 milioni di cittadini, ma in effetti non superano il milione), alla quale ha inteso erogare un sussidio chiamato “Reddito di cittadinanza”.
Di Maio ha imitato un presidente del Consiglio della precedente legislatura, Matteo Renzi, che ebbe la stessa pensata e cioè distribuire 80 euro ad ogni dipendente che percepiva meno di 1.500 euro al mese, per un ammontare complessivo di 10 miliardi.
La distribuzione delle ricchezze ai meno abbienti è sacrosanta, ma bisogna evitare di dissipare somme a chi non è in quelle condizioni.

Ai nostri giorni si deve distribuire la ricchezza, non la povertà. Ecco qual è la profonda differenza tra il pensiero di Di Maio e quello di San Francesco (mi scuso per l’accostamento).
Per distribuire la ricchezza bisogna produrla. Non si può pensare di dare ai bisognosi risorse firmando cambiali che pagheranno le future generazioni. È un atto criminogeno perché ipoteca il futuro di chi verrà dopo e cioè di chi troverà una montagna di debiti da pagare e non dovrà pensare a sua volta al proprio futuro: 2.358 miliardi equivalgono a 39.300 euro a carico di ognuno dei 60 milioni dei cittadini, nascenti e vecchi compresi.
È questa una responsabilità della Classe dirigente, burocratica, politica e civile che ha continuamente indebitato il Paese e sovraccaricato chi è arrivato e chi verrà dopo.
Di Maio e Salvini hanno inserito nella legge di bilancio 2019 all’incirca 14 miliardi da destinare alle loro bandiere: Quota 100 e Rdc.


Con una serie di trucchi sono riusciti a spostare in avanti l’erogazione delle somme cosicché alla fine di quest’anno riusciranno a spendere 4 o 5 miliardi (le due misure solo nel 2020 entreranno a regime).
Hanno creato qualche beneficio? Non sembra perché la crescita del Pil continua ad essere piatta e non vi sono nuove assunzioni in quantità significativa, relative ai posti che si sono liberati con l’uscita dei giovani pensionati.
Se i 15 miliardi fossero stati destinati a investimenti avrebbero prodotto aumento del Pil e probabilmente nuovo lavoro nella misura di circa 10 mila opportunità per miliardo, cioè 150 mila posti di lavoro.
L’accostamento di Di Maio a San Francesco non vi sembri irriverente, ma vuole marcare le distanze tra chi della povertà faceva la sua missione e chi, invece, non ritiene di essere al servizio del Paese, facendolo sviluppare e crescere.
Cosa succederà nelle prossime settimane? Non è facile da prevedere. Certo, i mercati non staranno in silenzio ed hanno cominciato ad agire lentamente. Ma temiamo che vi sarà un’accelerazione.

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