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Mafia, traffico di droga con le ambulanze tra Messina e Pescara

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Mafia, traffico di droga con le ambulanze tra Messina e Pescara

venerdì 18 Giugno 2021 - 07:14

L'organizzazione era guidata da un pregiudicato vicino al clan mafioso messinese Spartà e da due catanesi vicini alla cosca mafiosa Santapaola-Ercolano. Ordine di custodia cautelare per otto persone

Militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Messina, con la collaborazione dello Scico di Roma, su disposizione della Procura della Repubblica peloritana guidata da Maurizio de Lucia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone indagate a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’inchiesta ha portato alla scoperta di un’organizzazione criminale che operava tra Messina e Catania, con propaggini a Roma e a Pescara, e che commerciava grossi quantitativi di droga.

Sequestrati oltre 65 chili di marijuana.

Nonostante le restrizioni previste durante il periodo del lockdown, quando a tutti era precluso qualsiasi spostamento nelle “zone rosse”, gli indagati si muovevano trasportando e distribuendo importanti partite di droga su ambulanze che attraversavano le vie delle città indisturbate vista l’emergenza Covid.

Clan messinesi e catanesi

A capo della banda c’erano un pregiudicato vicino al clan mafioso messinese Spartà e due catanesi vicini alla cosca mafiosa Santapaola-Ercolano.

L’organizzazione poteva contare anche su corrieri che curavano l’approvvigionamento e la distribuzione, in Abruzzo e Sicilia, delle partite di stupefacenti, principalmente marijuana.

La merce era fornita da un pregiudicato di origini messinesi residente a Roma.

Le indagini della Dda

Le indagini svolte, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e consistite in intercettazioni telefoniche, ambientali e attività di polizia giudiziaria, hanno consentito di ricostruire tutte le fasi del traffico: dalla pianificazione dell’approvvigionamento al trasferimento di tre carichi di sostanze stupefacenti, uno dei quali destinato a Pescara e due in Sicilia.

Ricostruita la consegna di un primo carico di circa 25 chili di droga destinata a Pescara a un componente del noto clan rom degli Spinelli.

La partita era stata procurata da due siciliani e trasportata dai corrieri dell’organizzazione criminale. Un secondo carico, di circa 30 chili di marijuana è stato fatto arrivare a Messina.

Droga trasportata in ambulanza

In entrambe le occasioni, per il trasporto dei due carichi di droga per eludere i controlli di polizia, intensificati dalle misure restrittive per l’epidemia da Covid 19, l’organizzazione utilizzava l’ambulanza di una onlus messinese.

Per il secondo carico, non avendo notizie del corriere e ipotizzando che fosse fuggito con la merce, i componenti della banda hanno pensato a un’azione sanguinaria nei confronti dei familiari: “Ci ammazziamo la famiglia direttamente…saliamo e la scotoliamo”, dicevano non sapendo di essere intercettati.

“Gli ammazziamo la mamma”

“Che gli sia passato per la testa che si poteva vendere quel coso e se ne scappa con i soldi….gli ammazziamo la mamma, la sorella, i figli, la moglie…che ha figli…moglie?…Che ha?….Gli sequestriamo la famiglia qua..”, si sente nelle intercettazioni.

Una quindicina di giorni dopo i narcotrafficanti siciliani hanno organizzato un terzo carico, di circa 35 chili di marijuana, sempre da recapitare in Sicilia e poi sequestrato dagli inquirenti allo sbarco dello scalo commerciale di Tremestieri, a Messina.

Le relazioni tra clan

Le indagini, oltre ad aver scoperto un grosso traffico di droga sull’asse Roma-Pescara-Messina, hanno l’importante risvolto di aver documentato un consolidato collegamento criminale fra il noto clan pescarese Spinelli (imparentato con i clan romani dei Casamonica e degli Spada che, dagli anni 90 ad oggi, sono balzati agli onori della cronaca per i collegamenti con diverse organizzazioni criminali per il traffico di droga) ed esponenti dei clan siciliani.

Alcuni componenti della banda erano già stati coinvolti in rapine in trasferta, nel nord Italia.

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