Mattarella, forte richiamo ai valori - QdS

Mattarella, forte richiamo ai valori

Carlo Alberto Tregua

Mattarella, forte richiamo ai valori

martedì 08 Febbraio 2022 - 05:00

Cinquantacinque applausi

Secondo un recente sondaggio, Sergio Mattarella, che ha appena giurato come successore di se stesso, ha il sessantacinque per cento di fiducia da parte degli italiani; è seguito da Mario Draghi, con il cinquantatre per cento, e, molto alla lontana, da un Capo partito, Giorgia Meloni, con il trentotto per cento. Il che spiega il forte astensionismo durante le votazioni (nelle elezioni suppletive al Parlamento, nel quartiere Parioli di Roma) alle quali ha votato poco più di un decimo dei cittadini.

Si è verificata una frattura fra il Popolo e coloro che dovrebbero rappresentarlo, dimostrata anche dal bailamme in occasione delle elezioni presidenziali.
L’avere confluito tutti sul Presidente uscente dimostra ancor più un punto di debolezza, sostituito da un punto di forza rappresentato dal Neoeletto.
Con questa visione della vicenda si spiegano i cinquantacinque applausi che hanno accompagnato il discorso di Mattarella, il quale a malapena riusciva a comunicare una o due frasi senza essere interrotto.

Il discorso che abbiamo ascoltato era molto buono, perché ha toccato quasi tutti i problemi che affliggono il nostro Paese.
Ci interessa sottolineare il clou dello stesso e cioé il forte richiamo ai valori come dignità, rispetto, doveri e anche diritti. Giurare fedeltà alla Costituzione significa attuarla per intero, soprattutto per i valori che essa esprime. Così dovrebbero agire i parlamentari, nonché i dirigenti e dipendenti pubblici. Ma non sempre questo accade.

Mattarella si è dimostrato un ottimo direttore d’orchestra, pur senza travalicare il proprio ruolo costituzionale, ma di fatto ha elencato tutto ciò di cui ha bisogno il Paese per modernizzarsi, redistribuire la ricchezza, creare valore, senza peraltro indicare specificatamente i provvedimenti da prendere per potere raggiungere questi risultati.

La nostra non è una Repubblica presidenziale, bensì parlamentare. Ciò significa che l’Esecutivo governa su indicazione e con una maggioranza espressa dal Parlamento. Il Presidente della Repubblica, nella fase delle consultazioni, ha il compito di coordinare le richieste che gli provengono dai gruppi parlamentari e cercare di sciogliere il bandolo della matassa, mettendo insieme una maggioranza.
Nonostante ciò, il Presidente ha fatto un discorso programmatico, quasi fosse stato eletto direttamente dal Popolo. Quando un ambiente è vuoto, non resta vuoto. Qualcosa lo riempie. Ecco che, nonostante i limiti della Costituzione, le indicazioni presidenziali abbastanza nette lo hanno riempito. Il che dimostra che il Nostro, dietro l’apparenza di uomo mite, ha un carattere forte che sa quale strada percorrere e come percorrerla.

C’è un bravo Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che non si fa condizionare dai Capi partito che esprimono la sua maggioranza, con la conseguenza che il tandem Mattarella-Draghi può funzionare molto bene, almeno per quest’anno, nel quale bisogna fare oltre cento riforme, le cui prime quattro – lo vogliamo ricordare per l’ennesima volta – sono: Giustizia, Fisco, Concorrenza e Pubblica amministrazione.
Tali riforme sono essenziali e propedeutiche per ottenere i finanziamenti sui progetti che dovranno essere inviati alla Commissione europea, la quale li finanzierà dopo i relativi controlli.

Questo è un anno in cui non si potranno evitare le fibrillazioni, perché precede le elezioni di aprile o maggio 2023. Ma riteniamo che nessuno dei partiti che forma l’attuale maggioranza abbia interesse a mettere in crisi l’accordo. Di conseguenza, fra i vari mugugni, il premier Draghi può andare dritto per la sua strada che è quella di assicurare al Paese creazione di valore, occupazione e riforme sociali.
La creazione di valore si può ottenere mettendo in moto l’intera ruota economica, anche in conseguenza dell’esecuzione di progetti che, una volta approvati dalla Commissione europea, saranno regolarmente finanziati.

E qui – lo ricordiamo ancora una volta – interviene la necessità di rendere funzionale tutta la Pubblica amministrazione, pur con le modeste competenze che possiede, senza di che i progetti non si potranno compilare e le riforme non potranno essere efficaci.

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