Gregoretti, il Senato manda a processo l'ex ministro Salvini - QdS

Gregoretti, il Senato manda a processo l’ex ministro Salvini

redazione web

Gregoretti, il Senato manda a processo l’ex ministro Salvini

mercoledì 12 Febbraio 2020 - 18:57
Gregoretti, il Senato manda a processo l’ex ministro Salvini

Sì alla richiesta di autorizzazione a procedere per sequestro di persona per i caso dei 131 migranti confinati sulla nave militare l'estate scorsa. La Lega non ha partecipato al voto. Le gaffes istituzionali dell'ex ministro dell'Interno

L’aula del Senato, bocciando l’ordine del giorno presentato da Forza Italia e Fratelli d’Italia in cui si chiedeva di non mandare sotto processo il capo della Lega Nord – ribaltando così il voto della Giunta delle immunità del venti gennaio scorso – ha di fatto accolto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso Gregoretti.

L’Aula ha respinto l’ordine del giorno con 76 voti favorevoli, 152 contrari e nessun astenuto. La Lega non ha partecipato al voto, uscendo dall’Aula.

La seduta aveva preso il via alle 9,30 di stamattina, con un fuoco di fila di interventi della destra a favore di Salvini, al quale il Tribunale del ministri di Catania contestava l’ipotesi di sequestro di persona per i 131 migranti, rimasti per sei giorni sulla nave militare prima dello sbarco ad Augusta il 31 luglio del 2019.

Il voto del Senato, pur evidente già dopo le prime votazioni, è stato però ufficializzato in serata perché le urne sono rimaste aperte fino alle 19 per lasciare il tempo a tutti di esprimersi.

I cambiamenti di idea della destra sul caso Gregoretti

Sul caso Gregoretti, la destra ha cambiato idea più volte: l’ordine del giorno di oggi è venuto dopo che a votare per processare Salvini nella Giunta per le autorizzazioni a procedere era stata la Lega, che oggi invece è uscita dall’aula senza votare.

Va ricordato che, per le polemiche sull’imposizione di una data precedente alle elezioni regionali da parte del presidente della Giunta Maurizio Gasparri e della presidente del Senato Elisabetta Casellati, la maggioranza non si era presentata in Giunta.

A sancire l’autorizzazione a procedere per Salvini era stata dunque la Lega Nord, visto che Forza Italia e FdI si pronunciarono a favore del no.

Salvini, “orgoglioso”, ma c’è il nodo incandidabilità

“Lo sapevo – ha commentato Salvini non appena l’esito delle votazioni è stato evidente – e sono assolutamente tranquillo e orgoglioso di quello che ho fatto. Ho giurato sulla Costituzione, che prevede che difendere la patria è dovere di ogni cittadino. Io ho difeso l’Italia. E lo rifarò appena tornato al governo”.

Ma per tornare al governo Salvini dovrebbe essere rieletto, ma se venisse condannato, dopo il via libera del Senato al processo, diventerebbe incandidabile.

“Non sono preoccupato” ha risposto il capo della Lega Nord, scuotendo ripetutamente la testa.

Ora Salvini è “orgoglioso del 99% dei magistrati”

Decisamente diversi rispetto a prima dell’autorizzazione a procedere, quando si era lanciato in attacchi frontali a una magistratura “cattiva” che perseguiva lui e non “i delinquenti”, le dichiarazioni di Salvini sui giudici.

“Io sono orgoglioso – ha detto – del lavoro del 99% dei magistrati italiani che fanno liberamente il loro lavoro senza portare la politica in tribunale”.

“Io ho difeso l’Italia, essere processato per questo – ha aggiunto – …ma piena e totale fiducia nella magistratura”.

Grasso, Salvini si sentiva intoccabile

Pietro Grasso di Leu, ha detto: “I fatti, più forti della propaganda ci dicono in maniera inequivocabile che Salvini si sentiva intoccabile e che l’unico obiettivo che aveva era spaventare l’Ue con un ricatto e sbattendo i pugni. Per farlo era disposto a negare i diritti fondamentali di 131 esseri umani”.

Meloni, “un ministro non può lavorare?”

Di parere opposto la leader di FdI Giorgia Meloni, che ha ascoltato Salvini dalla Tribuna del Senato “per esprimere solidarietà”.

“Se passa il principio – ha detto – che un ministro non può fare il suo lavoro, è finita la democrazia”

La gaffe istituzionale di Salvini, “governo assente in Aula”

Evidentemente nervoso, il capo della Lega Nord è caduto in una delle sue gaffes istituzionali e in un tweet ha scritto: “Vogliono mandare Salvini a processo. Governo assente!”, allegando una foto degli scranni del governo vuoti durante la discussione del caso Gregoretti, e commentando: “Che pena, senza vergogna…”.

La precisazione della Casellati e le urla, “Salvini, studia!”

La presidente Elisabetta Alberti Casellati, di Forza Italia, più volte sollecitata dai leghisti, è stata costretta a spiegare che “Non era prevista la presenza del governo”, mentre dai banchi del Pd partivano le urla: “Salvini, studia!”.

“Salvini e il rispetto per le istituzioni – ha commentato il senatore del M5s Gianluca Castaldi – sono due rette parallele che non si incontrano mai e anche oggi ha detto una sciocchezza costruendo una polemica senza fondamento. Durante il dibattito sul caso Gregoretti i banchi del governo erano vuoti per il rispetto che l’esecutivo deve al Senato per un atto di competenza esclusiva del Parlamento. Io come altri esponenti del governo eravamo presenti in aula ma seduti sui nostri banchi da senatori, perché questo era oggi il nostro dovere. Salvini invece confonde i ministeri e le camere con il palco di un perenne comizio elettorale”.

La fuga di Salvini e della Lega Nord

Poi, intorno alle 14, la fuga di Salvini e della Lega Nord: “Facciamo decidere a un giudice, usciamo da quest’aula e facciamo decidere a lui. Ormai il re è nudo, potete andare avanti qualche mese o settimana ma in democrazia il giudizio lo dà il popolo. Non ne posso più di passare per criminale, c’è un limite a tutto”.

Crimi, il capo del Carroccio in stato confusionale

Durissimo il commento del capo politico del M5s Vito Crimi sul blog delle Stelle: “Da mesi il capo della Lega vive in uno stato confusionale, è evidente. Basta ricostruire le sue dichiarazioni: prima rivendica di essere stato lui a decidere sul caso Gregoretti, poi grida al complotto, affermando che si è trattato di un’azione promossa da tutto il governo. Prima dice di volersi far processare, poi non vuole più, poi vuole di nuovo. Ha cambiato idea talmente tante volte che è impossibile capire come la pensi veramente”.

“Quello della Gregoretti – si legge ancora – è diventato un “caso” per un suo capriccio, una sua esclusiva e personale forzatura: semplicemente voleva orientare il tema immigrazione sul blocco, nonostante fossero stati già compiuti tutti i passi necessari per procedere alla redistribuzione dei migranti…l’Europa … non aveva bisogno di inutili prove di forza, quale è stata, a tutti gli effetti, la vicenda Gregoretti: …un membro delle Istituzioni ha utilizzato il suo ruolo a fini di propaganda, di speculazione politica di parte e al contempo a fini personalistici”.

M5s, la difesa del Paese è una cosa seria, Salvini è tragicomico

“La difesa del Paese e dei confini nazionali è una cosa seria – hanno commentato i senatori del M5s della commissione Difesa – e Salvini non si permetta di ergersi a difensore della Patria per aver sequestrato la Gregoretti. Da quale minaccia avrebbe difeso il Paese? Da una nave militare italiana? Da un pugno di naufraghi disperati? Se non fosse tragico sarebbe comico”.

SCHEDA

Dal soccorso all’inchiesta, i giorni della Gregoretti

“Abusando dei poteri” da ministro dell’Interno avrebbe “privato della libertà personale i 131 migranti bloccati a bordo di nave Gregoretti Guardia Costiera italiana dalle 00:35 del ventisette luglio 2019 fino al pomeriggio del trentuno luglio” successivo, quando è giunta l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Augusta, nel Siracusano.

Questa l’accusa contestata dal Tribunale dei ministri di Catania a Matteo Salvini nel chiederne l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona.

La storia nasce nel mare Mediterraneo alla fine di luglio dello scorso anno dopo due interventi di soccorso compiuti da un’imbarcazione della Guardia costiera e da una della Guardia di finanza.

I migranti sono imbarcati sulla Gregoretti che si dirige prima a Lampedusa, poi a Catania, dove il ventisette luglio vengono sbarcati una donna incinta, il marito e i loro due figli, e dove, secondo l’accusa, è iniziata la commissione del reato, e infine Augusta.

Davanti al porto del Siracusano i primi a scendere, il ventinove luglio, sono stati sedici ragazzi, dopo l’intervento del Tribunale per i minorenni di Catania.

Il trenta luglio la Procura di Siracusa dispone un’ispezione sanitaria a bordo che rilevava come, tra i centosedici ancora sulla nave, ci sono ventinove persone affette da scabbia.

Il giorno dopo dal Viminale, a chiusura di una trattativa con cinque Paesi europei e il Vaticano per la redistribuzione delle persone soccorse, arriva l’autorizzazione allo sbarco: i migranti sono portati nell’hot spot di Pozzallo (Ragusa), in attesa di essere trasferiti nelle sedi assegnate.

Sui tempi dello sbarco diverse associazioni presentano denunce alla Procura di Siracusa che le gira per competenza a quella Distrettuale di Catania.

Nel capoluogo etneo viene aperto un fascicolo e viene indagato l’allora ministro del’Interno, Matteo Salvini.

Per lui la Procura – come già aveva fatto per il caso Diciotti – chiede al Tribunale dei ministri di Catania l’archiviazione. Tesi non condivisa dal Tribunale dei ministri che ha poi contestato a Salvini anche di avere “”determinato consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale” dei migranti “costretti a rimanere in condizioni psicofisiche critiche” sulla Gregoretti. Salvini, per l’accusa, avrebbe “violato le convenzioni internazionali di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali” e per questo gli ha contestato il “sequestro di persona aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale, con abuso di potere, e in danno anche di minorenni”.

Il Tribunale dei ministri di Catania è lo stesso che il 24 gennaio 2019 chiese al Senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini per il ritardo di 5 giorni, dal 20 al 25 agosto del 2018, nello sbarco di 177 migranti dalla nave Diciotti nel capoluogo etneo.

Ma Palazzo Madama in quel caso bocciò la richiesta in Aula, dove però la maggioranza nel frattempo è cambiata.

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