Personale sanitario contagiato da Coronavirus, è infortunio sul lavoro - QdS

Personale sanitario contagiato da Coronavirus, è infortunio sul lavoro

Antonino Lo Re

Personale sanitario contagiato da Coronavirus, è infortunio sul lavoro

giovedì 26 Marzo 2020 - 00:00
Personale sanitario contagiato da Coronavirus, è infortunio sul lavoro

A dare chiarimenti è l'Inail in una nota diramata alle sue strutture territoriali. Sarà necessaria la denuncia dell'azienda sanitaria locale o della struttura ospedaliera privata

ROMA – L’Italia è in piena emergenza Coronavirus, con medici, infermieri e personale sanitario in prima linea a fronteggiare la pandemia. In queste settimane si sono verificati numerosi casi di contagio a professionisti sanitari e in molti si sono chiesti come equiparare la malattia-infortunio da Covid-19.

Sulla questione si è pronunciata l’Inail, affermando che i contagi da nuovo Coronavirus di medici, infermieri e altri operatori dipendenti del Servizio sanitario nazionale e di qualsiasi altra struttura sanitaria pubblica o privata assicurata con l’istituto, avvenuti nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa, sono tutelati a tutti gli effetti come infortuni sul lavoro.

La nota è stata diramata dall’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro alle sue strutture territoriali. Il chiarimento dell’istituto assicurativo accoglie le indicazioni contenute nell’articolo 41 del decreto Cura Italia ed è in linea con l’indirizzo vigente in materia di trattamento di malattie infettive e parassitari. Dunque, il Covid-19 è stato ricondotto nell’ambito delle affezioni morbose inquadrate come infortuni sul lavoro e tale collocamento sarà disposto nel caso in cui l’operatore abbia contratto il virus nell’ambiente di lavoro oppure per causa determinata dallo svolgimento dell’attività lavorativa.

Sono tutelati, inoltre, anche i casi di contagio da Covid-19 avvenuti nel percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro, che si configurano quindi come infortuni in itinere.

Per quel che concerne la procedura, l’azienda sanitaria locale o la struttura ospedaliera/sanitaria privata, in qualità di datori di lavoro pubblico o privato, dovranno effettuare la denuncia, così come per gli altri infortuni, ai sensi l’articolo 53 del Dpr 1124/1965.

In seguito, sarà necessario l’intervento del medico certificatore per la trasmissione all’Inail del certificato d’infortunio. A tal proposito, vi è l’opportunità di valutare nei confronti dell’infortunato sia le modalità di trasmissione che di redazione del certificato, avendo cura di accertarne principalmente la provenienza.

Ai fini amministrativi l’Inail procederà alla tutela a partire dalla data di attestazione dell’avvenuto contagio che sarà resa disponibile dal tampone effettuato dalle autorità sanitarie. Con il riconoscimento dell’infortunio, la tutela coprirà l’infortunato dell’astensione dal lavoro dovuta a quarantena o isolamento domiciliare per l’intero periodo e quello eventualmente successivo, dovuto a prolungamento di malattia che determini una inabilità temporanea assoluta.

Inquadramento che in questo periodo storico si rivela di grande importanza per il personale sanitario. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), dall’inizio dell’epidemia sono 4.824 i professionisti sanitari contagiati dal Coronavirus, pari al 9% del totale delle persone che hanno contratto l’infezione, una percentuale più che doppia rispetto a quella cinese dello studio pubblicato su Jama (3,8%). Secondo quanto si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) al 23 marzo sarebbero 19 il numero di medici in attività deceduti a causa del Covid-19.

Twitter: @AntoninoLoRe

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