Pnrr, i progetti per la rete idrica a rischio - QdS

Pnrr, i progetti per la rete idrica a rischio

Gabriele DAmico

Pnrr, i progetti per la rete idrica a rischio

venerdì 08 Ottobre 2021 - 03:00

Ecco gli interventi urgenti da regolarizzare entro novembre, pena la perdita di 440 milioni di euro

Il mancato finanziamento con il Pnrr dei progetti siciliani per il miglioramento delle infrastrutture irrigue ha aperto un dilemma storico per la Regione: si tratta di “recidiva ostilità di Roma nei confronti dell’agricoltura siciliana”, come sostiene l’assessore al ramo, Toni Scilla, oppure di “totale incapacità di chi ci governa e della macchina burocratica che dirige”, come sostiene il capogruppo del M5s all’Ars Giovanni Di Caro?

La risposta al dilemma arriva puntuale dal ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, in seguito ad una interrogazione parlamentare. “Mi spiace – ha dichiarato – che qualcuno fuori da quest’aula abbia voluto portare su un piano politico una cosa che è meramente tecnica. Ci sono 23 criteri che dovevano essere tutti soddisfatti per potere ammettere i progetti. Nessuno dei 32 presentati dalla Sicilia è risultato ammissibile per motivi meramente tecnici”.

Una dichiarazione che mette nero su bianco l’inefficienza dei dirigenti regionali (non tutti, certo) e l’incapacità della Giunta Musumeci di assumersi le responsabilità dei propri fallimenti. Incapacità resa ancora più evidente dal fatto che uno dei progetti presentati era già stato finanziato, mentre 17 presentavano una durata di intervento e realizzazione delle opere oltre i 30 mesi, limite massimo da rispettare nell’ambito dei progetti all’interno del Pnrr.

“Dopo avere condiviso con le regioni i criteri di ammissibilità – ha inoltre ricordato Patuanelli – abbiamo attivato anche un help desk per aiutare ed evitare la commissione di errori materiali. Alcuni errori materiali sono però stati fatti. Su questo siamo disponibili a mediare, ma nel rispetto di chi ha fatto le cose in modo corretto”. Ciò significa che se l’assessorato regionale all’Agricoltura sistemerà e invierà nuovamente i progetti al Mipaaf entro il prossimo novembre, gli interventi potranno essere finanziati con i 440 milioni messi a disposizione dalla legge di stabilità.

A sottolineare ancora di più l’evidente incompetenza non solo dei consorzi di bonifica, ma anche dei vertici dirigenziali e politici dell’assessorato regionale all’Agricoltura, è un documento che il ministero delle Politiche agricole ha reso pubblico attraverso la piattaforma telematica “Dania”. In questo documento è stata infatti predisposta la griglia dei criteri presenti nel decreto n. 299915 del 30 giugno 2021 e il relativo soddisfacimento da parte dei progetti ammissibili e di quelli non ammissibili candidati dai Consorzi.

TRAPANI

I progetti presentati dal Consorzio di bonifica trapanese sono quattro. Il primo, per cui erano stati chiesti ben 7.999.786,32 euro, riguarda la manutenzione straordinaria della rete irrigua nella conca del fiume Delia alimentata dalla diga Trinità. Questo progetto (che tra le altre cose è stato presentato due volte con due differenti richieste di finanziamento: la prima con 7,9 milioni e la seconda con 8,2 milioni) non ha soddisfatto ben undici criteri, tra cui due riguardanti addirittura la pertinenza con le azioni finanziate con l’intervento del Pnrr. Risulta evidente, inoltre, che si tratta di un progetto vecchio e “riciclato” in quanto la data della progettazione è antecedente al Dlgs 50 del 18 aprile del 2016. A peggiorare la situazione sono le tempistiche di realizzazione di questo intervento: superiori ai 30 mesi. Il progetto è carente anche sul fronte delle autorizzazioni e della documentazione. Uno dei criteri non superati dal progetto è infatti il parere positivo del comitato tecnico amministrativo: ciò significa o che il parere era negativo oppure che nella compilazione di accesso al finanziamento il consorzio ha lasciato in bianco questo campo. Ciò che è certo, invece, è che il progetto non è mai stato verificato, non possiede né una concessione all’utilizzo e al prelievo delle acque (ai sensi del Reggio Decreto n. 1175/1933), né una Valutazione di impatto ambientale.

Il dato più preoccupante, tuttavia, è che gli altri progetti presentati dal consorzio (per cui sono stati chiesti rispettivamente 4.300.000 euro e 5.240.000 euro) non sono stati ammessi al finanziamento per gli stessi identici motivi del primo. Questa evidente incompetenza burocratica ha rinviato l’esecuzione di interventi fondamentali per gli agricoltori trapanesi: l’ammodernamento dei sistemi di telecontrollo finalizzati al risparmio delle risorse idriche nel lotto irriguo “Paceco” e la manutenzione straordinaria e l’ammodernamento della rete irrigua del bacino “Rubino”.

PALERMO

Anche il Consorzio di bonifica palermitano ha presentato al Mipaaf quattro progetti, per un valore di 43,5 milioni di euro, che sono stati rimandati al mittente. Il primo progetto da 12 milioni – utilizzazione integrale delle acque invasate nel serbatoio di Garcia sul fiume Belice sinistro, opere di distribuzione irrigua, realizzazione della rete irrigua (…) e della vasca di accumulo – non ha soddisfatto cinque criteri di ammissibilità: misuratori al prelievo installati, per cui non erano accettabili valori uguali a zero o la non valorizzazione del campo; dimensione dell’area efficientata, che sarebbe dovuta essere superiore a 0 ettari; verifica del progetto; data della verifica; stato delle autorizzazioni.

Gli altri tre interventi, dal valore rispettivo di 10 milioni, 10,1 milioni e 11,4 milioni, non sono stati ammessi al finanziamento per gli stessi criteri. A eccezione dell’intervento da 11,4 milioni (“Opere di distribuzione irrigua nella zona Dagale-Renelli, interventi di manutenzione straordinaria di parte dell’adduttore Renelli-Borghi”) che è stato bocciato anche per la tipologia dell’intervento: ai fondi del Pnrr non possono accedere i progetti che prevedono la messa in esercizio di un’opera esistente e mai entrata in funzione. Il Consorzio di bonifica di Palermo, così come quello di Trapani, dunque, ha chiesto al Governo nazionale di finanziare con soldi europei dei progetti che non sono mai stati verificati da nessuno e che non hanno ancora acquisito le autorizzazioni e i pareri necessari per la cantierabilità.

AGRIGENTO

Sono sei i progetti, dal valore complessivo di circa 122,7 milioni di euro, presentati dal Consorzio di bonifica agrigentino per l’accesso ai fondi del Pnrr e bocciati dal ministero delle Politiche agricole. Tra questi, il più critico è anche quello per cui l’Ente aveva previsto un finanziamento da oltre 28 milioni: l’alimentazione a gravità dei comprensori irrigui a monte della diga Castello con utilizzazione delle acque del bacino Sosio-Verdura. Questo progetto non ha soddisfatto otto criteri che hanno evidenziato, in particolar modo, la mancanza di autorizzazioni e documentazioni necessarie (assenza della Via e del parere positivo del comitato tecnico amministrativo) alla realizzazione dell’opera. Inoltre, anche questo progetto risulta essere vecchio, “riciclato” e con tempistiche di realizzazione eccessive: la sua compilazione è antecedente al 2016 e il cronoprogramma per l’esecuzione dei lavori sfora i 30 mesi.

Gli altri progetti del Consorzio bocciati dal Governo a causa della loro inadeguatezza sono: il progetto esecutivo per il miglioramento dei sistemi di adduzione e di distribuzione nel comprensorio Garcia-Arancio (4.430.000 euro); il progetto esecutivo per il miglioramento dei sistemi di adduzione e di distribuzione nei comprensori Castello, Gorgo, Raia, Fanaco-Platani, Turvoli e San Giovanni Furore (3.580.000 euro); il progetto esecutivo per il miglioramento del sistema di vettoriamento dell’adduttore “Garcia-Arancio” e per la produzione di energia idroelettrica (9.993.079 euro) ; il progetto definitivo per l’attrezzatura del comprensorio irriguo Siritino-Fasinella nel Comune di Naro (37.470.000 euro); il progetto definitivo per l’alimentazione a gravità della vasca Alta Martusa di Caltabellotta e per l’irrigazione delle contrade Castello e Scirinda in agro di Ribera con utilizzazione delle acque delle dighe Prizzi e Gammauta (39.141.315,70 euro).

GELA

I progetti presentati dal consorzio gelese e bocciati dal Mipaaf sono tre: la realizzazione di una rete irrigua dipendente dall’invaso Gibbesi (31.073.301,53 euro); il progetto esecutivo della rete irrigua dipendente dall’invaso Disueri (19.380.000 euro); e l’ammodernamento delle infrastrutture dei comprensori irrigui Biviere e Cimia mediante l’introduzione di sistemi di telecontrollo, telecomando e automazione alla consegna finalizzati al risparmio delle risorse idriche (15.000.000 euro). La cosa che accomuna questi tre progetti è la loro impresentabilità: mancano autorizzazioni e documentazioni necessarie alla loro realizzazione, sono stati compilati prima dell’entrata in vigore del Dlgs 50/2016 e i tempi di esecuzione sforano i 30 mesi.

RAGUSA

Il Consorzio ibleo è quello più virtuoso. Tale Ente ha presentato solo un progetto da circa 3,3 milioni di euro per efficientare l’impianto irriguo di Valle dell’Acate. Un progetto con tutte le carte in regola per essere ammesso ai finanziamenti del Pnrr se non fosse per la mancanza delle autorizzazioni, fatta eccezione per la Via.

CATANIA

Cinque progetti dal valore di quasi 135 milioni di euro appartengono al Consorzio di bonifica etneo. Gli interventi avrebbero dovuto riguardare il ripristino della funzionalità idraulica del canale Cavazzini a valle del torrente Monaci (11.087.034 euro), il completamento dei lavori del secondo lotto dello schema irriguo Gerbini 2 (22.600.000 euro), il ripristino e l’ottimizzazione dei rami Nord e Sud-Est dello schema irriguo Dittaino mediante l’inserimento di sistemi di telecontrollo (15.037.705 euro) e la sostituzione delle condotte in amianto (63.585.890 euro) e l’ammodernamento della rete irrigua dello schema Gerbini 4 (22.816.832 euro). Tutti e cinque i progetti sono stati bocciati essenzialmente perché privi di verifica e di conseguenza non cantierabili. Il progetto per cui era prevista la somma più costosa è mancante anche del parere positivo del comitato tecnico amministrativo, mentre quello per il completamento dello schema irriguo Gerbini 2 era stato redatto prima del 2016. Inoltre, entrambi questi due progetti avevano tempi di esecuzione superiori ai 30 mesi previsti dal Pnrr. L’unico progetto senza le autorizzazioni necessarie presentato dal Consorzio catanese è quello relativo all’ammodernamento della rete irrigua dello schema Gerbini 4.

SIRACUSA

Cinque anche i progetti presentati dal Consorzio aretuseo. In questo caso gli interventi bocciati avrebbero riguardato la sistemazione idraulica dei canali di scolo del Pantano Gelsari e di adeguamento dell’impianto idrovoro finalizzato all’aumento delle portate sollevate (665.912,28 euro), la manutenzione straordinaria dei canali di scolo del Pantano Lentini e di adeguamento dell’impianto idrovoro (1.566.778,36 euro), l’esecuzione dei tratti delle condotte di distribuzione dei lotti E e 3 afferenti ai lavori di interconnessione degli schemi “Lentini-Ogliastro” con dismissione delle terziarie in amianto (rispettivamente 4.850.000 euro e 4.350.000 euro) e la ristrutturazione delle reti irrigue dipendenti dal canale di quota 100 del lotto B II stralcio e del lotto C nei Comuni di Lentini, Carlentini e Francofonte (4.655.529,68 euro). Tutti progetti la cui compilazione risale a prima del 2016. I primi due, in particolare, sono quelli con più errori commessi dai burocrati siciliani. Oltre ad avere una priorità di intervento regionale non ammissibile in quanto media o bassa, non raggiungono nemmeno la quota minima di fondi prevista dagli interventi da realizzare nell’ambito del Pnrr (2 milioni di euro). Inoltre, per questi due progetti non sono stati considerati ammissibili nemmeno i criteri riguardanti la finalità, lo scopo e la tipologia degli interventi. Il dato più preoccupante, tuttavia, è quello che riguarda la documentazione: tutti e cinque i progetti non possiedono alcun tipo di autorizzazione, dal parere del comitato tecnico alla valutazione di impatto ambientale, dalle verifiche progettuali alla concessione all’utilizzo e al prelievo delle acque ai sensi del Regio decreto n. 1175/1933.

MESSINA

Gli ultimi tre progetti che presenziano nel documento del Mipaaf sono quelli presentati dal Consorzio di bonifica di Messina che, con un valore complessivo di circa 10,7 milioni di euro, sarebbero dovuti intervenire per risolvere dei problemi annosi con cui gli agricoltori del luogo devono fare spesso i conti. In particolare, i progetti consistevano nella razionalizzazione del sistema irriguo delle acque superficiali del fiume San Paolo nei comuni di Francavilla di Sicilia e Motta Camastra (5.730.000 euro), nel miglioramento dei sistemi di adduzione e distribuzione per la razionalizzazione della canalizzazione irrigua nella valle dell’Alcantara (3.000.000 euro) e nella razionalizzazione dei sistemi di adduzione e distribuzione irrigui esistenti, con sostituzione delle reti secondarie e terziarie comiziali dell’impianto irriguo consortile “Piana Moio” nel Comune di Moio Alcantara (2.032.000 euro). Come accaduto per i progetti degli altri consorzi, anche questi sono stati bocciati in quanto presentano delle criticità strutturali. Gli ultimi due non sono in possesso nemmeno della “Via”.

I parametri per la selezione dei progetti erano stati pubblicati alla fine di giugno. Silenzio dall’assessore Scilla

Luigi Sunseri (M5S): “Gravi responsabilità politiche”

Dall’assessorato all’Agricoltura non arriva nessuna spiegazione di quanto reso noto dal Mipaaf. E alle nostre molteplici richieste d’intervista l’assessore Scilla non ha mai risposto a causa dei suoi molteplici impegni (tra cui festeggiare la vittoria del suo partito alle elezioni regionali calabresi, come testimoniato da una storia pubblicata sul suo profilo instagram) e perché, come spiegano dall’assessorato, visti i problemi con la bocciatura dei progetti, rilasciare interviste è il suo ultimo pensiero.

Secondo le sue più recenti dichiarazioni, l’assessore forzista è fermo nel difendere l’operato della Regione e nel condannare quello del Governo nazionale. “Con quale criterio – ha dichiarato Scilla – e come si è proceduto alla selezione? È chiaro che qualcosa non quadra. Il ministro Patuanelli scade in valutazioni sommarie a tutto svantaggio della Sicilia”. In realtà, i criteri di selezione erano ben noti a tutte le Regioni, dato che erano stati pubblicati alla fine di giugno. E le carte del ministero scardinano le posizioni assunte non solo dall’assessore Scilla, ma anche dal presidente della Regione, Nello Musumeci. Posizioni figlie di una retorica di berlusconiana memoria che individua in chi condanna illeciti, malaburocrazia, o cattivi comportamenti il nemico pubblico numero uno.
Tuttavia, ieri, in commissione Attività produttive all’Ars, Scilla ha fatto dietro front dicendosi disponibile ad un incontro per risolvere la questione politicamente. Una pioggia di critiche arriva dall’opposizione, in particolare dal Movimento cinque stelle.

“Se si va a vedere la richiesta del Recovery fund della Regione siciliana – dichiara al QdS Luigi Sunseri, deputato Ars M5s – si vede che la Regione chiede bandi e investimenti sulle reti idriche. E poi cosa fa? Nel momento in cui esce il bando, dopo aver sottoscritto tutti i criteri all’unanimità in conferenza stato regioni dice che i criteri danneggiano la Sicilia”.

Secondo il deputato grillino, in questa vicenda, ci sono delle responsabilità gravi da parte della Giunta. “Il paradosso – spiega Sunseri – è che su 31 progetti presentati a carico del Pnrr tutti e 31 sono stati bocciati. Quindi c’è una responsabilità politica: una Regione incapace di mettere in campo la migliore progettazione possibile. Ma c’è anche una responsabilità amministrativa: chi ha caricato i progetti (il dipartimento rurale) sapeva che quei progetti non erano pronti per ottenere il finanziamento e li ha caricati lo stesso. Terza cosa, pare che ci siano anche dei risvolti penali perché sembrerebbe che chi doveva verificare i progetti non poteva farlo perché non aveva la certificazione per farlo. Chi ha assegnato ad un esterno la certificazione di un progetto?”.

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