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Rdc, non è questa la direzione giusta

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Rdc, non è questa la direzione giusta

venerdì 12 Novembre 2021 - 01:30

Mi sono già espressa su questa misura che reputo fondamentale per proteggere le fasce più vulnerabili della nostra società

di Maria Laura Paxia
Deputata della Repubblica italiana

Il Reddito di Cittadinanza continua ad essere un argomento di grande attualità e, adesso, si sta affrontando il tema relativo alla sua riforma che è stata chiesta da più parti.
Mi sono già espressa su questa misura che reputo fondamentale per proteggere le fasce più vulnerabili della nostra società e che ha rappresentato, nei momenti più critici della pandemia, un vero e proprio “salvagente” per almeno 3 milioni di persone.

Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Inps parlano chiaro: a settembre circa 1,34 milioni di famiglie hanno ricevuto il Reddito di cittadinanza o la Pensione di cittadinanza, con quasi tre milioni di persone coinvolte ed un importo medio erogato di 546 euro (578 euro per i beneficiari di reddito e 271 euro per chi beneficia della pensione).
Numeri che fanno comprendere la portata di questo strumento e di quanto questo strumento sia importante.

Il Reddito di Cittadinanza, tuttavia, è stato aspramente criticato a causa di alcune “falle” che si sono registrate che, però, potrebbero essere agevolmente superate. Mi riferisco, in primis, al potenziamento dei controlli per evitare abusi da parte dei cosiddetti “furbetti”. E’ fondamentale, poi, avviare un processo di semplificazione per accedervi ed è necessario favorire l’incrocio fra la domanda e l’offerta di lavoro, dando un ruolo centrale ai Centri per l’Impiego, rendendo finalmente efficienti le politiche attive nel nostro Paese.

Questo Governo ha rifinanziato il Reddito di Cittadinanza, con un fondo aggiuntivo da 1 miliardo per il 2022, ma purtroppo la riforma inserita nella Manovra Finanziaria, che ridefinisce alcuni elementi che caratterizzano l’impianto del Reddito di Cittadinanza, presenta diversi punti critici e non va nella direzione che auspicavo.

Se, da un lato, vengono rafforzati i controlli sui percettori del Reddito, dalla bozza di riforma approvata in Consiglio dei Ministri emergono alcune palesi contraddizioni all’interno del testo di riforma.

Inoltre, in queste ore sta anche trapelando un’altra modifica che ne renderà praticamente impossibile l’ottenimento: il beneficio andrà perso se si rifiutano due proposte di lavoro definite “congrue”. L’offerta è considerata congrua se il lavoro dista 80 chilometri dalla residenza (o se si arriva in 100 minuti con i mezzi pubblici).

Questo vincolo territoriale non esiste più dalla seconda offerta, ed è congrua se proviene qualsiasi luogo in territorio italiano. Una scelta a dir poco scellerata, che praticamente ha l’obiettivo di far desistere il percettore. Si decade dal beneficio anche se non ci si presenta almeno ogni mese, senza un giustificato motivo, in un centro per l’impiego per la ricerca attiva del lavoro.

Perderanno il posto di lavoro 2.500 navigator: il loro contratto scade a fine anno e la Legge di Bilancio non ne prevede il rinnovo. I sindacati scenderanno in piazza il 18 novembre per contestare questa scelta. Sarà di competenza delle Agenzie per il lavoro iscritte all’Albo e autorizzate dall’Anpal, insieme ai centri per l’impiego a svolgere attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro. Mi auguro che nel passaggio parlamentare, la riforma del Reddito di Cittadinanza si possa migliorare davvero, risolvendo le diverse criticità rilevate.

Tutti noi abbiamo il dovere di non dimenticare che questo strumento non è una “bandiera” di una forza politica, ma è molto di più: si sta parlando della dignità di tantissime persone e famiglie che, grazie agli aiuti del RdC, hanno potuto affrontare e superare le proprie difficoltà economiche, attuando nel nostro Paese una vera rete di inclusione e protezione sociale.

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