Recovery Plan, in Parlamento lite Fi-Governo, “Sud preso in giro" - QdS

Recovery Plan, in Parlamento lite Fi-Governo, “Sud preso in giro”

Patrizia Penna

Recovery Plan, in Parlamento lite Fi-Governo, “Sud preso in giro”

sabato 09 Gennaio 2021 - 00:09
Recovery Plan, in Parlamento lite Fi-Governo, “Sud preso in giro”

Siracusano: “Al Mezzogiorno 4,5 miliardi, alle Regioni del Nord cifra monstre di 74 miliardi”. Confermata l’esclusione del Ponte sullo Stretto, la nuova bozza non piace neanche a Iv

ROMA – “È inutile che il governo prova a fare il gioco delle tre carte mischiando le diverse versioni del Recovery Plan e promettendo, adesso, che il 50% dei fondi europei saranno destinati al Mezzogiorno. Stiamo assistendo ad una vera e propria presa in giro nei confronti delle Regioni meridionali. L’esecutivo, per aumentare le quote di risorse assegnate al Sud accorpa anche i fondi di coesione, soldi comunitari già stanziati – attraverso i piani operativi nazionali (Pon) e i piani operativi regionali (Por) – per Sicilia, Calabria, Sardegna, Molise, Abruzzo, Basilicata, Campania e Puglia”. In una nota congiunta, le deputate siciliane di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo, Matilde Siracusano e Giusi Bartolozzi hanno espresso tutte le loro perplessità sulla nuova bozza di Recovery plan.

Il Recovery dovrebbe innanzitutto servire per finanziare le grandi opere e per sanare quel gap infrastrutturale che esiste da decenni nel nostro Paese. Invece, secondo il piano di Palazzo Chigi, al Mezzogiorno andranno circa 4,5 miliardi per strade, autostrade, ponti, ferrovie; alle Regioni settentrionali la cifra monstre di 74 miliardi di euro. Naturalmente viene esclusa la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, così come la Tav in Sicilia. Altro che ripartenza, il governo Conte dimentica il Sud e tenta goffamente di ingannare i suoi cittadini”, concludono.

A proposito di Ponte sullo Stretto, ormai anche la Lega ne ha fatto la sua bandiera: “Appena torniamo – promette Salvini – al Governo faremo il Ponte di Messina: è progettato e finanziato. I lavori assorbirebbero cinque anni di produzione di acciaio dell’Ilva. Così si dà una risposta anche a questi operai e ai lavoratori siciliani. Non vedo l’ora che venga posta la prima pietra perché se aspettiamo il governo M5s-Pd per fare le grandi opere campa cavallo, invecchiamo…”.

Dall’altra parte, ci sono Pd e M5S che hanno giudicato positivamente la bozza del piano elaborata da Roberto Gualtieri e Enzo Amendola dopo gli incontri con i partiti, ma restano i dubbi di Italia Viva: “Come si possono descrivere 200 miliardi in 13 pagine?”, dicono i renziani.
“Noi abbiamo presentato un documento in 62 punti, cosa c’è in quelle 13 pagine dei nostri punti?”, si sottolinea ricordando che tra i temi indicati da Iv c’erano la giustizia, il Mes, più risorse per il Family Act. Denuncia la ministra Elena Bonetti: “A una prima lettura non è una riformulazione con la quale si riesce davvero ad entrare nel merito delle singole questioni. Per noi ad esempio una questione fondamentale era il finanziamento del Family Act, e io non ho trovato un euro in più”. L’aumento dei saldi viene considerata un’operazione di maquillage: “Non ci sono soldi in più, ma soldi che vengono spostati”.

E poi, si chiedono in Iv, “la fondazione sulla cybersecurity è davvero scomparsa? Ci sono 7 miliardi per l’informatizzazione della Pa, stessa cifra che c’era prima nel piano che comprendeva la cybersecurity… Noi registriamo che grazie a Italia Viva ci sono più soldi per la sanità, bene. Ma devono dare i dettagli sul tutto il resto perché così francamente non c’è nulla di chiaro. Vedremo se stasera ci sarà qualche risposta in più”. Ma, è il ragionamento in ambienti renziani, se il premier Conte voleva davvero trovare un’intesa “non ci avrebbe presentato una roba di 13 paginette. Il Recovery era lo strumento perfetto per chiudere e invece lo vediamo molto disinteressato”.

E così dentro Italia Viva cresce la convinzione che Conte abbia già deciso di sfidare Iv in aula. “C’è chi lo spinge per andare alla conta”.
E mentre si consuma l’ennesimo litigio politico, il Mezzogiorno aspetta l’ultimo treno per lo sviluppo e rischia di perderlo, con buona pace di Renzi e dei benaltristi.

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