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Regione sostenga il personale sanitario “sfrattato” dal virus

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Regione sostenga il personale sanitario “sfrattato” dal virus

venerdì 01 Maggio 2020 - 00:00
Regione sostenga il personale sanitario “sfrattato” dal virus

Gran parte degli operatori sanitari, celebrati come “eroi”, si sono dovuti sobbarcare costi non indifferenti per isolarsi dalla famiglia

Il Governo nazionale ha imposto il distanziamento sociale per contenere l’epidemia da Coronavirus e la Regione siciliana ha sposato in pieno questa misura adottando divieti anche più stringenti. I risultati di questa politica stanno gradualmente arrivando e, dopo il superamento del picco o meglio del plateau, i contagi diminuiscono e con essi il numero dei ricoveri e dei decessi. Tutti i cittadini aspettano ormai con ansia il momento in cui si potrà cominciare a pensare a un ritorno ad una vita quasi normale, con la possibilità di ricominciare a uscire di casa e vivere una socialità reale e non soltanto virtuale.

Forse arriverà anche il momento in cui gli operatori e operatrici della sanità, potranno far ritorno a casa. Si, perché da quando è iniziata l’emergenza in tanti, tra medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari, hanno deciso di contribuire a limitare la trasmissione domestica del virus con una scelta assai sofferta dal punto di vista degli affetti familiari, soprattutto per le donne, da sempre chiamate a districarsi tra lavoro e famiglia e oggi più che mai messe a dura prova dalla scelta di rinunciare ad un abbraccio ai propri figli pur di continuare a fare il proprio dovere nell’Ospedale in cui si lavora.

Coloro che hanno optato per rimanere a casa propria, hanno dovuto rinunciare ai contatti ravvicinati con i familiari e hanno avuto la possibilità di suddividere gli spazi domestici per mantenere le distanze di sicurezza. Ma in tanti, consapevoli del rischio elevato di poter contrarre l’infezione, hanno preferito vivere temporaneamente lontani dai propri familiari ricorrendo ad un vero e proprio allontanamento fisico da casa propria.

Una scelta quasi obbligata a tutela dei propri familiari, soprattutto nei confronti di anziani e minori, che ha avuto e continua ad avere un impatto significativo sulla vita sociale e familiare, ma non soltanto sotto questo aspetto. Non va trascurato il fatto che solo una minima parte di questi soggetti ha la possibilità di fruire di una seconda casa per realizzare il proprio isolamento sociale e, in conclusione, molti di questi soggetti, letteralmente sfrattati dal Coronavirus, si sono dovuti sobbarcare anche il costo di un affitto o dell’alloggio in alberghi o in un B&B per un periodo prolungato di tempo che ancora non è dato sapere quando potrà finire per consentire un ritorno in sicurezza ai propri affetti domestici.

Tutti hanno subito un danno anche economico dall’epidemia da Covid 19, soprattutto per i mancati introiti dovuti alla sospensione della maggior parte delle attività lavorative, ma per molti operatori sanitari si è anche registrato un non trascurabile risvolto economico in termini di aumento delle spese familiari.

Gli “eroi” del Coronavirus sono stati ancora una volta lasciati da soli anche nel loro triste allontanamento dagli affetti più cari e in più hanno pagato il loro senso di responsabilità a caro prezzo, mettendo mano al portafoglio senza alcun aiuto da parte delle Istituzioni.
Riteniamo che tutto ciò strida fortemente con gli elogi sperticati rilanciati ad ogni più sospinto dalla politica e dalla pubblica opinione e chiediamo che alla parole di stima segua una solidarietà più fattiva e concreta.

La Regione deve provvedere a sostenere tutti gli operatori che hanno già dovuto affrontare tali spese e che verosimilmente dovranno continuare ad affrontarle nel prossimo futuro. Il Presidente Musumeci si faccia garante anche di questi cittadini siciliani che sicuramente hanno contribuito in maniera rilevante nella lotta al Coronavirus e che vanno per questa ragione sostenuti al pari di tutti gli altri.

Giuseppe Bonsignore
Responsabile comunicazione Cimo Sicilia

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