Riforma della Giustizia, adesso è l’Ue a pretenderla - QdS

Riforma della Giustizia, adesso è l’Ue a pretenderla

Patrizia Penna

Riforma della Giustizia, adesso è l’Ue a pretenderla

martedì 23 Marzo 2021 - 00:00

Drago (FdI): “Digitalizzazione prioritaria ma per una vera riforma servirà destinare il 4% delle risorse del Pnrr, l'1% è insufficiente”. D’Angelo (M5s): “Proseguire il lavoro iniziato nel 2018"

Proprio qualche giorno fa, il boss Nino Madonia è stato condannato all’ergastolo perché ritenuto responsabile dell’omicidio dell’agente di Polizia Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, avvenuto a Palermo la bellezza di 32 anni fa.

Nel 2013 il Partito democratico decise di non candidare alle elezioni politiche Nino Papania a causa delle indagini per voto di scambio (con riferimento alle amministrative del 2012) che lo travolsero. Qualche settimana fa Papania è stato assolto dalla Corte d’Appello di Palermo dopo un calvario giudiziario durato 9 anni. Per lui “tanta amarezza”.

“La giustizia è arrivata, in ritardo ma è arrivata”: con queste parole l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha commentato la sentenza di assoluzione nell’ambito del processo “Lande desolate” che lo vedeva imputato per corruzione e abuso di ufficio.

Da un’odissea giudiziaria all’altra: l’ex ministra delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, fu coinvolta alla fine del 2013 in una inchiesta per irregolarità nella Asl di Benevento che le costò la richiesta di condanna a otto anni e tre mesi per associazione a delinquere e concussione. La sentenza di assoluzione del Tribunale di Benevento perché “il fatto non sussiste” è arrivata sette anni dopo.

tabella giustizia

Il tribunale di Milano ha assolto l’ad di Eni Claudio Descalzi e il suo predecessore Paolo Scaroni nel processo che li vedeva imputati per corruzione internazionale con al centro il presunto pagamento di tangenti nel 2011 in Nigeria da parte di Eni e Shell per ottenere la licenza del campo petrolifero Opl-245.

La cronaca ci restituisce ogni giorno il senso di un dibattito, quello attorno alla riforma della Giustizia, che è andato a vuoto per troppo tempo.

Non ci sono solo le lungaggini processuali, ci sono anche gli errori giudiziari, c’è la gogna mediatica, l’ingiusta detenzione, le cosiddette indagini “temerarie” di alcuni Pm, la riforma del Csm, la riorganizzazione amministrativa, il nodo intercettazioni, solo per citare le principali criticità. Le storture del sistema giustizia sono ben note a tutti, soprattutto alla ministra Marta Cartabia che proprio questa settimana riprenderà i lavori dopo aver chiarito quali saranno le linee programmatiche cioè i binari sui quali camminerà la riforma.

La politica ad oggi non ha dato un contributo concreto e significativo alla riforma della Giustizia ma è soprattutto con la politica che questo settore disastrato (a causa di dichiarazioni di intenti che non hanno prodotto nulla) adesso dovrà fare i conti se vuole continuare a sperare in un futuro fatto di rinnovamento e di efficienza.

grazia dangelo m5s

Grazia D’Angelo (M5s): “Non esiste giustizia efficiente senza risorse umane e investimenti organizzativi”

Senatrice D’Angelo, la Guardasigilli Cartabia ha illustrato le linee programmatiche ne pensa delle linee guida enunciate dalla ministra Cartabia: la strada è quella giusta?
“Le parole della Ministra Cartabia in Commissione Giustizia sono state significative, perché ha affermato che il nuovo Governo si pone in continuità rispetto al lavoro iniziato nel 2018, riconoscendo anche i risultati raggiunti in questi ultimi tre anni.

Cosa l’ha colpita particolarmente?
“Ho apprezzato il modo con cui ha sminato le polemiche sulla prescrizione: con un buon lavoro di tessitura ha fermato l’assalto con cui Forza Italia, Italia Viva e altri volevano affossare la nostra norma sulla sospensione della prescrizione. E ha ricordato che la priorità non è eliminare quella norma, per noi giusta e doverosa, ma rendere veloci i processi. Ottenuto quel risultato nessuno parlerà più di prescrizione. Infine, una questione che va risolta e alla quale tengo molto, riguarda le istanze avanzate dai magistrati onorari che sono in servizio da anni e che danno una grande mano allo smaltimento del lavoro nelle aule dei tribunali italiani. Questo punto è stato citato dalla Ministra durante l’esposizione delle linee guida e sicuramente merita di essere affrontato e risolto al più presto”.

Da dove ripartire per una riforma della giustizia che ad oggi è stata per lo più soltanto annunciata?
“Il nuovo Ministro Marta Cartabia ha ereditato un importante lavoro portato avanti dal Movimento 5 Stelle nei due precedenti governi e in Parlamento, alcuni risultati sono stati citati da lei stessa: la legge Anticorruzione, il Codice Rosso, il rafforzamento degli organici – già in parte concretizzatosi – in magistratura, negli uffici dei Tribunali, nella Polizia Penitenziaria, il lavoro istruttorio sulle riforme del processo penale e civile. Il primo passo da fare è andare avanti aumentando ancora il personale e implementando al massimo la digitalizzazione, che se usata al meglio è sinonimo di maggiore efficienza. Non esistono giustizia efficiente e processi veloci senza risorse umane e investimenti organizzativi. E i soldi ci sono, la stessa ministra ha ricordato gli stanziamenti decisi negli ultimi anni. Adesso si aggiungono i fondi del Recovery Plan che saranno fondamentali per investire nell’edilizia giudiziaria, in quella penitenziaria e nella rivoluzione digitale. Quando sarà conclusa la pandemia potremo sfruttare anche il bagaglio di esperienza e misure operative consolidato in questi mesi tanto difficili, in cui stiamo cercando di agevolare il più possibile il lavoro nella Giustizia, a partire da quello degli avvocati, pesantemente condizionato dal distanziamento e da altri accorgimenti necessari. Poi dobbiamo aggiornare i riti processuali rendendoli più snelli, ma agendo in modo chirurgico: bisogna scongiurare il rischio paradossale di creare ulteriori lungaggini, almeno in fase iniziale, con uno stravolgimento delle procedure. Per questo ci sono i due disegni di legge all’esame delle Camere. I cittadini devono avere la garanzia che i procedimenti si concludano velocemente e con esiti certi, bisogna assicurare il rispetto dei diritti di chi si aspetta giustizia dallo Stato, ma anche quelli dei detenuti che devono scontare la loro pena nel pieno rispetto della dignità umana. Un aspetto che vorrei sottolineare e che la Ministra Cartabia ha anche evidenziato come prioritario, è quello riguardante la cosiddetta “architettura penitenziaria”: bisogna cioè prevedere un uso migliore degli spazi nelle carceri, oltre che la costruzione di quelle nuove, per valorizzare l’aspetto rieducativo della pena, la risocializzazione e la formazione del detenuto”.

Tiziana Drago

Tiziana Drago (FdI): “Digitalizzazione prioritaria ma per una vera riforma servirà destinare il 4% delle risorse del Pnrr”

Senatrice Drago, le linee guida della ministra Marta Cartabia vanno secondo Lei nella direzione giusta?
“La Ministro Cartabia sulla riforma penale, civile e del CSM pare voglia procedere sulle leggi delega ma con maxi emendamenti governativi. Ciò aprirà a delle vere e proprie competizioni in termini divisivi a livello parlamentare. Occorre discontinuità. Così procedendo parrebbe assistere ad un Governo che, non avendo una posizione chiara ed inequivocabile, si barcameni.Occorre eliminare gli espedienti per allungare i tempi della giustizia (v.notifiche, rinvii, ecc.). All’emendamento che inserii l’interruzione della prescrizione avrebbe dovuto aver seguito la riforma del processo penale e civile, fatto che in realtà non è avvenuto. Occorre intervenire con raziocinio ed ordine. La distinzione, a fini prescrittivi, tra condannato e assolto in primo grado viola la presunzione di innocenza e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (anche l’Unione Camere Penali parrebbe andare in questa direzione). Una riforma interviene sul cambiamento di struttura e non è agendo solo su un aspetto che si raggiunge l’obiettivo oggetto del nostro disquisire. Non si può lasciare una persona a vita, perché i giudici non esitano il fascicolo. Quindi occorre assicurare processi più veloci, più certi, più equi e certezza della pena”.

Le lungaggini processuali non sono l’unico problema. Quali le criticità che secondo Lei meritano una corsia preferenziale rispetto ai tanti nodi ancora da sciogliere?
“Credo che le necessità per la Sicilia, in sede civile e penale le esigenze non siano così diverse dal resto d’Italia. L’esperienza del lockdown è stata emblematica: in molti casi, i giudici collegati da remoto erano in condizione di svolgere le attività decisionali, mentre non avevano i necessari supporti di segretaria per il caricamento o lo scaricamento degli atti dai fascicoli telematici da parte del personale in smart working. Pertanto, la digitalizzazione appare fondamentale, in quanto volta a facilitare la vita degli operatori della giustizia nel rapporto con le cancellerie, utilizzando la pec per depositare atti con risparmio di ore e di risorse. Insomma, occorre digitalizzare, senza smaterializzare, ma occorre farlo in sicurezza, avendo ben chiaro a chi affidare la tutela dei dati, ciò sia in sede penale che civile. Destinare l’1% al Pnrr nell’ambito della Giustizia non è proprio in linea con l’attenzione posta dall’Ue al settore. Occorrerebbe implementare di almeno tre punti percentuali (per un totale di circa 8, 4 miliardi, ndr) se si vuole operare l’aumento del personale delle cancellerie, dei magistrati, se si vuol procedere alla digitalizzazione, ma c’è molto da fare. Quanto esposto dalla Ministro in merito agli strumenti alternativi nella mediazione delle controversie dovrebbe rimanere in termini di incentivazione, evitando derive coercitive. Il cittadino non deve sentirsi costretto a percorrere certe strade”.

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