Riso in Italia e clima, -30% della produzione - QdS

Riso in Italia e clima, -30% della produzione

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Riso in Italia e clima, -30% della produzione

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sabato 17 Settembre 2022 - 15:13

Crolla di oltre il 30% la produzione del riso in Italia. Altro colpo dopo l’aumento dei costi energetici. Le aziende sono in ginocchio.

Anche la raccolta di riso subisce le conseguenze del cambiamento climatico e dei relativi eventi estremi. Crolla di oltre il 30% la produzione del riso in Italia. Un’ulteriore batosta considerando pure l’aumento dei costi energetici provocato dalla Guerra in Ucraina. Le aziende agricole, secondo l’analisi della Coldiretti, sono in ginocchio. Al centro dell’indagine l’inizio della raccolta sui 217mila ettari coltivati con 9 risaie su 10, concentrate al nord fra la Lombardia e il Piemonte. Il clima anomalo, e in particolare la siccità, ha devastato le produzioni. Gli agricoltori spesso hanno dovuto scegliere che prodotto far sopravvivere. Tra l’altro i costi delle materie prime sono aumentate talmente tanto che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio. Oltre 10mila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera stanno tentando di fronteggiare questo disastro che intacca anche la tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Conferenza Stato Regioni: 15 mln di euro per i risicoltori italiani

Arriva il via libera in Conferenza Stato Regioni al decreto del Mipaaf che stanzia 15 milioni di euro, fino ad esaurimento, per i risicoltori italiani a parziale ristoro dei maggiori costi sostenuti a seguito della crisi causata dal conflitto e dei prezzi delle materie prime energetiche. Secondo Coldiretti sono necessari accordi di filiera come strumento indispensabile per la valorizzazione delle produzioni nazionali e per un’equa distribuzione del valore lungo la catena di produzione.

Concorrenza sleale sul riso

Tra l’altro sul riso italiano grava la concorrenza sleale delle importazioni low cost dai paesi asiatici che sono agevolate dall’Unione Europea, nonostante non garantiscano gli stessi standard di sicurezza alimentare, ambientale e dei diritti dei lavoratori. In Italia oltre il 70% del riso importato è a dazio zero.

“Un esempio è il Myanmar, che è tra i primi fornitori del nostro Paese con 72,5 milioni di chili nei primi sei mesi del 2022, ben 24 volte di più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un trend favorito dalla scadenza della clausola di salvaguardia con la quale si erano bloccate le agevolazioni tariffarie concesse al Paese asiatico e alla Cambogia che ha più che raddoppiato le sue esportazioni verso l’Italia – dice Coldiretti -. Per anni i due Paesi asiatici hanno beneficiato dell’azzeramento dei dazi per esportare in Italia e in Europa nell’ambito del regime Eba (tutto tranne le armi). Il risultato è stato una vera e propria invasione di prodotto asiatico che ha messo in ginocchio i produttori nazionali. Facilitazioni che, peraltro, sono state sospese solo per la varietà di riso indica, mentre per la japonica sono rimaste attive, nonostante le violenze del golpe militare. Mentre dal Vietnam, che con l’Unione europea ha un accordo per 80 milioni di chili esenti da dazio, sono giunti solo in Italia nel primo semestre di quest’anno quasi 11 milioni di chili di riso, 4 volte in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Una situazione che sommata al crollo del raccolto nazionale, rappresenta un rischio in più per i produttori italiani delle 200 varietà iscritte nel registro nazionale, dal vero carnaroli, con elevati contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato ‘re dei risi’, all’arborio dai chicchi grandi e perlati che aumentano di volume durante la cottura fino al vialone nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come indicazione geografica protetta, passando per il Roma e il Baldo che hanno fatto la storia della risicoltura italiana. Con 1,5 milioni di tonnellate all’anno l’Italia garantisce il 50% dell’intera produzione di riso della Ue di cui è il primo fornitore, con una gamma di varietà e un livello di qualità uniche al mondo. Gli italiani consumano in media fra i 5 e i 6 chili a testa, ma la corsa dell’inflazione con l’esplosione dei costi di produzione ha spinto la crescita dei prezzi al dettaglio sugli scaffali del +22,4% nell’ultimo anno ad agosto, secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat”.

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