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Sinergia mondo produttivo-istituzioni per salvare l’economia

redazione

Sinergia mondo produttivo-istituzioni per salvare l’economia

giovedì 18 Febbraio 2021 - 00:00
Sinergia mondo produttivo-istituzioni per salvare l’economia

Sindacati, professionisti e imprenditori tracciano la strada per uscire fuori dalla crisi causata dal Covid e dalle sue devastanti conseguenze

Dare voce al tessuto produttivo, ai professionisti e ai sindacati per individuare e sottoporre alle istituzioni le migliori strategie per venire fuori dalla crisi nera in cui è piombata la Sicilia. Una crisi economica, sociale e occupazionale che la pandemia da Covid-19 ha acuito e portato su livelli drammatici, che rischia di marchiare per sempre sia questa che le future generazioni.

In una regione dove già gli indicatori del benessere erano molto distanti da quelli delle zone più ricche del paese, le conseguenze dell’emergenza sanitaria, le chiusure, le limitazioni per le attività imprenditoriali e per lo spostamento delle persone hanno aggravato un quadro già desolante, spingendo la Sicilia in fondo a un baratro da cui adesso è necessario risalire.

E proprio per capire come venir fuori da tale situazione il Quotidiano di Sicilia ha voluto dare voce anche questa settimana – in una seconda puntata cui ne seguirà presto anche una terza – alle forze produttive di questa terra, che deve sfruttare le numerosissime risorse di cui dispone per invertire un trend ormai divenuto drammatico.

Ora che grazie alla somministrazione dei vaccini si inizia a intravedere una luce alla fine del tunnel, è quantomai opportuno iniziare a programmare strategie di rilancio che partono dal basso e che devono essere recepite dai vari livelli istituzionali. Soltanto così si potranno creare le basi per una vera ripartenza, che metta al primo posto la crescita economica e la creazione di reali opportunità occupazionali.

Alessandro Albanese, vice presidente vicario di Sicindustria

“Pubblica amministrazione, Fisco e Giustizia dalla politica servono scelte chiare e riforme”

Le industrie siciliane hanno chiuso il 2020 in negativo nonostante la ripresa registrata nel terzo trimestre. È il vice presidente vicario di Sicindustria, Alessandro Albanese, a delineare al QdS questo quadro tragico, in cui le aziende hanno mancanza di liquidità e gravi problemi di sovraindebbitamento. Per riprendersi, adesso, sarà necessario non sprecare le risorse del Recovery fund, puntando sulle “imprescindibili” riforme della Pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco. Da parte della politica urge, dunque, un serio sostegno al tessuto imprenditoriale siciliano. Sostegno che deve comprendere anche interventi mirati ad alleggerire i molteplici debiti che le aziende dell’Isola devono sostenere.

Qual è la situazione dell’industria dopo un anno di Covid-19?
“La crisi pandemica ha colpito la Sicilia in una fase di sostanziale stagnazione, peggiorando così una situazione già di fatto critica. E siamo ancora in piena emergenza. Il terzo trimestre del 2020 ha fatto registrare una ripresa del tessuto economico, ma l’anno si è chiuso in negativo. Il 2021 si è aperto con un indice dei contagi in salita che si è tradotto con nuove misure restrittive. La situazione continua quindi ad essere di notevole difficoltà”.

Cosa occorre per riprendersi dopo questa crisi?
“Le risorse messe in campo dall’Ue con il Recovery Fund rappresentano un’opportunità unica e irripetibile per il Paese. Affinché, però, i risultati siano concreti e duraturi occorre una politica capace di fare scelte chiare indicando poche e ben definite priorità. Tra queste imprescindibili sono le riforme della Pubblica amministrazione, del Fisco e della Giustizia. Aggiungo un’ulteriore riflessione: il protrarsi della crisi pandemica ha creato un problema serio di liquidità e sovraindebitamento delle imprese. Ragion per cui bisogna pensare a interventi capaci di alleggerire la pressione del debito, partendo da un allungamento almeno a 15 anni dei prestiti bancari e continuando con misure che vadano nella direzione di una pace fiscale, oggi quanto mai necessaria”.

È soddisfatto del supporto fornito dalle istituzioni nazionali e regionali?
“Alla politica, tutta, continuiamo a ripetere una cosa sola: l’unica strada per rimettere in piedi il Paese devastato da questa pandemia è il sostegno al sistema imprenditoriale, il solo in grado di garantire una crescita reale e non drogata dai sussidi destinati a finire con il finire delle risorse. Tutto ciò che viene fatto in questa direzione soddisfa non solo le imprese, ma l’intero tessuto sociale”.

Gabriele D’Amico

Rosa Giovanna Castagna, presidente Cia Sicilia

La pandemia ha colpito anche il settore agricolo che adesso ha paura di una crisi dei consumi

Nell’ultimo anno le imprese dell’agroalimentare hanno subito meno restrizioni rispetto alle altre. Tuttavia, le ripetute chiusure dei canali Horeca hanno fatto perdere moltissimo al settore e una notevole quantità di prodotti è rimasta invenduta. La presidente di Cia (Confederazione italiana agricoltori) Sicilia, Rosa Giovanna Castagna, scatta una fotografia del comparto agroalimentare dopo l’annus orribili e indica la strada per la ripartenza del settore.

In che modo il Covid-19 ha colpito il vostro comparto?
“La situazione non è stata uniforme per tutti i comparti produttivi: il florovivaistico (soprattutto fiore reciso), il comparto agrituristico, il comparto carne ovina e bovina nonché il lattiero-caseario e quello del vino (soprattutto vini di alta qualità) sono quelli che più di tutti hanno risentito della chiusura di alcuni canali di vendita (Horeca), una notevole quantità di vini e formaggi è rimasta invenduta. L’andamento del mercato dell’ortofrutta estiva è stato abbastanza positivo, così come buona è stata anche la campagna agrumicola dell’anno passato. Molto bassi invece i prezzi dei cereali. La nuova campagna agrumicola invece si è avviata con prezzi bassi, così come bassi sono i prezzi dei carciofi e delle ortive invernali con alcuni prodotti che rischiano di rimanere invenduti. Ci aspetta un’annata con prezzi sotto la media”.

Qual è la strada per venire fuori da questa crisi?
“Al di là delle problematiche che il settore fronteggia sempre, a prescindere dal fattore pandemico che ha caratterizzato l’ultimo anno, per cui occorre una maggiore attenzione alla filiera nella quale si perde il valore reddituale del prodotto al produttore, temiamo che possa incidere negativamente sui consumi la crisi che ha generato come conseguenza un reale calo del reddito per le famiglie”.

Il Governo regionale vi ha fornito un supporto adeguato?
“Se ci fermiamo al punto di vista ‘dell’attenzione’ certamente sì, il settore agroalimentare è stato ascoltato e seguito, ma dal punto di vista di oggettivo sostegno no, infatti ancora non si può certamente dire che vi siano stati da parte del Governo regionale risorse straordinarie a noi riservate: gli unici due comparti su cui c’era un vero impegno erano il florovivaistico e l’agrituristico, ma a oggi non sono state emanate risorse. Fortunatamente, grazie all’impegno dell’Assessorato nel suo insieme, al nostro costante monitoraggio e alla nostra attenzione, sono state erogate le risorse di tutte le misure a superficie del Psr, che hanno costituito un indispensabile strumento per fronteggiare la crisi che ci ha investiti”. (gd)

gaetano mancini

Gaetano Mancini, presidente Confcooperative Sicilia

“Livello di tensione alto e tanta stanchezza” il tessuto produttivo chiede risposte chiare

Nel settore delle cooperative, in Sicilia, si registra un “livello di tensione alto e tanta stanchezza”. È quanto riferisce al Quotidiano di Sicilia il presidente di Confcooperative Sicilia, Gaetano Mancini. L’associazione di categoria, che rappresenta imprese che operano in diversi settori della produzione e dei servizi, conferma che la crisi derivata dalla pandemia ha colpito indistintamente tutti: dalla cooperazione sociosanitaria a quella turistica; da quella sportiva a quella agroalimentare. Una situazione molto delicata che per essere risolta necessita di un confronto serrato tra Governo regionale e parti sociali e imprenditoriali.

Quali sono le conseguenze che questa pandemia sta provocando?
“Confcooperative in Sicilia associa più di duemila cooperative, sostanzialmente operanti in tutti settori della produzione e dei servizi. È chiaro che vi sono differenze profonde tra i diversi settori in termini di effetti della crisi pandemica. Tra le nostre associate sicuramente i comparti che stanno soffrendo di più sono il turismo, la ristorazione, le attività sportive e i beni culturali. La cooperazione sociosanitaria ed agroalimentare, che ha mostrato l’indispensabilità delle attività esercitate, soffre anch’essa di riflesso gli effetti negativi del Covid”.

Cosa si può fare per uscire da questo momento così duro?
“Cito due questioni che sono senza dubbio quelle principali: l’accesso al credito agevolato e la concreta attuazione delle misure di ristoro previste dal Governo. Le imprese hanno affrontato con pazienza e responsabilità questa fase difficilissima e inedita. Lo hanno fatto stringendo la cinghia, mettendo in campo tutto ciò era nelle loro disponibilità, ma adesso hanno bisogno di risposte chiare, concrete ed immediate, tanto nel credito quanto nei ristori”.

Come giudica l’operato del Governo regionale a sostegno delle realtà produttive?
“La Legge di stabilità 2020 era densa di buone intenzioni, che avevamo salutato con favore, a sostegno delle famiglie e delle imprese. Purtroppo, però, come troppo spesso accade, questi stanziamenti, imputati in capitoli di spesa relativi a fondi extraregionali, ancora non sono diventati opportunità per le imprese. Il livello di tensione è quindi altissimo e la stanchezza è tanta. Peraltro, alimentata da un quadro normativo legato alla mitigazione dei rischi da contagio che ha generato disagi e disorientamento. Anche in questo caso sono quindi necessarie risposte concrete in tempi brevi che noi riteniamo richiedano un confronto più approfondito con le parti sociali e imprenditoriali”. (gd)

Alfio Mannino, segretario regionale Cgil Sicilia

Avviare “misure di tutela e protezione sociale” favorendo l’inserimento nel mercato del lavoro

Anche dal mondo sindacale, in un momento così delicato, devono arrivare le proposte utili a far ripartire l’economia e supportare la ripresa, anche sociale della Sicilia.

Dipendenti pubblici e pensionati sono considerate le due categorie ad aver patito meno la crisi economica scatenata dalla pandemia: è così?
“I pensionati non hanno avuto un danno economico diretto dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria, perché il loro assegno mensile è stato garantito. Hanno subito però costi sociali altissimi in termini di blocco dei servizi, a partire dall’assistenza domiciliare, di difficoltà nell’accesso alla sanità, di minor qualità dei servizi erogati. Possiamo dire senza ombra di dubbio che gli anziani sono stati più soli e non soltanto per l’isolamento precauzionale di fronte all’epidemia. I pubblici dipendenti hanno invece dovuto rivedere le proprie modalità di lavoro, sono stati in smartworking e lo smartworking non è l’isola felice che alcuni pensano sia, soprattutto in assenza di una regolamentazione chiara”.

Il supporto ai lavoratori ricevuto dai Governi nazionale e regionale a fronte di una crisi sanitaria ed economica senza precedenti è stato sufficiente? Gli interventi messi in atto sono stati soddisfacenti?
“Per i lavoratori, non tutti, ci sono stati gli ammortizzatori sociali, che comportano una decurtazione del reddito e spesso ritardi nell’erogazione. Per gli esclusi dalla Cassa integrazione si è percorsa la strada incerta dei bonus sporadici. Questo ha lasciato molte famiglie nell’incertezza ed è un dato di fatto la crescita della povertà assoluta”.

Tutela dei lavoratori: quali sono le vostre proposte?
“Noi chiediamo il blocco dei licenziamenti e la proroga degli ammortizzatori sociali. Altrimenti si aprirebbe una crisi sociale gravissima e si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro, gettando sul lastrico migliaia di lavoratori. Queste indispensabili misure di tutela e protezione sociale devono essere accompagnate da politiche attive del lavoro efficaci e da progetti di formazione professionale che garantiscano l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro. Noi rivendichiamo anche la riforma degli ammortizzatori sociali all’insegna dell’inclusività e dell’equità”.

Raffaella Pessina

maurizio pucceri

Maurizio Pucceri, coordinatore regionale Casartigiani Sicilia

Ripensare a questa crisi come un’opportunità per sfruttare le potenzialità inespresse dell’Isola

“A un anno dal Covid la situazione è drammatica per gli operatori del settore alimentare, critica per quelli del settore non alimentare. I sussidi ricevuti sono irrisori. Il governo regionale è intervenuto, ma con tutti i limiti relativi alla propria capienza. Si è aggiunto a monte il problema delle erogazioni dei contributi e si è continuato a non dare certezze alle imprese, a non comunicare date certe per i sussidi”. Questo il quadro della situazione tracciato da Maurizio Pucceri, presidente Casartigiani Sicilia. “A Palermo – ha aggiunto – il settore dell’artigianato ha diminuito del 20% le iscrizioni all’Albo delle imprese. In provincia di Palermo hanno chiuso i battenti circa mille imprese. Solitamente gli artigiani sono lavoratori autonomi e titolari d’impresa, quindi possiamo renderci conto del gran numero di posti di lavoro andati persi”.

Cosa si può fare per recuperare terreno?
“Bisognerebbe che le istituzioni dessero certezze sui ristori e che fosse semplificata la burocrazia. La crisi può servire per riflettere sul rilancio dei vari settori, attraverso dei tavoli tecnici di discussione. La Sicilia ha grandi potenzialità inespresse che potrebbero creare sviluppo a 360 gradi. E che dire poi degli appalti? Dei cantieri siciliani non si conosce mai la data di chiusura. Anche gli imprenditori dovrebbero cambiare mentalità, cominciando a conoscere tutte le agevolazioni per le nuove assunzioni, facendo rete tra loro e utilizzando solo prodotti made in Sicily. Finita l’emergenza, si dovrà costruire il futuro. Il governo Draghi dovrà applicare tutte le regole europee ancora nel cassetto, ma se i Comuni, la Regione e le imprese non si faranno trovare pronti con dei progetti utili, il divario Nord-Sud potrebbe accentuarsi”.

Quali sono le maggiori criticità causate dall’emergenza Covid?
“Si stanno riscontrando grandi difficoltà nella concessione dei finanziamenti delle banche. Queste, infatti, concedono meno finanziamenti in base alla classe di rischio, che rimane troppo alta per le imprese della nostra regione. Dal primo gennaio, se gli assegni in banca non sono coperti, tornano indietro. Una circostanza a cui poche imprese prestano la dovuta attenzione. Dovrebbero invece considerare che presto gli assegni potrebbero essere analizzati non dal personale, ma dai pc, con segnalazioni immediate al Cai senza nemmeno un avviso”.

Cosa chiedete ai Governi in carica?
“Auspico che la Regione possa intervenire per sopperire alle proprie mancanze. Il Governo centrale eroga i fondi per i vari settori e li invia alle Regioni, ma queste ultime devono intervenire con delle leggi ad hoc per la loro distribuzione. Gli ultimi fondi ricevuti dal comparto dell’artigianato in Sicilia risalgono al 2012. Adesso forse arriveranno quelli del 2021. Ogni anno, dal 2013 al 2020, sono andati persi 38 milioni di euro, per un totale di circa 300 milioni”.

Ivana Zimbone

Dhebora Mirabelli, presidente Confapi Sicilia

“Piano di ripresa con le imprese protagoniste, con i lockdown si mette in ginocchio l’economia”

La crisi generata dalla pandemia ha aumentato le disuguaglianze tra le grandi realtà produttive e quelle meno strutturate. Lo conferma la presidente di Confapi Sicilia, Dhebora Mirabelli.

Cosa ha lasciato un anno di Covid-19?
“Confapi Sicilia è la Confederazione delle piccole e medie industrie che conta a livello nazionale 13 unioni di categoria. Rappresentiamo la totalità dei settori. Vi è una situazione a doppia velocità verso la possibile ripresa, con un inasprimento delle disuguaglianze e delle difficoltà a sfavore di quelle realtà non solide, non sufficientemente strutturate e organizzate, non digitalizzate e non fortemente internazionalizzate, in generale, in tutti i comparti. Le imprese siciliane, anche appartenenti a settori fortemente penalizzati come l’Horeca, oggi resistono e reinvestono grazie alla loro forza, storia e capacità di innovare, non grazie ad aiuti o agevolazioni. Stesso discorso per i settori come quelli della chimica, ambiente e alimentare che, se anche non hanno subito le chiusure degli altri comparti, hanno dovuto fronteggiare i problemi afferenti logistica ed export, oltre che quello della riorganizzazione dei processi produttivi in termini di rischi e sicurezza prima ancora che i governi facessero luce su norme e protocolli”.

Cosa occorre per riprendersi dalla crisi?
“A reggere meglio i colpi della crisi sono stati i modelli imprenditoriali fortemente caratterizzati da presenza diffusa e diversificata nei mercati esteri, forte propensione all’uso del digitale e particolare attenzione alle politiche di promozione della responsabilità sociale di impresa. Ritengo, dunque, fondamentale promuovere queste tre leve per innescare profonde e importanti trasformazioni di tutti quegli operatori economici presenti sul territorio che risultano indietro e in grossa difficoltà. Dal lato degli interventi e delle misure di Governo, ritengo sia necessario sburocratizzare con reali riforme per garantire importanti iniezioni di liquidità e favorire gli investimenti in vista dei nuovi aiuti e fondi europei in arrivo. Inoltre, bisogna favorire il dialogo con le imprese attraverso il potenziamento della concertazione datoriale e sindacale per garantire maggior efficienza nel contenimento dei contagi e capillarità dei controlli, delegando maggiormente alle imprese l’attività di autodiagnosi e di somministrazione dei vaccini per i lavoratori. Il futuro è incerto. Occorre pensare a un piano di ripresa strategico con le imprese come protagoniste. È ingenuo pensare di fronteggiare la crisi sanitaria a colpi di lockdown: così si rischia di mettere in ginocchio l’intera economia e aumentare la povertà”.

È soddisfatta del supporto fornito dai Governi nazionale e regionale?
“Confapi Sicilia è portavoce di un malcontento generale. Le imprese sane e solide, che non hanno bisogno di liquidità, si lamentano perché tartassate da proposte e richieste di supporto e concessione di prestiti dalle banche. I lavoratori autonomi, le ditte individuali, i fornitori delle medie e grandi imprese, l’economia più fragile e diffusa del territorio, si lamenta perché lasciata sola e inascoltata. Questo, per me, vuol dire solo una cosa: il Governo regionale sta fronteggiando una pandemia sanitaria ed economica usando logiche e strumenti inadeguati. Non persuadono e non convincono i proclami sull’efficienza legata alla spesa sia di fondi regionali ed extraregionali e i sogni legati al Recovery plan. A oggi, molti imprenditori aspettano e vantano importanti crediti verso la Regione da anni, dopo aver anticipato somme per importanti investimenti e, altri attendono tempi lunghissimi per avere risposte su istruttorie di richieste di credito ad istituti e banche sovvenzionati con fondi di bilancio regionale mentre sono costrette a pagare lavoratori, fornitori e locatari tempestivamente. La fiducia è ai minimi storici”. (gd)

Elvira-Restivo

Elvira Restivo, presidente Consulta Ordini ingegneri Sicilia

Quella dei sussidi non è la strada da percorrere, occorre invece creare vere opportunità di lavoro

Semplificare la burocrazia e sbloccare il pagamento dei debiti della Pa nei confronti dei professionisti. Sono alcune delle priorità indicate dalla presidente della Consulta degli Ordini degli ingegneri di Sicilia, Elvira Restivo.

Quale impatto economico ha avuto la crisi da pandemia sulla vostra categoria?
“L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha reso ancor più sconfortanti i dati relativi al livello occupazionale e al reddito medio degli ingegneri siciliani e in generale di tutti i professionisti dell’Area tecnico scientifica di Sicilia. I dati delle richieste fatte dai professionisti iscritti alle casse autonome per il ‘bonus professionisti’ ne sono un chiaro segnale: infatti gli iscritti beneficiari della Cassa di ingegneri e architetti (Inarcassa) sono stati 103 mila, numero più alto solo dopo i beneficiari della Cassa Forense (circa 140 mila)”.

Il supporto ricevuto dai Governi nazionale e regionale è stato sufficiente? Gli interventi messi in atto sono stati soddisfacenti?
“L’indennità per i professionisti iscritti alle Casse autonome, il ‘bonus professionisti’, prevista dall’articolo 44 del Decreto Cura Italia nell’ambito del ‘Fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus’ per un importo pari a 300 milioni, è stata concepita come sostegno al reddito per i lavoratori che hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività. Grazie anche al notevole impegno profuso dalla Rpt e dalla Fondazione Inarcassa, il bonus è stato inoltre riconosciuto agli iscritti alle Casse autonome anche per i mesi di aprile e maggio, nella misura rispettivamente di 600 e 1.000 euro, grazie all’incremento del Fondo, da 300 milioni a 1.150 milioni. Questo sussidio ha rappresentato certamente una boccata di ossigeno per molti professionisti, purtroppo però assolutamente insufficiente a sopperire alla mancanza di liquidità causata dalla crisi economica. Da rappresentante di categoria mi piacerebbe poter dire che i professionisti non hanno bisogno di aiuti economici ma, purtroppo, così non è. Tuttavia quella della sussidiarietà non è la strada giusta. L’unico vero modo di rilanciare le attività dei liberi professionisti è creare opportunità di lavoro”.

Quali sono le vostre proposte per la fase della “ricostruzione”?
“Le nostre proposte per la ripresa sono già state presentate al presidente Musumeci lo scorso 17 giugno in un documento a firma della Rete delle Professioni tecniche siciliane che rappresento e che riunisce agronomi, architetti, geologi, geometri, ingegneri e tecnologi alimentari. Tra le proposte esplicate nel documento: semplificare e velocizzare le procedure, sbloccare i crediti già maturati nei confronti della Pubblica amministrazione, digitalizzare gli uffici pubblici, ma soprattutto rilanciare le attività dei liberi professionisti affidando loro tutta la fase della progettazione delle opere pubbliche e lasciando alle Pa la programmazione degli interventi ed il successivo controllo. Per lo sblocco dei crediti dei professionisti maturati nei confronti delle Pa, con la liquidazione delle fatture di prestazioni professionali ultimate già da diversi anni, si potrebbe attingere a fondi messi a disposizione dal Governo, il che consentirebbe di contenere, in parte, le difficoltà che i professionisti stanno incontrando. E questa non è sussidiarietà ma il giusto riconoscimento del diritto al compenso per il lavoro svolto”.

Elettra Vitale

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