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La nipote freddata alle spalle: strage di Licata, la macabra ricostruzione

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La nipote freddata alle spalle: strage di Licata, la macabra ricostruzione

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giovedì 27 Gennaio 2022 - 13:29

Gli inquirenti ricostruiscono i tragici momenti in cui il killer si è accanito contro il fratello e la sua famiglia. Nessuna lite ieri mattina

Angelo Tardino, il possidente di 48 anni di Licata che ieri ha ucciso quattro persone, il fratello, la cognata e i due nipotini, deteneva solo due pistole. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, aggiornando la banca dati sulle autorizzazioni, gli investigatori hanno scoperto che l’assassino tempo fa aveva ceduto un fucile da caccia e un’altra pistola.

La ricostruzione

Ieri mattina, andando dal fratello, si è portato entrambe le pistole. E ha fatto fuoco sui suoi familiari. Sedici colpi, tutti quelli in canna, per uccidere il fratello e la cognata e i nipoti, Alessia di 15 anni e Vincenzo di 11 anni. Poi con un revolver si è sparato in testa. E’ morto dopo alcune ore all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per le gravi ferite riportate.

Secondo gli esami effettuati dal medico legale, Angelo Tardino avrebbe sparato al fratello Diego, prima a distanza e poi da vicino. E’ entrato a casa e ha ucciso la cognata, con almeno quattro proiettili. La nipote Alessia cerca di scappare ma viene colpita alle spalle. Il piccolo Vincenzo è stato trovato sotto le coperte. Secondo una prima ricostruzione sembra, dunque, che ieri mattina non ci sia stata una lite ma che Angelo Tardino sia arrivato, poro prima delle sette, con l’intenzione di uccidere il fratello e la sua famiglia.

Le continue liti

I due fratelli erano da tempo ai ferri corti. Aveva due terreni confinanti e litigavano spesso. Una volta per l’acqua, un’altra per il posteggio. Per un periodo avevano vissuto nella stessa palazzina. Una convivenza divenuta impossibile, tanto che Diego Tardino e la sua famiglia erano andati a vivere in campagna.

Il sindaco di Licata: “Ha perso il senso della ragione”

Nella giornata di ieri il sindaco di Licata, Pino Galanti, è intervenuto ai microfoni di QdS.it: “Una tragedia difficile da commentare -spiega -. Ha perso il senso della ragione. Un evento drammatico perché ha sterminato non solo la famiglia del fratello, ma ha rovinato anche la sua. Nessuna motivazione può giustificare quanto accaduto. Famiglie di agricoltori che non avevano problemi economici, ma pare che vi fossero diatribe legate alle loro proprietà, che riguardano l’agricoltura”.

Al via le autopsie sui corpi

Questa mattina all’obitorio dell’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento, hanno preso il via le autopsie sulle vittime. I medici legali non riusciranno a terminare gli esami medico legali entro oggi, proseguiranno nei prossimi giorni.

Il dolore dei compagni di Alessia

Sono venuti tutti in classe, i compagni e le compagne di Alessia Tardino. Frequentava la seconda B del Liceo Linares di Licata. “I ragazzi in maniera matura e responsabile sono venuti tutti per onorare la loro compagna e abbiamo subito organizzato una attività di tipo liberatorio”, spiega all’Adnkronos la professoressa Floriana Costanzo, la prof di Alessia che stamattina è in classe. La docente ha disegnato sulla lavagna una goccia circondata da onde di mare.

“Ho detto che come i confini della singola goccia si dissolvono nel mare – dice la professoressa -così anche Alessia pur non presente con noi nella sua forma fisica, rimane comunque con noi, trasformandosi in qualcosa di diverso. E ho detto che quel qualcosa di altro lo dobbiamo fare sentire ad Alessia”. E’ stato difficile per la docente parlare con i ragazzi.

Ciascuno di loro ha scritto una parola in cui hanno scritto cosa rappresentava Alessia per ognuno di loro. “E’ stato un momento bellissimo – dice ancora la docente – adesso i ragazzi stanno incollando delle foto che li ritraggono insieme con Alessia”. Anche belle altre classi viene ricordata Alessia Tardino. “Anche con un’attività manuale – dice – alcuni hanno scritto brevi poesie riflessioni, il tutto verrà organizzato in un ricordo che l’istituto dedicherà ad Alessia nei prossimi giorni”.

“Riaffiora il dramma di Caino e Abele”

“La Comunità ecclesiale di Licata con i suoi parroci prende atto con profonda costernazione della strage avvenuta a Licata in cui hanno perso la vita cinque persone: tra queste, due piccoli innocenti. Riaffiora il dramma di Caino, specchio di una società malata e confusa che cerca ‘il profitto’ calpestando il diritto alla vita”. E’ quanto si legge in messaggio firmato dai parroci della cittadina dell’Agrigentino all’indomani della strage familiare di contrada Safarello, dove Angelo Tardino ha ucciso il fratello Diego, la cognata e i due nipoti, prima di togliersi a sua volta la vita. Dietro la strage familiare che ha sconvolto un’intera comunità liti legati all’eredità che andavano avanti da tempo.

“Come Comunità ecclesiale – spiegano i parroci – non possiamo tacere. Abbiamo il dovere di annunciare il Vangelo della misericordia, del perdono, del rispetto per la vita, dal suo nascere al suo naturale compimento, di affermare, soprattutto, il primato dell’essere sull’avere. A nome di tutte le comunità parrocchiali di Licata, esprimiamo il nostro profondo cordoglio e affidiamo al Dio della misericordia e dell’amore questi nostri fratelli e sorelle che, oggi, hanno tragicamente concluso la loro vita terrena, assicurando la nostra preghiera e vicinanza a quanti sono stati colpiti dal grave e pesante lutto”.

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