Trapani, la scuola chiama il territorio, parola d’ordine: inclusione - QdS

Trapani, la scuola chiama il territorio, parola d’ordine: inclusione

Vito Manca

Trapani, la scuola chiama il territorio, parola d’ordine: inclusione

martedì 14 Dicembre 2021 - 00:30

Progetto dell’Ambito Territoriale di Trapani per potenziare il lavoro dell’Ufficio scolastico provinciale. Già operativa commissione di lavoro per mettere in campo azioni di contrasto al disagio

TRAPANI – Una squadra. Un progetto. Ed un obiettivo: aprire la scuola al territorio e portare il territorio all’interno degli istituti scolastici.
In sintesi, la “Scuola Promessa”. Nella sostanza una nuova sfida culturale dell’Ufficio dell’Ambito Territoriale di Trapani. Tanti interventi in programma ed una rete di associazioni, cooperative, fondazioni ed istituzioni per attuarli. Per migliorare e potenziare il lavoro dell’Ufficio scolastico provinciale. Idee chiare, punti fissi, come le azioni di contrasto al disagio. La scuola come sentinella ma anche come occasione per codificarlo e superarlo.

“Ai tavoli di lavoro – si legge in una nota dell’Usp – si discuterà per realizzare efficaci strategie di inclusione e per migliorare gli ambienti di apprendimento e, quindi, gli ambienti di vita, in modo che siano realmente aperti e inclusivi, specie attraverso l’elaborazione di sistemi integrati di intervento e di valorizzazione delle competenze maturate dai diversi attori e realtà territoriali che di inclusione, a Trapani, si occupano e bene, da tempo”.
Una scuola aperta che sviluppa dinamiche virtuose chiamando in causa il territorio.

“Potranno – continua la nota – nascere sperimentazioni circostanziate, per innovare e migliorare le prassi educative e l’efficace cooperazione e condivisione fra i diversi attori sociali, interni ed esterni alle scuole di Trapani, attivando la progettazione e la regolazione in itinere dei progetti educativi per giungere alla definizione di strumenti, anche minimi ma sostenibili e replicabili, di benessere educativo, sociale e organizzativo”.

Alle politiche contro il disagio la “Scuola Promessa” affianca le soluzioni per costruire un ponte che si presenta come una vera e propria rivoluzione culturale nella gestione della disabilità per “sviluppare una visione inclusiva della disabilità orientata alla vita autonoma, indipendente”. Si tratta di sperimentazione sul campo come sottolinea la dirigente dell’Ambito Territoriale Tiziana Catenazzo. La sua nota entra nel merito delle scelte da fare: “A tale sperimentazione, infatti, è intrinsecamente legata la possibilità di far maturare, all’interno delle singole scuole e all’interno delle diverse reti di scopo, nuovi piani e modelli di formazione del personale scolastico e delle classi: piani di formazione flessibili, specifici e integrati, che coinvolgano ad esempio gli interi gruppi di lavoro – il Consiglio di classe, ad esempio; il dipartimento; i consigli di interclasse – per giungere a una dimensione alta dei processi formativi, non più segmentati e parcellizzati e aridamente appiattiti sulle diverse tematiche, con modalità che replicano, per le diverse componenti della scuola, i modelli educativi tradizionali imposti, purtroppo ancora spesso, ai ragazzi”.

La nota della dirigente sottolinea la strategia messa in gioco: “Il progetto di ricerca e gli interventi saranno lavori e progettualità che nasceranno continuamente dal basso, rispondenti cioè alle esigenze reali delle classi, della comunità educante e sulla base del fabbisogno effettivamente rilevato nei quartieri, nelle contrade, per migliorare l’inclusione degli studenti con disabilità o in difficoltà, favorendo e sostenendo la partecipazione di tutti gli stakeholders alla realizzazione di progetti di vita sani e complessi”. “Scuola Promessa” è un realtà in evoluzione. Che avrà successo.

Ne è sicura la dirigente Catenazzo: “È il lavoro responsabile, inesausto e partecipato di tutti noi, singoli cittadini, operatori, psicopedagogisti, formatori, famiglie, associazioni, istituzioni, al quale si aggiungerà l’azione collaborativa delle stesse studentesse e degli stessi studenti, che ci aiuterà a migliorare la scuola”. è già operativa una commissione di lavoro.

Tra i punti di riferimento del progetto “le scuole sedi degli osservatori contro la dispersione e le scuole polo per la formazione e l’inclusione, oltre ai singoli dirigenti scolastici interessati a lavorare in squadra, con i percorsi e i formatori esperti più competenti ed efficaci”.

La scuola trapanese punta a cambiare i sistemi di comunicazione con il territorio, cambiando se stessa.

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