Un Festino diviso tra inquietudine e speranza. Orlando: “Numeri e contenuti straordinari” - QdS

Un Festino diviso tra inquietudine e speranza. Orlando: “Numeri e contenuti straordinari”

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Un Festino diviso tra inquietudine e speranza. Orlando: “Numeri e contenuti straordinari”

mercoledì 17 Luglio 2019 - 05:00
Un Festino diviso tra inquietudine e speranza. Orlando: “Numeri e contenuti straordinari”

L’arcivescovo Lorefice: il messaggio della Patrona contro la spietata massima del “Prima noi”. Comune e organizzatori hanno tirato le somme delle celebrazioni 2019 per Santa Rosalia

PALERMO – Con la processione religiosa delle Sacre Reliquie della Santuzza per le vie della città si è ufficialmente concluso il 395° Festino di Santa Rosalia, che ha registrato, nella notte del 14 luglio, la presenza record di 600 mila persone.

Un’edizione che gli organizzatori hanno definito storica sotto diversi punti di vista: dall’unione dei programmi religioso e artistico, pensati con l’obiettivo di coinvolgere tutti i cittadini devoti, alla realizzazione del Carro trionfale all’interno della Casa di reclusione Calogero di Bona-Ucciardone, con il coinvolgimento diretto dei detenuti, nell’ottica di un processo di inclusione sociale e di riscatto che vada oltre i giorni della festa; senza dimenticare il ripristino, dopo cento anni, del rito dell’Offerta della cera.

Il programma artistico, pensato dal Lollo Franco e Letizia Battaglia, è riuscito a portare a Palermo compagnie di artisti internazionali, garantendo spettacoli avvincenti e resi possibili grazie al coordinamento e alla gestione dell’imponente macchina organizzativa diretta da Vincenzo Montanelli.

Come evidenziato dagli stessi organizzatori, “la notizia dell’evasione di uno dei tredici detenuti coinvolti dall’inizio nel progetto, grazie a un’oculata e sapiente gestione della criticità da parte della Direzione dell’Ucciardone, del magistrato di sorveglianza di turno e all’intercessione del sindaco Leoluca Orlando, di Lollo Franco e Vincenzo Montanelli, responsabile anche della gestione dei detenuti fuori dall’Ucciardone, non ha vanificato il processo di inclusione sociale facendo sì che, al di là del gesto sconsiderato di una sola persona, gli altri componenti del gruppo avessero la possibilità di spingere il Carro trionfale e concludere il progetto”.

Un Festino straordinario – ha commentato il sindaco Leoluca Orlando – e ordinario allo stesso tempo. Straordinario nei numeri e nei contenuti, Ordinario nell’aver confermato la devozione che unisce Palermo e i palermitani a Santa Rosalia e nell’aver confermato questo momento di festa come momento di unione della città, di impegno e di speranza per il bene della comunità e dei suoi cittadini”.

Per il direttore artistico Lollo Franco, le celebrazioni hanno rivolto l’attenzione “ai palermitani senza dimenticare chi vive ai margini della società. Un Festino ideato per rendere questa importante celebrazione barocca sempre più significativa e nello stesso tempo far sì che diventi sempre di più una festa dell’accoglienza”.

E proprio di accoglienza, anche nei confronti dei migranti, ha parlato nella sua omelia l’arcivescovo metropolita di Palermo Corrado Lorefice, ricordando come il messaggio della Santuzza possa fare da guida in questi tempi segnati dalla paura del prossimo. “Quella ragazza coraggiosa, Rosalia – ha detto l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice – si levò, nei giorni della peste, per custodire Palermo. Seguirne le orme vuol dire per noi affrontare con coraggio l’abisso, non temere il diluvio di parole vuote, di gesti arroganti, di impulsi violenti, di strategie di potere, decidere di ascoltare la parola della nostra Patrona che ci spinge a proteggere e a salvaguardare Palermo, il nostro Paese, il nostro mondo. Non possiamo essere donne e uomini del ‘si salvi chi può’, donne e uomini che mancano al loro stesso essere, trascinati dall’indifferenza, dalla preoccupazione per sé stessi, secondo la spietata massima: ‘Prima noi’”.

Ancora una volta le posizioni della Chiesa sulla questione migranti si sono fatte sentire e senza mezzi termini Lorefice ha parlato di “campi di concentramento libici” che “continuano la loro sistematica distruzione nazista dell’umano con la nostra colpevole complicità”. Parole sono state spese anche per i “popoli dell’Africa e del Sud del pianeta, martoriati dallo sfruttamento dell’Occidente, ridotti allo stremo e alla morte. Un esercito di corpi tanto reali quanto invisibili, che si annidano nelle macerie della storia, distrutti da una corrente gelida di annientamento e indifferenza”.

Il tema di questo Festino 2019 era l’inquietudine, questione in linea con i tempi difficili che il Paese sta attraversando, ma che, vista la risposta dei cittadini palermitani, non può che trasformarsi in un messaggio di speranza.

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