Sicilia, un “partito del Ponte” per avere più forza contrattuale - QdS

Sicilia, un “partito del Ponte” per avere più forza contrattuale

Paola Giordano

Sicilia, un “partito del Ponte” per avere più forza contrattuale

martedì 16 Giugno 2020 - 12:00
Sicilia, un “partito del Ponte” per avere più forza contrattuale

Convegno Lions in diretta streaming sulla pagina Facebook del Distretto 108YB. Presente anche il presidente Musumeci. Per convincere Roma e Bruxelles unire le forze per quello che è il naturale proseguimento di un’infrastruttura transnazionale

CATANIA – Un racconto dove l’incipit coincide con il finale: così il governatore dei Lions siciliani, Angelo Collura, ha riassunto l’anno sociale da lui presieduto nel corso del convegno “L’Associazionismo per il Ponte sullo Stretto di Messina” trasmesso in diretta streaming venerdì 12 giugno sulla pagina facebook del Distretto 108YB.

L’evento si inserisce nel solco del tema distrettuale lanciato lo scorso 21 settembre a Trecastagni con una giornata scandita da tre tavole rotonde, ciascuna densa di spunti d’azione.

Spunti che non sono mancati neanche in quest’ultimo appuntamento organizzato dall’uscente governatore Collura, che ha voluto coinvolgere anche i massimi rappresentanti degli altri club service siciliani: Valerio Cimino, governatore del Distretto Rotary 2110 (Sicilia e Malta), Alfredo Buttafarro, Luogotenente Governatore della Divisione 1 Sicilia Dei Due Mari e Rina Florulli, vice presidente nazionale del Soroptimist.

Ad avviare i lavori è Angelo Collura che, dopo aver ricordato l’idea di fondo che ha caratterizzato il suo anno sociale, vale a dire “rendere il mondo dell’Associazionismo intermediario tra istituzioni e società e interprete dei bisogni della comunità, dinanzi alla presenza a puntate dei partiti politici”, ha passato la parola ai tre rappresentanti dei citati club service per un breve saluto.

Con la premessa del nostro direttore, Carlo Alberto Tregua, moderatore dell’incontro virtuale, si è entrati nel vivo della questione: la necessità e l’urgenza di realizzare una delle principali opere tante volte annunciate ma mai iniziate. “Senza il Ponte – ha esordito il direttore Tregua – si vanifica la possibilità di effettuare una linea veloce tra la Sicilia e il resto dell’Italia”.

“Il Governo nazionale, a seguito dell’emergenza socio-economica scaturita dal Covid-19, ha aperto le maglie della spesa pubblica sospendendo temporaneamente il vincolo del pareggio di bilancio. Questa potrebbe essere un’occasione propizia per attivare un investimento in un manufatto riconosciuto da tutti come essenziale” ha ricordato il direttore Tregua che ha interpellando a riguardo Rosario Faraci, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università di Catania.

“L’attraversamento stabile dello Stretto – spiega Faraci – è fondamentale perché rappresenterebbe il naturale completamento di quel corridoio scandinavo-mediterraneo di trasporto che dovrebbe essere completato entro il 2030. Questo è il momento opportuno non soltanto perché si sono riattivate le politiche di spesa pubblica ma perché agli occhi dell’Unione europea per il completamento di quel corridoio mancano soltanto Sicilia e Calabria e questo soltanto vale 7 milioni di persone. Il tema va dunque affrontato con coraggio e determinazione”.

“L’attraversamento stabile – precisa Faraci – ammette soluzioni ingegneristiche diverse: oltre al Ponte può esserci anche quella del tunnel. I tecnici devono proporre per ogni soluzione pro e contro. Alla politica spetta il compito di decidere e deve farlo in fretta”.

La palla è passata poi a Francesco Pira, professore di comunicazione e giornalismo presso l’Università degli Studi di Messina, il quale sottolinea che “Da decenni parliamo di un non-luogo. Non siamo riusciti a comprendere che il tema del ponte non è solo ingegneristico ma è anche culturale e simbolico perché c’è il problema di unire due terre che hanno due sponde diverse ma hanno tante cose in comune. Ci sono tensioni esistenti dal punto di vista sociale tra processi di globalizzazione e comunità locali. Su questo si gioca il tema, molto sentito, dell’identità culturale. Il grande scrittore siciliano Andrea Camilleri diceva che il ponte renderà la Sicilia meno isola, meno orgogliosa e forse meno malinconica. Finalmente riusciremo ad eliminare quel senso di maledetta o benedetta sicilianitudine nel quale molti di noi si sono trovati senza desiderarlo. Quella del ponte sullo Stretto è quindi anche una grande operazione di comunicazione strategica perché significa spiegare all’umanità come cambierà questo pezzo d’Italia. Il ponte potrebbe servire e molto per lo sviluppo economico della Sicilia che possa andare in un sistema globalizzato a valorizzare un’identità culturale forte come quella siciliana”.

È toccato poi al presidente della regione Nello Musumeci intervenire sull’intricata questione: “Quelle che contano sono le idee che diventano azioni. Sono 135 anni che il Ponte rimane una buona volontà di una parte della politica. Il tema è che la politica non riesce a trovare una sintesi tra pro e contro o invece che il Sud rimane un tema marginale nell’agenda politica di tutti i governi? è una domanda cui è difficile rispondere: se noi non ci iscriviamo tutti al partito del ponte non avremo un sufficiente potere di contrattazione con Roma da una parte e Bruxelles dall’altra. Perché ci sia la volontà di tutte e due le istituzioni serve il partito del ponte che deve essere in Sicilia un partito maggioritario. Il Ponte non è un capriccio ma è il naturale proseguimento di una infrastruttura transnazionale.

In una terra come la Sicilia che fa finta di cambiare – perché nella sua stragrande maggioranza non vuole cambiare, il siciliano ha paura del nuovo – il primo problema è a casa nostra: dobbiamo superare la paura della perdita dell’insularità. Il ponte non priva la Sicilia della sua insularità sul piano sentimentale. Dobbiamo quindi metterci in prima fila, tutti noi, sul fronte delle grandi infrastrutture perché queste sono essenziali per dare alla Sicilia un ruolo nel Mediterraneo. Dunque confrontiamoci, condividiamo un percorso perché se stiamo insieme riusciremo a smuovere dall’insensibilità quanti finora hanno consentito che la Sicilia restasse un deserto isolato dal resto del mondo”.

A chiudere il convegno è Collura che denuncia come il coraggio del cambiamento sia difficile: “è difficile svegliarsi dal torpore in cui ci troviamo ma occorre fare cassa di risonanza, cercare di essere squadra affianco alla Sicilia che vuole crescere”.

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