Si rivela un bluff la fascia bioraria nel mercato libero dell’energia - QdS

Si rivela un bluff la fascia bioraria nel mercato libero dell’energia

Michele Giuliano

Si rivela un bluff la fascia bioraria nel mercato libero dell’energia

domenica 30 Settembre 2012 - 00:00
Si rivela un bluff la fascia bioraria nel mercato libero dell’energia

Ogni anno 100 mila consumatori passano al nuovo mercato ma 15 mila ritornano a quello vincolato. Le tariffe serali, che prima facevano risparmiare il 30%, hanno subito rialzi

PALERMO – Il mercato libero dell’energia rimane ancora di scarso interesse per i consumatori. Spesso il vantaggio economico è di pochi euro, i benefici attesi rischiano di rimanere sulla carta o comunque di essere inferiori a quanto ci si aspettava e le tariffe non sono facilmente comparabili o comprensibili. Ogni anno sembra che 100 mila consumatori passino al mercato libero ma 15 mila ritornano a quello vincolato. E il 30 per cento dei consumatori passati al mercato libero finiscono con lo spendere più di prima. È quanto evidenziato dalla Fondazione Consumo Sostenibile che ha preso parte alle audizioni con l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. “Occorre fare di più – ha detto Paolo Landi, presidente della Fondazione – per sviluppare il mercato libero. È indispensabile una maggiore concorrenza con un mercato europeo dell’energia. Occorre rendere più consapevoli i consumatori contro le informazioni ingannevoli”. La Fondazione lancia anche una “istruzione per l’uso” molto pratica: “Alle promesse di una riduzione della bolletta del 10 per cento fatta al telefono o nel porta a porta si risponda chiedendo la proposta scritta, se segue un rifiuto allora date il benservito”.
La Fondazione ha sottolineato che è indispensabile una maggiore interconnessione europea delle reti elettriche e del gas, e ha chiesto di dare ai consumatori adeguate informazioni perché, quando passano al mercato libero, la loro scelta sia consapevole, e perché siano adeguatamente tutelati dalle pratiche commerciali scorrette che spesso passano dal telefono o attraverso il porta a porta.
La Fondazione chiede inoltre una semplificazione delle tariffe per renderle comprensibili e comparabili e un estratto conto annuale in cui siano riportati i dati significati sul consumo, sulla spesa, le variazioni rispetto all’anno precedente e le modalità di cambio del gestore. In tanti hanno aderito in particolare alla cosiddetta fascia bioraria che, sulla carta, avrebbe dovuto consentire dalle 19 sino alle 7 dell’indomani di risparmiare sulla bolletta. In quanti avranno acceso la lavatrice di sera sperando in un risparmio? In tanti. E se un tempo poteva essere vero, adesso non lo è più. O meglio, il beneficio nella bolletta di un consumatore attento alla tariffazione bioraria è pressoché nullo, meno dell’1 per cento. A denunciare per primo la beffa è stato Giulio Meneghello su Qualenergia.it, che punta il dito sullo strano fenomeno che colpisce il mercato dell’energia. L’esperto spiega perché la differenza di prezzo tra l’elettricità nella fascia diurna lavorativa, la cosiddetta F1, e nelle fasce serali, notturne e festive, le F2 e F3, è sempre più ridotta, mentre fino a pochi anni fa lo scarto registrato alla Borsa elettrica arrivava al 30 per cento: “Le cause vanno cercate nell’esplosione del fotovoltaico, che ha tagliato il prezzo dell’energia durante il giorno, e nella reazione dei produttori da fonti tradizionali che, si presume da più parti, per rifarsi dei guadagni che il solare sottrae loro di giorno stanno facendo schizzare verso l’alto il prezzo nel picco serale”.

Obiettivi e funzionamento della fascia bioraria
La tariffa bioraria nasce per legare il risparmio alle abitudini di consumo dell’utente e viene applicata dall’Autorità per l’Energia elettrica a partire dal 1° luglio 2010, a coloro che non hanno aderito alle offerte del mercato libero e sono dotati di nuovi contatori elettronici. Ovvero a tutti coloro che hanno un contratto di fornitura di energia elettrica alle condizioni stabilite dall’Autorità, cioè a chi non ha deciso di cambiare il proprio fornitore di elettricità. L’idea all’origine è buona, poiché la migrazione dei consumi su fasce orarie meno gettonate, oltre ad alleggerire (seppur di poco) la bolletta del consumatore, avrebbe portato benefici all’ambiente riducendo le emissioni di CO2 e un contenimento delle spese per il combustibile. A patto che l’energia "serale" avesse mantenuto dei costi ridotti. Oggi non è più così, dal momento che la produzione energetica da fonti rinnovabili si è imposta sul mercato offrendo forniture importanti a prezzi contenuti proprio nella fascia diurna, a scapito dell’energia da fonte convenzionale, che cerca di rifarsi la sera alzando il prezzo del kwh. Spetta ora all’Antitrust di verificare se la pratica sia corretta o meno. Intanto il consumatore paga.

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