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Messina – Atm tra la bufera e il mistero dopo il caso dei faldoni spariti

Francesco Torre

Messina – Atm tra la bufera e il mistero dopo il caso dei faldoni spariti

venerdì 18 Ottobre 2013 - 10:00
Messina – Atm tra la bufera e il mistero dopo il caso dei faldoni spariti

All’inizio di ottobre il ministero dell’Economia e delle Finanze aveva inviato un ispettore. Altra puntata della guerra tra il neocommissario e l’ex direttore generale

MESSINA – Ci mancava solo il furto con scasso per rendere la storia dell’Atm sempre più simile ad un thriller dalle sfumature grottesche. L’evento si è verificato nella notte tra il 6 e il 7 di ottobre e secondo la ricostruzione dei fatti fornita dall’azienda sarebbe stato scassinato un armadietto e asportati alcuni faldoni contenenti documenti societari. Quella che all’inizio sembrava prefigurarsi come un’azione da parte di ignoti per prelevare chissà quali segreti, ben presto però si è tramutata nell’ennesima puntata della guerra tra il neocommissario Domenico Manna e l’ex direttore generale Claudio Conte.
L’accusa. Secondo Manna, infatti, l’autore del prelievo forzoso di documentazione è proprio Claudio Conte, il cui contratto non è stato rinnovato e che avrebbe dovuto svolgere il proprio ultimo giorno di lavoro il 5 ottobre. In questo senso, la direzione Atm ha fatto partire un esposto in Procura di ben sei pagine, specificando come Conte si sia recato al suo ufficio non autorizzato anche il 6 ottobre e che, pregato ad allontanarsi, avrebbe poi prelevato “quattro pesanti borsoni pieni di materiale cartaceo”.
La difesa. “Ho preso solo le mie cose”, è stata la replica di Conte, che non ha negato di essersi recato in ufficio senza autorizzazione (perché confidava nell’esito positivo del suo ricorso gerarchico, dice) ma che rifiuta di essere indicato come lo “scassinatore notturno”. È in atto un omicidio mediatico nei miei confronti”, ribadisce con un pizzico di vittimismo.
L’ispezione. Cosa c’era nei documenti che sono stati prelevati? Nessuno sembra saperlo. Quel che è certo, però, è che all’inizio del mese di ottobre il ministero dell’Economia e delle Finanze ha inviato un ispettore, tale Gaetano D’Onofrio, per scandagliare i conti dell’Atm, ed è difficile dunque immaginare che l’incidente non sia connesso con questa circostanza. Questo, almeno, è il fondamento della tesi accusatoria. Per Conte, invece, il collegamento non avrebbe senso, in quanto già prima dell’incidente egli avrebbe parlato a lungo con il commissario di ogni aspetto riguardante la gestione aziendale negli ultimi anni.
“Penso che tutto sia invece riconducibile – ha affermato Conte – allo scontro decennale di cui notoriamente ho patito in prima persona le conseguenze, fra la dirigenza Atm e parte della burocrazia comunale, di cui il commissario Manna è un ottimo esponente”.
La verità, come al solito, starà in mezzo? Ormai a giudicarlo sarà la magistratura, che a proposito di Claudio Conte dovrà anche valutare il grado di colpevolezza riguardo all’infamante truffa del chilometraggio ai danni della Regione Siciliana, per la quale comunque sono indagati numerosi dirigenti Atm, tra cui anche Ferdinando Garufi, ovvero colui che ha sostituito Conte alla direzione e che adesso lo denuncia alle autorità ponendosi quale esempio di moralizzazione.

I sospetti sugli sprechi e la resa dei conti

Messina – La guerra mediatica e ormai anche giudiziaria tra Manna e Conte non è l’unico segnale del clima sempre più teso in Atm. Nei giorni scorsi, un messaggio di minacce da parte di ignoti è stato recapitato al nuovo Ufficio unico turnazioni, voluto dal commissario per evitare favoritismi e privilegi nell’assegnazione degli orari di lavoro ai dipendenti. Colto da un malore, un dipendente dell’ufficio è anche stato costretto a ricoverarsi in ospedale. La sensazione è che si sia arrivati alla resa dei conti, e che la presenza dell’ispettore ministeriale possa rivelare chissà quale sistema di dirottamento di fondi pubblici a fini privati. Qualche spreco, peraltro, sta cominciando ad essere diffuso spontaneamente, come quello riguardante le spese telefoniche: 296 sim attive, 126 utenze fisse e 29 sim dati per un debito con Vodafone di 160 mila euro e un altro della stessa somma nei confronti di Telecom/Tim. Si pensa ad un piano di razionalizzazione, ed è cosa buona e giusta, ma perché tutto questo viene fatto soltanto ora?

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