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Internet e social media: nuovi strumenti dei disoccupati in cerca di un lavoro

Rossana Indelicato

Internet e social media: nuovi strumenti dei disoccupati in cerca di un lavoro

domenica 07 Dicembre 2014 - 05:00
Internet e social media: nuovi strumenti dei disoccupati in cerca di un lavoro

Secondo un’indagine di Adecco, il 67% se ne serve per cercare un’occupazione. Il canale più utilizzato è Linkedin. Anche i datori di lavoro li consultano sempre di più per prendere decisioni su chi assumere

ROMA – Al giorno d’oggi tutto passa attraverso i social network. Dalla comunicazione diretta e immediata, alla miriade di amici “virtuali”, al modo di cercare lavoro. Ebbene sì, nell’era della tecnologia la Rete e i social media sono diventati lo strumento più usato e diffuso anche in ambito lavorativo.
A confermarlo l’indagine di Adecco (agenzia delle risorse umane) “Il lavoro ai tempi del #socialrecruiting”. Dalla ricerca, condotta su 7.597 candidati e 269 selezionatori, è emerso che il 67% dei candidati intervistati si serve dei social network per cercare un’occupazione, contro il 53% dello scorso anno. Il canale più utilizzato è LinkedIn con il 41%, seguito da Facebook con il 23%.
Ben il 56% dei candidati ha dichiarato di aver distribuito il proprio curriculum vitae attraverso i social media; una percentuale raddoppiata rispetto al 2013 quando si attestava al 30%.
L’utilizzo dei social per distribuire il Cv è più diffuso fra i 34-49enni (62%) e fra i laureati (67%). Viene contattato più spesso un candidato con master o dottorato (86%), ma sono le persone con titolo più basso a presentare i tassi più alti di incontro domanda-offerta di lavoro online. In aumento anche la percentuale di chi ha trovato occupazione sui social media, il 7% contro il 2% dello scorso anno. La percentuale di chi non l’ha ancora ottenuto un lavoro ma crede che quanti più siano i contatti online tanto maggiori saranno le possibilità di trovare un lavoro è pari al 10,3%.
Il web, nostro malgrado, non sempre si rivela un buon alleato: il 25,5% dei selezionatori, infatti, ha escluso un candidato a causa di informazioni, fotografie e contenuti pubblicati sui profili dei social considerati non idonei. Inoltre il 78,2% è alla ricerca di impiegati e il settore più richiesto è quello delle vendite (54,2%). I riconoscimenti professionali ed i premi ottenuti sul lavoro non sono particolarmente presenti sui profili social dei candidati, tuttavia sono tra gli elementi più considerati nelle valutazioni dei recruiter.
Un altro aspetto significativo è l’importanza che le relazioni online ricoprono nella selezione e nella ricerca di lavoro. Chi ha una rete più “ricca” ottiene risultati migliori in termini di contatti con i recruiter e maggiori possibilità di assunzione. Infatti, i candidati con una buona rete online hanno maggiore successo rispetto a quelli con una buona rete offline.
A livello globale, i risultati mettono in evidenza che i social media giocheranno sempre di più un ruolo chiave nel processo di ricerca e selezione. Secondo la ricerca, infatti, nel 2013 più della metà delle attività di selezione è avvenuta su Internet (53%) e nel 2014 si prevede che il trend continui a crescere fino al 61%.


Sempre più attenti ad un’immagine professionale
Privacy e immagine professionale sembrano contare parecchio per i potenziali lavoratori. La maggior parte dichiara di impostare il proprio profilo in modo tale che venga visualizzato solo dagli amici, seguono coloro per cui è fondamentale mantenere un’immagine professionale online e chi la considera step obbligatorio per il proprio futuro lavoro. Gli annunci di lavoro sono ritenuti dai candidati i contenuti aziendali più interessanti. I profili social delle aziende – che si tratti di commenti pubblicati da altri utenti, la popolarità dell’azienda, il numero di followers così come le foto condivise – sono spesso visti più come bacheche che come canali relazionali.
Significativa anche la fetta delle imprese che seleziona su internet i propri candidati: è il 44,8% del totale. Tra gli elementi che influiscono di più sulla valutazione dei candidati: i commenti alla partecipazione ad attività che violano regolamenti universitari o del posto di lavoro, i selfie e le foto ambigue. Minor considerazione sembrano riscontrare i commenti controversi su temi scottanti come gli stupefacenti e le foto in atteggiamenti informali.

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