Messina: smantellato Comitato d'affari, arrestata Emilia Barrile - QdS

Messina: smantellato Comitato d’affari, arrestata Emilia Barrile

Antonio Leo

Messina: smantellato Comitato d’affari, arrestata Emilia Barrile

giovedì 02 Agosto 2018 - 10:00
Messina: smantellato Comitato d’affari, arrestata Emilia Barrile

Nel corso di un'operazione che coinvolge politici, criminali, burocrati, imprenditori e faccendieri. L'ex presidente del Consiglio comunale considerata la figura centrale di questo gruppo di potere, oltre a essere la dominus di due coop, la Peloritana Servizi e la Universo Ambiente, che gestiva attraverso prestanome. CHI E' EMILIA BARRILE

Individuato e smantellato il comitato d’affari che per anni ha gestito la città di Messina: nel corso dell’operazione denominata "Terzo livello" la Dia sta eseguendo diverse ordinanze di custodia cautelare – un arresto in carcere, dieci ai domiciliari e due misure interdittive – emesse dal gip nei confronti di politici messinesi, esponenti della criminalità locale, burocrati, imprenditori e faccendieri. In corso anche sequestri di imprese e beni immobili per un valore di svariati milioni di euro.
Al centro del gruppo di potere, l’ex presidente del Consiglio comunale di Messina, Emilia Barrile, posta agli arresti domiciliani e accusata di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, atti contrari a doveri ufficio e violazione dei doveri di imparzialità nei confronti della pubblica amministrazione.
Tra gli indagati anche l’imprenditore della grande distribuzione Antonio Fiorino e con lui imprenditori, funzionari comunali, costruttori e manager delle municipalizzate.
Tra i nomi coinvolti c’è anche quello del direttore generale dell’azienda di trasporti Atm, Daniele De Almagro, che sarebbe stato favorito dalla Barrile in cambio dell’assunzione nella società di un autista privo dei requisiti per svolgere il lavoro.
Indagato anche il costruttore Vincenzo Pergolizzi: la Barrile gli avrebbe fatto acquistare, grazie alla complicità del funzionario comunale Francesco Clemente, il terreno comunale dove doveva realizzare una palazzina.
Tra gli indagati anche il commercialista Marco Ardizzone e gli imprenditori Angelo e Giuseppe Pernicone, titolari di una società di vigilanza che svolgeva l’attività in occasione di eventi allo stadio. In cambio di agevolazioni nelle pratiche amministrative la Barrile avrebbe ottenuto l’assegnazione a una coop che controllava della gestione dei punti di ristoro allo stadio.
Secondo gli inquirenti, utilizzando il potere che le derivava dal ruolo, e facendo pressioni su dirigenti e funzionari comunali, Emilia Barrile agevolava le pratiche degli imprenditori che a lei si rivolgevano: come Fiorino, appunto, che sarebbe stato aiutato nel disbrigo delle pratiche amministrative e tutelato da imprese concorrenti.
L’ex presidente del Consiglio comunale si sarebbe spinta fino a ostacolare l’apertura di un esercizio commerciale nella zona dell’imprenditore amico.
"Le indagini – scrive il Gip che ha disposto le misure cautelari – rivelano la consuetudine della Barrile allo sfruttamento del potere di influenza che deriva dal ruolo pubblico per esercitare pressioni su dirigenti e funzionari del Comune per garantire il pronto soddisfacimento di interessi privati facenti capo a un ristretto gruppo di imprenditori cittadini a lei collegati da un inquietante logica del do ut des, essenzialmente costituito con prospettiva di ritorno sia elettorale che di assunzioni di parenti vicini presso attività imprenditoriali".
Secondo gli investigatori, inoltre, la donna era il vero dominus di due coop, la Peloritana Servizi e la Universo Ambiente, che gestiva attraverso prestanomi.
Grazie ad amicizie, come quella con un personaggio già coinvolto in un blitz antimafia con l’accusa di concorso in associazione mafiosa, Emilia Barrile riusciva a gestire alcuni servizi di ristorazione e di fornitura di steward per il parcheggio all’interno dello stadio cittadino.
L’indagine della Dia coinvolge anche funzionari di alcune partecipate del Comune come l’Atm, società che gestisce i trasporti pubblici.
L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura di Messina e diretta personalmente dal procuratore Maurizio de Lucia.
L’operazione è condotta dalla Dia di Messina insieme al centro operativo di Catania e ai centri e sezioni di Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro e Agrigento.
CHI E’ EMILIA BARRILE
La Barrile, 48 anni, prima nel centrosinistra, poi passata al centrodestra per transitare infine in una propria lista civica, "Leali", è stata la più votata nelle ultime elezioni comunali con 2800 preferenze, ma, poiché la lista non ha superato lo sbarramento del 5%, non è tornata sui banchi del Consiglio Comunale.
In Consiglio era stata eletta per la prima volta nel 2008 e, dal 2013 al 2018, aveva ricoperto la carica di presidente dell’Assemblea cittadina. Nel marzo del 2015 era finita al centro di una polemica perché, multata per aver parcheggiato nello stallo dei disabili, aveva creduto si trattasse di una ritorsione nei suoi confronti da parte dei Vigili urbani, richiamati perché non presenti alle sedute di Consiglio.
Sul suo profilo Facebook risulta ancora "Presidente del Consiglio comunale di Messina". L’ultimo post risale al 22 luglio: "Oggi una bella giornata….. Una domenica di luglio e la maggior parte di noi si prepara x il mare con la famiglia, gli amici… Le mamme tra i fornelli x preparare il pranzo… Pasta con pomodoro fresco con melanzane fritte e braciole sulla griglia. Godiamoci la ns bella e meravigliosa terra. Nn ci manca nulla, mare, sole, monti e tanta tantissima bella gente! Buona domenica a tutti!"

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