Aumento dell’Iva, in Sicilia farebbe più danni: l’economia frenerebbe, l’evasione volerebbe - QdS

Aumento dell’Iva, in Sicilia farebbe più danni: l’economia frenerebbe, l’evasione volerebbe

Patrizia Penna

Aumento dell’Iva, in Sicilia farebbe più danni: l’economia frenerebbe, l’evasione volerebbe

giovedì 22 Agosto 2019 - 01:00
Aumento dell’Iva, in Sicilia farebbe più danni: l’economia frenerebbe, l’evasione volerebbe

L’evasione stimata è già altissima: 3,3 miliardi. Cgia Mestre: l’Isola è la terza regione d’Italia per incidenza percentuale di economia non osservata sul valore aggiunto

ROMA – “Non so se il Pd se si va a votare prenderà il 25% ma so che se l’Iva va al 25% è sicura la recessione. Se l’Iva passa dal 22 al 25% sarà un disastro, portiamo l’Italia alla recessione”.

Il senatore del Pd, Matteo Renzi, non ha dubbi sullo scenario apocalittico che si prospetterebbe per il nostro Paese in caso di mancato disinnesco delle clausole di salvaguardia nella prossima manovra economica.
Qualcuno ci ha provato a minimizzare. Il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, ad esempio, ha definito il paventato aumento dell’Iva “una balla incredibile, perché è evidente a tutti che basta un nuovo Governo che fa la manovra e non muore nessuno. Ma anche nel dubbio che non si facesse in tempo a fare un Governo e la manovra entro dicembre, basta fare un banale decreto, che è già pronto al Mef, ce lo abbiamo già lì confezionato, che rinvia di due mesi l’aumento dell’Iva. E c’è tutto il tempo per fare le cose bene”.

Nonostante le rassicurazioni di Garavaglia, la certezza è che quello di Renzi non è catastrofismo puro e l’ex premier non è di certo l’unico a pensarla così: la preoccupazione è generale dal momento che la crisi di governo trascinerà con sé una lunga ed inevitabile fase di stallo che avrà conseguenze deleterie per tutto il Paese ma soprattutto per il Sud, il cui tessuto produttivo è estremamente più fragile e precario.

Proprio per questo, Codacons ha deciso di scendere in campo e di far sentire la voce dei consumatori. Ha perciò lanciato un’iniziativa: uno sciopero dei consumatori per protestare “contro il rischio di un aumento Iva e il completo disinteresse del governo nei confronti dei cittadini”.

Anche la Cgia di Mestre ha messo in guardia i consumatori: l’aumento dell’Iva si tradurrebbe in una stangata per i consumi delle famiglie e in una più marcata diffusione dell’evasione fiscale.

Secondo i dati della Cgia di Mestre, l’ammontare delle imposte sottratte all’economia sarebbe pari a circa 113 miliardi di euro (questa è la stima effettuata per il 2016). Calabria, Campania e Sicilia sul podio: infatti, sarebbero le prime tre regioni in Italia per incidenza percentuale di economia non osservata sul valore aggiunto e, dunque, maggiore presenza di evasione fiscale.

In particolare, l’incidenza percentuale dell’economia non osservata sul valore aggiunto sarebbe pari al 20,9% in Calabria, 20% in Campania e 19,2% in Sicilia.
Con l’aumento dell’aliquota Iva, il quadro descritto subirà certamente un prevedibile peggioramento.

Secondo la Cgia di Mestre “il possibile aumento di 3 punti percentuali dell’aliquota ridotta e di 3,2 di quella ordinaria, spingerebbe molti clienti finali a non pagarla affatto, evitando di richiedere al prestatore del servizio la fattura o la ricevuta fiscale, soprattutto nei servizi di manutenzione, riparazione e ristrutturazioni edilizie”.

Naturalmente un possibile innalzamento dell’Iva comporterebbe anche un generale freno all’economia più in generale e per la Sicilia, a quel punto, sarebbe un vero disastro.

 


 

L’iniziativa.
Codacons: “Sciopero l’8/9”


“Il giorno 8 di settembre tutti i consumatori sono invitati a non prendere la macchina se non per estrema necessità, a non fare il pieno di benzina, a non fare acquisti se non necessari (nemmeno di generi alimentari) e a spegnere la Tv per almeno tre ore: in questo modo esprimeranno la loro protesta nei confronti in particolare del rischio di un aumento Iva, che avrebbe conseguenze devastanti per l’economia nazionale”, sottolinea il Codacons in una nota.

“Se le aliquote Iva e le accise saranno ritoccate al rialzo, infatti, i prezzi al dettaglio di una moltitudine di beni di largo consumo subiranno un aumento che determinerà a regime, nel biennio 2020-2021 e, a parità di consumi, una stangata complessiva pari a 1.200 euro a famiglia. Un altro salasso, dopo i tanti, troppi, già subiti in passato”, avverte.

 


 

Perché l’evasione dell’Iva spaventa l’Ue?


PALERMO – La lotta all’evasione dell’Iva travalica i confini nazionali. Il mancato pagamento della tassa, infatti, incide sull’economia dell’Unione Europea e dal nostro Paese,, arriva un quarto dell’evasione Iva europea totale. Cifre che allarmano l’Unione che tra le cosiddette “risorse proprie” annovera, appunto, anche una parte del gettito Iva di ogni Stato membro. Tutti i Paesi europei, infatti, devono versare nelle casse dell’Unione, lo 0.5% delle entrate derivanti dall’Imposta sul Valore Aggiunto.

Ai 35,9 miliardi che secondo la Commissione Ue mancano all’appello vanno poi aggiunti tutti i mancati introiti dell’incasso di altre tasse (Irpef, Irap e Ires) che pesano per altri 50 miliardi circa. I mancati introiti, quindi, spingono l’Unione ad essere sempre più intransigente. Intransigenza che dovrebbe e potrebbe tradursi in una più attenta lotta all’evasione nei singoli Stati membri.

 


 

Iva, 3,3 miliardi di euro l’evasione stimata: la Sicilia evade tanto quanto l’intero Belgio


Iva, la Sicilia evade quanto il Belgio: titolava così la prima pagina del Quotidiano di Sicilia dello scorso 23 ottobre 2018.

In quella pagina, veniva preso in esame uno studio di Confapi Padova da cui emergevano, con riferimento all’evasione presunta dell’Iva in Sicilia numeri a dir poco inquietanti.
Lo studio parte da un rapporto diffuso a settembre dalla Commissione Europea, e dalla ricerca “Asymmetries in the territorial Vat gap” elaborata dall’Agenzia delle Entrate per analizzare l’andamento del fenomeno nel corso degli anni in relazione alle singole regioni italiane.

L’evasione siciliana stimata è di 3.296 miliardi di euro (il 9,16% rispetto al totale italiano). Una cifra enorme se si considera che l’intero Belgio ha registrato un gap Iva di 3 miliardi e 79 milioni e che la Danimarca è riuscita a restare sotto i 2 miliardi e mezzo (dati Agenzia delle Entrate).

Guardando al quadro italiano, però, di per sé il dato siciliano non sarebbe nemmeno eccessivamente clamoroso se si considera che, per esempio, la Lombardia ha accumulato un’evasione ben superiore: 5.251 miliardi, il 14,59%. Se si incrociano queste cifre con la ricchezza prodotta, però, i nodi vengono al pettine.

Il Pil prodotto dalla Sicilia, infatti, è di appena 87.383 miliardi di euro, il 5,31 % del Pil nazionale. Quello della Lombardia, invece, è di 357.200 miliardi di euro (il 21,71% del nazionale). Questo gap ha fatto sì che Confapi Padova assegnasse alla nostra Isola un indice evasione Iva in rapporto al Pil di 1.73 (la Lombardia, invece, è rimasta sotto l’1: 0,9).

È chiaro quindi che, l’evasione registrata in Sicilia pesa notevolmente sulle condizioni finanziare del nostro Paese e penalizza, inevitabilmente, l’economia di aree più produttive, come, appunto, il Nord-Est.

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