Il dramma di Giancarlo e Maria, marito e moglie dipendenti Almaviva: "Ci licenziano? Un tradimento"

Il dramma di Giancarlo e Maria, marito e moglie dipendenti Almaviva: “Ci licenziano? Un tradimento”

Michele Sardo

Il dramma di Giancarlo e Maria, marito e moglie dipendenti Almaviva: “Ci licenziano? Un tradimento”

Michele Sardo  |
mercoledì 30 Novembre 2022 - 17:34

Il 31 dicembre il numero verde cesserà e quasi 400 dipendenti di Catania e di Palermo rischiano di perdere il proprio posto di lavoro

Già nel 2009 Massimo Venier, con il suo film dal titolo “Generazione 1000 euro”, raccontò la realtà dei lavoratori dei call center. In Italia tanti “ex giovani”, nel momento di massima espansione dei contact center, si approcciarono ad essi per mantenersi durante gli studi o in attesa di trovare il lavoro della vita. Doveva essere un ripiego momentaneo, ma in molti grazie alla cuffia hanno messo su famiglia. Soprattutto al sud, dove aziende come Almaviva, Accenture, 4 You, e tante altre, grazie anche a contratti a progetto o al lavoro interinale, hanno dato lavoro a tantissima gente.

Giancarlo Mancuso e Maria Lo Re non si sono conosciuti, come altre coppie, nei corridoi di un palazzone di un call center, ma durante un viaggio spirituale a Medjugorje nel 2006. Lì scoprirono di essere entrambi dipendenti di Almaviva contact. Colleghi, dunque, ma non si erano mai visti. Il loro quasi “miracoloso” incontro sancì l’inizio di una storia d’amore che è poi diventata famiglia grazie al matrimonio nel 2009 e alla nascita di Samuele due anni dopo. Un completamento consentito anche grazie agli stipendi di Almaviva. Non faraonici, ma a tempo indeterminato e sufficienti ad accendere un mutuo e a vivere una vita dignitosa.

Vittime di un’imposizione

Dopo quasi 20 anni, però, sulla loro favola sta calando minacciosamente una scure che potrebbe tagliare i mezzi di sussistenza che finora hanno consentito loro di andare avanti. Entrambi, sia Giancarlo che Maria, nel 2020 sono stati trasferiti al servizio 1500, numero istituito dal Ministero della Salute per l’emergenza covid. “Fu un obbligo – raccontano Giancarlo e Maria -. Non ci fu data la possibilità di rifiutarci. Una vera e propria imposizione. Venivamo tutti e due dal servizio Wind che tra l’altro era in scadenza con Almaviva. Andammo a malincuore, non pensando che quel brutto periodo sarebbe durato per così tanto tempo e che ci saremmo ritrovati all’interno di un vero e proprio dramma“.

Il servizio 1500 gestito da Almaviva doveva servire per fornire informazioni generiche sulla pandemia e sui comportamenti da tenere, ma finì ben presto per diventare un punto di riferimento per tutti, anche per chi non ricevendo risposte da ospedali e medici, non sapevano a chi rivolgersi. “Ricordo una chiamata di una donna – racconta Maria – che era disperata perché il fratello era a terra e boccheggiava. Aveva chiamato il118 e il centralino le aveva detto che non poteva mandare nessuno. Non sapevo cosa rispondere. Non mi era consentito dire di uscire col covid, non avevo la possibilità di intercedere con gli ospedali. Mi rimase solo una cosa da fare, darle conforto, consigliandole di insistere col medico di famiglia e con il 118”.

Il servizio gestito da Almaviva stacca la spina

Il 1500, con la fine della pandemia, non ha più motivo di esistere. Nessuno ha più bisogno dei 215 operatori di Palermo e dei 180 di Catania, né gli italiani e nemmeno Almaviva. Numeri alla mano, questi lavoratori sono in esubero. Per loro non c’è possibilità di passare ad altre commesse né tantomeno di usufruire della clausola sociale, utilizzata in altre situazioni. Qui il servizio non passa da un’azienda all’altra, cessa completamente. L’unica possibilità per quelli che in tanti sui social hanno definito “gli angeli del 1500”, gente che ha espletato un complicato servizio mettendo dentro cuore ed empatia, è l’assorbimento all’interno del servizio pubblico. Ma ad oggi solo una flebile speranza.

“Siamo stati catapultati in un mondo che non ci competeva – dice Giancarlo Mancuso – . Ci chiamava gente disperata alla quale nessun altro rispondeva, neanche i medici. E noi dovevamo calmare, consolare, aiutare e dare informazioni. Quando poi la situazione è diventata incalzante, con l’arrivo dei vari dpcm – continua – siamo diventati anche avvocati. Perfino le forze dell’ordine ci chiamavano per avere chiarimenti su cosa si potesse fare e cosa no. E non sempre i decreti erano così chiari, però non ti dovevi sbilanciare. Dire e non dire, perché non potevamo dare né consensi né dinieghi. Grandi responsabilità, un carico insopportabile che si univa al peso di un momento storico terribile per l’umanità. Ci siamo inorgogliti leggendo lettere di cittadini che scrivevano che avevano trovato conforto e un buon servizio. Ma adesso ci sentiamo traditi”.

Il 31 dicembre il 1500 diventerà un numero irraggiungibile. Sia a Catania, sia a Palermo i quasi 400 lavoratori potranno resistere ancora fino a febbraio 2023, poi scadranno pure gli ammortizzatori sociali e per loro probabilmente scatterà il licenziamento. Ma Giancarlo, Maria e i suoi colleghi non hanno alcuna intenzione di staccare la spina.

“La speranza è l’ultima a morire – conclude Maria Lo Re – ma ho tanta paura di restare senza lavoro. Non siamo più ragazzini e non avendo più 20 anni io e mio marito non sapremmo più come rimetterci in gioco. Siamo fuori dal mercato. Siamo al momento al 90% di cassa integrazione e – ahinoi – con un bambino di 11 anni a cui dobbiamo dare seguito”.

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