In Sicilia attese infinite agli sportelli pubblici, in dieci anni crollata qualità dei servizi erogati - QdS

In Sicilia attese infinite agli sportelli pubblici, in dieci anni crollata qualità dei servizi erogati

Serena Giovanna Grasso

In Sicilia attese infinite agli sportelli pubblici, in dieci anni crollata qualità dei servizi erogati

giovedì 05 Settembre 2019 - 00:00
In Sicilia attese infinite agli sportelli pubblici, in dieci anni crollata qualità dei servizi erogati

Confindustria-Srm: si aspetta più di venti minuti nel 28,3% dei casi quando ci si rivolge all’anagrafe e nel 55,6% quando si va all’Asl

PALERMO – L’efficienza della pubblica amministrazione nell’erogare servizi di pubblica utilità peggiora pesantemente in dieci anni. Secondo i dati contenuti all’interno del rapporto Check-Up Mezzogiorno, realizzato congiuntamente da Confindustria e Srm (Studi e ricerche per il Mezzogiorno), quasi un utente su tre aspetta più di venti minuti negli uffici delle anagrafi (il 28,3% nel 2017, quasi dieci punti percentuali in più rispetto al 19,4% del 2007). Tutto ciò a dispetto dei processi di digitalizzazione delle procedure che da anni ormai permettono di scaricare online moduli, certificati e documenti.

Sebbene i tempi di attesa siano aumentati in tutta Italia (nel 2007 l’attesa all’anagrafe nelle regioni centro-settentrionali si protraeva oltre i venti minuti nel 14,8% dei casi, il 7% in meno rispetto al 21,8% osservato appena due anni fa), in Sicilia si osserva l’incremento maggiore e l’incidenza percentuale più sostenuta di tempi d’attesa lunghi. Mentre nel Molise (17,7%) ed in Calabria (19%) attende più di venti minuti all’anagrafe una percentuale di utenti più contenuta rispetto a quella registrata mediamente al Centro-Nord ed in Italia più in generale (22,7%).

La situazione peggiora nel momento in cui analizziamo i tempi di attesa nelle Asl e negli uffici postali. Infatti, in questo caso, in Sicilia oltre la metà degli utenti aspetta per un tempo superiore ai venti minuti: nel dettaglio, si è costretti alle lunghe attese nel 55,6% dei casi quando ci si rivolge alle Asl (dato lievemente in diminuzione rispetto al 56,3% osservato nel 2007) e nel 56,5% quando ci si reca presso gli uffici postali (quattro punti percentuali in più rispetto al 52,7% di dieci anni prima). I risultati sono impietosi e dimostrano inequivocabilmente che la velocità di risposta di alcuni front office pubblici è lentissima.

Relativamente ai tempi di attesa presso le Asl, in Calabria (68,1%) e Campania (66,8%) è possibile osservare una quota più sostenuta di cittadini costretti a fare lunghe file, di oltre venti punti percentuali superiore alla media delle regioni centro-settentrionali (47,3%). Anche in questo caso, il Molise si conferma la regione meridionale con l’incidenza più contenuta (49,9%), addirittura inferiore alla media nazionale (51,5%).

In riferimento alla celerità degli uffici postali, nelle regioni centro-settentrionali si attende un tempo superiore a venti minuti nel 41,8% dei casi (circa quindici punti percentuali meno della Sicilia). Troviamo ancora una volta il Molise tra le regioni con la più bassa incidenza (42,1%), stavolta in compagnia dell’Abruzzo (43%). Mentre in Campania (60%), Calabria (59,8%) e Basilicata (58,7%) è possibile osservare valori record negativi, superiori alla media meridionale (56,4%).

Ad ogni modo, occorre precisare che i ritardi e le inefficienze della nostra pubblica amministrazione non sono ascrivibili solo ed esclusivamente alla cattiva organizzazione della stessa. Infatti, parte della responsabilità va ricercata anche negli effetti che caratterizzano moltissime leggi, decreti e circolari che, spesso in contraddizione tra loro, hanno aumentato a dismisura la burocrazia, complicando non solo la vita dei cittadini e delle imprese, ma anche quella degli impiegati pubblici.

Dipendenti pubblici, in otto anni 16.400 in meno, dal 2009 al 2017 -5,7% (in Italia -4,3%)

Il personale della pubblica amministrazione è spesso al centro del dibattito quando si parla di lotta agli sprechi e razionalizzazione della spesa pubblica, dibattito che vorrebbe un maggiore efficientamento delle prestazioni e spesso e volentieri anche un taglio degli addetti. Tra il 2009 e il 2017 la riduzione tanto auspicata si è realizzata: infatti, il numero di dipendenti pubblici in Sicilia è diminuito in maggior misura rispetto a quanto è avvenuto nel resto del Paese.

Secondo i dati contenuti all’interno del rapporto Check-Up Mezzogiorno, recentemente pubblicato da Confindustria e Srm (Studi e ricerche per il Mezzogiorno), nel 2017 il numero di dipendenti della pubblica amministrazione nell’Isola è stato pari a 272.743, ovvero il 5,7% in meno rispetto ai 289.143 contati nel 2009 (-16.400 unità; mentre a livello nazionale si è passati dalle 3.362.319 unità del 2009 alle 3.219.290 del 2017, pari al 4,3% in meno).

Scuola, autonomie locali, servizio sanitario nazionale, contratto Regione Sicilia e Corpi di Polizia costituiscono le cinque forme contrattuali che nell’Isola contano il maggior numero di dipendenti. In particolare, all’interno del comparto della scuola è impiegato oltre un terzo dei dipendenti pubblici complessivi (100.658), composti per i tre quarti da donne (73.891) e per il restante quarto da uomini (26.767).

Si osserva il medesimo andamento in tutte le regioni meridionali, in cui il numero di dipendenti è diminuito in misura pari al 7,4%, contro la contrazione pari al 2,5% osservabile nelle regioni centro-settentrionali. In valori assoluti, tra il 2009 e il 2017, il numero di dipendenti pubblici nel Mezzogiorno è diminuito di quasi 90 mila unità, di cui oltre un terzo nella sola Campania (-34 mila unità, pari al -10,9%).

Oltre che in Campania, le riduzioni percentuali più consistenti si osservano in Molise (-12%, da 20.846 a 18.345) e Puglia (-9,6%, da 227.700 a 205.885). Mentre in Sardegna, negli otto anni considerati la situazione si è mantenuta pressoché stazionaria: infatti, la variazione negativa è stata pari allo 0,1% e si è passati dai 109.230 dipendenti pubblici del 2009 ai 109.123 del 2017.

Nonostante queste riduzioni tanto marcate, in Sicilia l’incidenza percentuale di dipendenti pubblici sulla forza lavoro si mantiene elevata, più alta di quanto non avvenga a livello nazionale: infatti, nell’Isola i soggetti alle dipendenze della pubblica amministrazione rappresentano il 15,8% della forza lavoro; mentre a livello nazionale tale incidenza resta ferma al 12,6%. In Calabria (17%) e Sardegna (16,3%) è possibile osservare incidenze ancora più elevate rispetto a quella siciliana.

Mentre appare in linea con la media nazionale il numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione: infatti, in questo caso, l’incidenza percentuale in Sicilia è pari al 5,3%, contro il 5,4% osservato mediamente a livello nazionale. Un’incidenza nettamente superiore si osserva in Sardegna (6,6%), Basilicata e Molise (entrambe le regioni con un’incidenza pari al 5,9%). Mentre i valori più contenuti si osservano in Campania (4,8%) e Puglia (5,1%).

Osservatorio Inps
Numero contratti, Scuola in testa

Nel 2017 il numero di lavoratori dipendenti pubblici con almeno una giornata retribuita nell’anno è risultato pari a 3.561.432 (+0,5% rispetto al 2016), con una retribuzione media di 31.981 euro e una media di 290 giornate retribuite.

È quanto emerge dai dati relativi al 2017 diffusi dall’Osservatorio sui lavoratori dipendenti pubblici. Gli osservatori statistici Inps si arricchiscono ora con la nuova banca dati statistica sui lavoratori pubblici aggiornata con la serie storica 2014-2017.

Il gruppo contrattuale più numeroso nella pubblica amministrazione è quello della Scuola con il 36,3% dei lavoratori, seguito dal Servizio Sanitario con il 19,1%. Seguono le Amministrazioni locali (Regioni, Province, Comuni) con il 16,5% e dalle Forze Armate, Corpi di polizia e Vigili del Fuoco con il 14,6%.

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