L’Intersindacale incontra il ministro Schillaci, istituito tavolo tecnico per il rilancio del Ssn - QdS

L’Intersindacale incontra il ministro Schillaci, istituito tavolo tecnico per il rilancio del Ssn

redazione

L’Intersindacale incontra il ministro Schillaci, istituito tavolo tecnico per il rilancio del Ssn

Patrizia Penna e Vittorio Sangiorgi  |
giovedì 26 Gennaio 2023 - 05:20

La preoccupazione dei vescovi: "Stiamo andando verso una sanità d'élite"

“Un tavolo tecnico ufficiale permanente al fine di ripristinare le relazioni sindacali, con il compito di analizzare e trovare soluzioni ai tanti e complessi problemi del nostro sistema sanitario la cui ripresa non può essere affidata all’anacronistico mantenimento in servizio fino a 72 anni dei medici, dirigenti sanitari e veterinari: una soluzione peraltro inutile che bloccherebbe ulteriormente l’ingresso e le carriere dei sanitari più giovani”.

È questo il risultato del confronto avvenuto ieri tra l’Intersindacale della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria e il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
In una nota le sigle rappresentate dall’Intersindacale – Anaao Assomed; Cimo-Fesmed (Anpo-Ascoti, Cimo, Cimop, Fesmed); Aaroi-Emac; Fassid (Aipac, Aupi, Simet, Sinafo, Snr); Fp Cgil medici e dirigenti Ssn; Fvm Federazione veterinari e medici; Cisl medici – esprimono “soddisfazione per gli impegni assunti dal ministro”, sui quali “vigileremo”, assicurano.

“Abbiamo convenuto sulla stretta necessità di riformare il Dm 70, strumento ormai obsoleto – riporta l’Intersindacale – di abbattere la tagliola del tetto di spesa all’assunzione di personale, di rivedere i fabbisogni appena pubblicati, di una riforma del sistema formativo nella direzione dell’introduzione di un contratto di formazione lavoro e in particolare, vista l’apertura della contrattazione, sulla necessità di trovare nel bilancio nazionale risorse extracontrattuali per restituire dignità al ruolo dei dirigenti medici, sanitari e veterinari. Occorre inoltre andare avanti con la modifica del decreto 113/2020 sulle aggressioni al personale, che richiede l’attribuzione della funzione di pubblico ufficiale al medico e l’obbligo dell’azienda presso la quale lavorano i sanitari vittime di aggressioni e intimidazioni di costituirsi parte civile e di sostenere le spese legali del sanitario”.

Per quanto riguarda il rinnovo del contratto di lavoro, “il primo passo è verso una collaborazione in termini di esigibilità della norma e del miglioramento delle condizioni di lavoro”.
“La strada non è priva di ostacoli, principalmente burocratici e culturali – commenta l’Intersindacale – ma occorre una forte innovazione del rapporto di lavoro di categorie professionali che sono assediate dal mercato privato pronto a sottrarne le abilità sanitarie per potenziare la sanità privata e convenzionata accreditata”.

“Fino a quando però esiste la voglia di contribuire a salvare il Servizio sanitario nazionale – concludono i sindacati – noi saremo disponibili al confronto e alla sintesi condivisa”.

La preoccupazione dei vescovi

“Grande preoccupazione” “riguardo alla sanità pubblica” è stata espressa dai vescovi italiani. Una preoccupazione che ha trovato eco nel documento finale dei lavori del Consiglio permanente della Cei che ha chiuso il parlamentino dei vescovi riunito in questi giorni.

Secondo i presuli, la sanità pubblica, infatti, “sta scivolando verso una sanità di élite che rischia di lasciare indietro chi non ha possibilità economiche e dunque è costretto a non curarsi”. Allo stesso tempo, è stato rilevato “il pericolo di un nuovo assistenzialismo che sembra tamponare le emergenze, ma che non risolve i problemi alla radice”.

“Il divario tra Nord e Sud, visibile non solo in campo sanitario, – si afferma ancora – si accentua in relazione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), uno strumento che richiede una grande capacità progettuale e che fatica, pertanto, ad essere a servizio di tutti, soprattutto delle regioni del Mezzogiorno”.

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