Quando il teatro sposa l’impegno civile: le donne contro la Mafia - QdS

Quando il teatro sposa l’impegno civile: le donne contro la Mafia

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Quando il teatro sposa l’impegno civile: le donne contro la Mafia

Antonio Licitra  |
sabato 16 Aprile 2022 - 09:28

L’attrice Cinzia Caminiti al QdS: “Uno spettacolo per dare loro voce”. Serena Iuppa: "Verità sull'agenda rossa di Borsellino". La storia di Luana Ilardo: "Mio padre vittima dello Stato"

PALERMO – Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Mai frase fu più azzeccata quando si parla di lotta contro la mafia. Da Felicia Impastato a Rosaria Costa, passando per Francesca Morvillo ed Agnese Borsellino. Ad aprire questo spazio dedicato alle donne, è Cinzia Caminiti autrice ed attrice dello spettacolo “Libere – Donne contro la mafia”.

Come nasce l’idea dello spettacolo e qual è il messaggio che si vuole trasmettere?
“L’idea è antica. Da quando scrivo per il teatro avevo sempre avuto il desiderio di scrivere di donne e di mafia. Non c’era mai stata l’occasione di poterlo fare, fino allo scorso anno, quando durante il periodo pandemico ho iniziato a scrivere di questo argomento che ho sempre ritenuto fosse soltanto riservato agli uomini. In tal senso, ho sempre pensato che la mafia sia sempre stata vista appannaggio degli uomini. Volevo, quindi, dare voce a quelle donne che hanno subito la mafia, attraverso degli avvenimenti importanti, strappandole un figlio piuttosto che un marito o un fidanzato. Questo è il motivo per il quale ho scritto ‘Libere – Donne conto la mafia’ che successivamente è diventato uno spettacolo. è il racconto di queste nove donne, realizzato in maniera forte e diretta. Ritengo che un argomento del genere debba essere trattato come merita. Iniziai, dunque, a documentarmi sulle storie di queste donne. Sono tutte donne realmente esistite, eccezion fatta per la fidanzata di Enzo Brusca che è frutto della mia fantasia. L’ho inventata perché mi serviva raccontare la storia di una donna che aveva avuto la disavventura di conoscere un boss mafioso e di averci fatto l’amore, scoprendo, successivamente, che il proprio fidanzato aveva ucciso un bambino sciogliendolo nell’acido. L’aver fatto l’amore con un boss mafioso, rappresenterà per questa donna uno stupro a se stessa”.

Un binomio tra donne e teatro. Quanto può essere importante uno strumento come il teatro per colmare quello che è il gap di genere, ovvero aiutando il processo delle pari opportunità dando visibilità alle donne?
“Penso che il teatro sia un mezzo potentissimo che serva ad arrivare all’obiettivo che ti prefiggi. In questo caso volevo parlare di donne e mafia non per fare spettacolo ma per fare impegno civile. Nel tempo, ho capito, che non poteva essere soltanto un semplice spettacolo teatrale ma molto di più. Nel teatro, la sensibilità femminile è di fondamentale importanza. La donna, in teatro, quando ha bei ruoli da interpretare ha sicuramente una marcia in più”.

Secondo Lei oggi le donne sono veramente libere? Qual è il ruolo delle donne nella lotta contro la mafia?
“Le donne riescono a liberarsi da questo peso opprimente, che è la mafia, soltanto nel caso in cui si metabolizza il dolore. Denunciare e raccontare la tua storia agli altri, aiuta l’anima a liberarsi. Le attiviste sono quelle che poi fanno antimafia. Piera Aiello, nel mio spettacolo dice: ‘La donna in Sicilia, per essere veramente libera, deve scegliere da che parte stare’. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in collegamento da Milano, durante il seminario, ha detto: ‘Paolo, non sarebbe stato Paolo, se non avesse avuto nostra madre’. L’indomani Enzo Bianco, ci ha ricordato la figura di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, che era una donna importantissima per il giudice e che lo sosteneva nelle sue battaglie. Il ruolo delle donne, soprattutto nella lotta contro la mafia, è di fondamentale importanza, a dimostrazione che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”.

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