Ricerca Alzheimer, finanziamento a giovane ricercatore catanese

Alzheimer, dati da emergenza ma la ricerca c’è: la molecola NHK1 e gli studi di Andrea Magrì

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Alzheimer, dati da emergenza ma la ricerca c’è: la molecola NHK1 e gli studi di Andrea Magrì

Marianna Strano  |
lunedì 02 Gennaio 2023 - 08:16

Con l'invecchiamento della popolazione, l'Alzheimer potrebbe diventare sempre più comune e la ricerca è fondamentale per contrastare l'emergenza. Ne parla il ricercatore catanese Andrea Magrì.

In Italia si stimano circa 600mila persone colpite da Alzheimer e i casi – a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione – rischiano di triplicarsi entro il 2050: di fronte a questi dati, non si può sottovalutare l’importanza della ricerca. Per questo assume particolare importanza il finanziamento ricevuto da un giovane ricercatore catanese, Andrea Magrì.

L’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus – AIRALZH ha concesso a Magrì e al team con cui lavora – che vede come capi laboratorio due professori di Biologia Molecolare dell’Università degli Studi di Catania, Vito De Pinto e Angela Messina – un fondo di 40mila euro per portare avanti le ricerche sull’azione del peptide NHK1 per il contrasto della malattia degenerativa.

Su QdS.it, Magrì spiega i contenuti del progetto e l’importanza della ricerca sull’Alzheimer, una malattia che rischia di diventare una vera e propria emergenza sanitaria.

Il ricercatore Andrea Magrì, che ha vinto un finanziamento per la ricerca sull'Alzheimer
Il ricercatore Andrea Magrì, che ha vinto un finanziamento per la ricerca sull’Alzheimer. Fonte immagine: UNICT

Ricerca sull’Alzheimer, lo studio sulla molecola NHK1

La ricerca sull’Alzheimer che vede protagonista il giovane ricercatore di Biologia Molecolare dell’Università di Catania ha come titolo “Using NHK1 interfering peptide to recover mitochondrial dysfunction in Alzheimer’s disease”. Proprio la molecola brevettata NHK1 è l’oggetto principale di studio e attenzione, per i suoi potenziali effetti anti-degenerativi nei pazienti colpiti da Alzheimer.

“Il progetto prevede l’utilizzo di una molecola che abbiamo brevettato con un effetto anti-neurodegenerativo. L’idea è di vedere se questa molecola, il peptide NHK1, che ha dato un risultato positivo in vitro, possa darli anche per il contrasto dell’Alzheimer. In particolare, andiamo a valutare la sua azione di contrasto alla disfunzione mitocondriale associata alla malattia”, spiega Magrì. In sostanza, quindi, l’obiettivo è valutare l’utilizzo della molecola brevettata per aiutare il recupero della cellula colpita dalla malattia al fine di contrastare gli eventi devastanti dell’Alzheimer sul cervello.

I dati dell’emergenza e l’importanza della ricerca

In un Paese dove la natalità è ai minimi storici e le persone anziane sono in maggioranza, le patologie correlate all’invecchiamento – dalla demenza senile all’Alzheimer – sono molto diffuse. E le previsioni non sono delle migliori: si stima infatti che nel 2050 a livello mondiale circa 153 milioni di persone saranno affette da demenza (2,3 milioni solo in Italia, con un aumento di 900mila casi rispetto a oggi). E nel 70% circa dei casi, la malattia sarebbe proprio di Alzheimer.

Un dato decisamente preoccupante soprattutto per l’Italia, considerando i problemi che il sistema sanitario nazionale potrebbe avere nel gestire questi numeri. In un contesto in cui non c’è tempo da perdere, la ricerca su tutte le patologie degenerative e normalmente legate all’invecchiamento – come l’Alzheimer – diventa fondamentale.

Lo conferma anche Andrea Magrì, che dichiara: “Chiaramente è importantissimo fare ricerca. Oggi si vive molto più a lungo e – poiché l’Alzheimer è una malattia tipica dell’invecchiamento – si rischia che i casi si moltiplichino presto. È una cosa che va contrastata, sia perché è un problema dal punto di vista sociale ma anche da un punto di vista economico. Per questo la ricerca sul tema è molto sentita, in Italia come all’estero, e per questo si studia tanto per contrastare gli effetti della malattia”.

Eppure, si sa, la ricerca non è quasi mai tra le priorità dei Governi, a livello locale come internazionale. Da ricercatore di Biologia Molecolare, Andrea Magrì racconta come invece la ricerca sia non solo importante ma anche fondamentale per il Paese. E non si parla solo di questioni sanitarie, ma anche economiche e sociali.

“La ricerca ha sempre un aspetto secondario in Italia. Rispetto ad altri Paesi europei, ci sono pochissime risorse e a queste risorse è difficile accedere. Serve aumentare le risorse, soprattutto quelle per la ricerca di base. È vero che fare ricerche su Alzheimer e cancro è importante, ma a queste si arriva attraverso anni di ricerca di base. E la ricerca di base non è abbastanza sistematica qui”, spiega il ricercatore.

“Per la ricerca di base l’unica fonte di approvvigionamento è il Ministero. E i fondi sono stati sempre di meno negli ultimi anni. Anche se con il Pnrr si è invertita un po’ la rotta, si spera che questa cosa diventi sistematica presto”, conclude Magrì.

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