Sicurezza, gli istituti di vigilanza vogliono collaborare - QdS

Sicurezza, gli istituti di vigilanza vogliono collaborare

Ivana Zimbone

Sicurezza, gli istituti di vigilanza vogliono collaborare

giovedì 26 Marzo 2020 - 00:00
Sicurezza, gli istituti di vigilanza vogliono collaborare

Nonostante le restrizioni “anticoronavirus”, molti i siciliani che violano le regole. Occorre intensificare i controlli. Iniziativa di un gruppo di imprenditori del settore: “Insieme alle Forze dell’ordine in qualità di volontari”

CATANIA – La “quarantena generale” per contenere il Coronavirus sul territorio nazionale, anche in Sicilia, necessita di un controllo da parte delle forze dell’ordine. Soprattutto dopo le decine di migliaia di siciliani rientrati dalle zone più colpite dall’epidemia. Così, diversi istituti di vigilanza privata, assunti regolarmente dalla Regione siciliana nelle strutture pubbliche, si propongono per fornire gratuitamente parte del proprio personale.

Nella nostra regione lo spirito delle restrizioni in atto non è stato recepito allo stesso modo da tutta la cittadinanza. C’è chi – esagerando – passeggia il cane calandolo con il guinzaglio dal balcone, per non mettere il proprio naso fuori dalla porta, chi utilizza tutti gli escamotage possibili per uscire “a norma di legge”; c’è, poi, chi esce esclusivamente in caso di estrema necessità o per motivi di lavoro – e solo con guanti e mascherina e chi – incurante delle ripercussioni legali, sanitarie e morali delle proprie azioni – prova ugualmente a svolgere una “vita normale” o a far ritorno in Sicilia, dopo lunghi periodi trascorsi nel Nord Italia. A questi si aggiungono quelli che ne approfittano per derubare i ricoverati in ospedale, rapinare le farmacie.

Che le crisi economiche, sociali e sanitarie siano in grado di mettere a dura prova i sistemi di governo e amministrazione non è una novità. Dunque, il controllo da parte delle forze dell’ordine risulta indispensabile per punire e scoraggiare l’irresponsabilità di quei “pochi” che non rispettano la salute pubblica e nemmeno le autorità.

Il presidente della Regione, Nello Musumeci, nell’esigenza di un cospicuo numero di addetti alla sicurezza, ha persino deciso di interpellare l’esercito. Sospendendo anche, con il “Decreto Sicilia”, collegamenti e trasporti ordinari delle persone da e per la regione.

Per fortuna, sempre in Sicilia, c’è una grande quantità di imprenditori disposti a venire in soccorso alle giuste cause. Così, accanto ai tentativi di riconversione industriale – anche a titolo volontario – per la produzione di mascherine anticontagio, c’è l’offerta volontaria e gratuita di alcuni istituti di vigilanza.

“Lo spirito dell’iniziativa da me immaginata, e da subito sposata dai colleghi rappresentativi dei maggiori istituti di vigilanza della regione (Luciano Basile, amministratore delegato di Sicurtransport; Filippo Basile, patron di KSM; Carla Strano, amministratrice di Sicilia Police), è quella di mettere da parte ogni divergenza di mercato e unire le forze in un momento di grande difficoltà. D’altronde, la nostra mission aziendale è stata e sarà sempre la sicurezza delle persone, dei propri beni mobili e immobili. Oggi, senza alcun dubbio, il bene più in pericolo è la salute pubblica e abbiamo sentito il dovere di fare qualcosa in più”, ha chiosato Salvo Tomarchio, Ceo di Europolice srl.

All’interno di una comunità che “virtualmente si stringe”, bisogna riscoprire il senso della collettività, mettendo a disposizione ciò che si può. “Collaboriamo quotidianamente con le istituzioni, rimanendo anche nelle strutture sanitarie pubbliche e private dove prestiamo regolarmente servizio, insieme a medici, infermieri e operatori sanitari. Adesso abbiamo deciso di mettere a disposizione 10 operatori di vigilanza al giorno, la cui retribuzione – assieme agli obblighi normativi e legislativi in termini di sicurezza sul lavoro – sarà a nostro carico, per supportare le forze dell’ordine che stanno già svolgendo un ottimo lavoro, in un contesto sempre più difficile”, ha continuato l’imprenditore.

Ma la proposta, inoltrata il 18 marzo al prefetto e al questore di Messina (Maria Carmela Librizzi e Vito Calvino), alla presidente della Regione (Nello Musumeci), all’assessore regionale alla Salute (Ruggero Razza) e all’assessore regionale alle Infrastrutture (Marco Falcone), attende un riscontro da parte dell’amministrazione per concretizzarsi.

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Un commento

  1. Gpg ha detto:

    Ma non si vergogna?? Imparasse prima ha rispettare i padri di famiglia e poi scrive articoli

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