Bimba uccisa a Catania, Bruzzone: "Omicidio pianificato per vendetta, fossa scavata prima" - QdS

Bimba uccisa a Catania, Bruzzone: “Omicidio pianificato per vendetta, fossa scavata prima”

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Bimba uccisa a Catania, Bruzzone: “Omicidio pianificato per vendetta, fossa scavata prima”

Luigi Ansaloni  |
domenica 19 Giugno 2022 - 07:01

“Gli elementi che sono emersi fino ad ora ci dicono questo, cioè che è stato un omicidio per vendetta, nella maniera più feroce possibile", dice la criminologa nell'intervista

Un omicidio per vendetta, una madre che uccide la figlia per fare male a quel compagno che non poteva più avere.

La tragedia di Elena Del Pozzo, la bimba catanese di 5 anni assassinata dalla mamma, Martina Patti, è una perfetta “sindrome di Medea”, come conferma a qds.it Roberta Bruzzone, la più famosa criminologa italiana.

“Gli elementi che sono emersi fino ad ora ci dicono questo, cioè che è stato un omicidio per vendetta, nella maniera più feroce possibile – dice la Bruzzone -. Un brutale assassino, con un rapimento simulato, una dinamica pensata e messa in atto, non un raptus o qualcosa del genere. Purtroppo, devo dire, niente di nuovo.

In che senso niente di nuovo, dottoressa Bruzzone?

Non è uno scenario che ci sorprende, soprattutto nell’ambito di omicidi di bambini molto piccoli. Il partner, in questo caso la madre, vuole punire l’ex compagno, “colpevole” di aver tradito e abbandonato, attraverso il figlio, purtroppo nella maniera più tragica possibile. Anche questo di Catania mi sembra un caso che rientra in questo ambito. L’ombra, la “sindrome di Medea”, ha attraversato i secoli, fino ad oggi.

In molti si chiedono: com’è possibile che una madre faccia una cosa del genere, che uccida in questo modo una figlia, piccola e indifesa?

E’ possibile perchè il desiderio di vendetta può superare l’amore. Bisogna riflettere senza filtri e senza costruzioni sociali che indicano come assoluto l’amore materno. Non tutti lo hanno, non tutti lo vivono. In questo caso ci troviamo, da quello che è emerso fino ad ora, di fronte ad una personalità distorta, malevola, che pare avesse già dato ampi segnali di tutto ciò, almeno è quello che ci raccontano i famigliari.

Una persona disturbata che voleva il controllo assoluto sulla bimba, che centellinava le visite, che voleva tornare a tutti i costi col padre, che mentiva spesso. Una persona comunque lucida, che non perdona nulla, perfettamente compatibile con la capacità di intendente e di volere.

A proposito della capacità di intendere e di volere, la difesa ha già dichiarato che chiederà una perizia psichiatrica. Cosa ne pensa, alla luce di quello che è emerso?

La perizia si fa, ci sta tutta, giusto chiederla. Da quello che è emerso, però, l’esito probabilmente sarà piena capacità di intendere e di volere, con l’imputabilità della donna.

Cosa ne pensa della modalità del delitto, che a tutti è sembrato freddo, agghiacciante, brutale?

Nemmeno le modalità sorprendono più di tanto per quello che ho detto prima. Quello veramente agghiacciante è l’aver scavato prima la fossa, per essere già pronta dopo l’omicidio e mettere lì la bimba.

Abbiamo visto anche delle immagini inquietanti, come l’abbraccio tra madre e figlia all’asilo, pensando che la donna in quel momento aveva già deciso tutto, dal finto rapimento ad una serie di azione pianificate con estrema lucidità. Per questo non può esistere il raptus di follia o una forza soprannaturale, come ha detto lei, in questo caso.

C’è un filo che unisce gli omicidi con vittime bambini piccoli. Loris, Samuele, Elena…

Con il delitto di Cogne non c’entra molto, lì c’è stata un’altra dinamica, mentre con Loris sì, visto che anche lì la madre pianificò tutto prima, fece anche finta di andarlo a prenderlo a scuola.

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