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Ecco come la mafia ha ucciso lo sviluppo siciliano. Nei centri commissariati crollano gli investimenti

redazione

Ecco come la mafia ha ucciso lo sviluppo siciliano. Nei centri commissariati crollano gli investimenti

venerdì 03 Luglio 2020 - 00:00
Ecco come la mafia ha ucciso lo sviluppo siciliano. Nei centri commissariati crollano gli investimenti

Openpolis: le infiltrazioni criminali nella Pubblica amministrazione causa della mancata crescita economica

di Oriana Sipala

PALERMO – “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Lo diceva e ci credeva fermamente Giovanni Falcone, prima di essere ucciso. Oggi, a 28 anni dalla sua morte, sono stati inferti duri colpi alla criminalità organizzata, grazie al lavoro di giudici, Forze dell’ordine, giornalisti e comuni cittadini. Ma la strada per una definitiva estirpazione del cancro è ancora molto lunga.

Secondo Openpolis (fondazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche), che monitora costantemente il numero dei Comuni italiani interessati da commissariamento, a oggi in Sicilia questi ammontano a 26, di cui 13 sono stati sciolti a causa di infiltrazioni criminali, mentre i restanti 13 sono stati commissariati per altri motivi (mancata approvazione del bilancio, dimissioni o sfiducia del sindaco, dissesto finanziario, ecc..).

L’impatto dei commissariamenti per infiltrazioni criminali sull’economia del territorio è drammatico. Non solo la mafia genera per sé dei profitti difficilmente quantificabili, ma la sua presenza è spesso causa di mancati investimenti e, quindi, di mancata crescita per tutti quegli imprenditori che operano in condizioni di legalità.

Per ottenere una stima approssimata del potenziale economico “perso” (cioè della ricchezza che potrebbe essersi generata in assenza di criminalità organizzata), abbiamo incrociato i dati di Openpolis con quelli di altre fonti, tra cui uno studio dedicato alle infiltrazioni mafiose nella Pubblica amministrazione e ai suoi effetti sulle imprese del territorio. Autori di tale studio, risalente al 2018, sono Massimiliano Ferraresi, ricercatore presso il Joint research centre (Jrc) della Commissione europea; Leonzio Rizzo, professore ordinario presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Ferrara; Riccardo Secomandi, ricercatore presso l’Università di Parma e Ferrara. Secondo l’indagine, che prende in considerazione le tre regioni in cui la mafia è più radicata, ovvero Calabria, Campania e Sicilia, il settore imprenditoriale che maggiormente soffre della presenza delle infiltrazioni criminali nei Comuni è quello delle costruzioni.

Nel rapporto si legge, infatti, che “l’effetto di aver avuto un Comune commissariato (per infiltrazione mafiosa) vicino a quello ove risiede l’impresa diminuisce il valore aggiunto solo per le imprese appartenenti al settore delle costruzioni, settore ad alta probabilità di infiltrazione mafiosa”. Ciò avviene perché, “nei comuni dell’Italia meridionale vicini a quelli commissariati per la presenza di infiltrazioni mafiose, c’è una riduzione degli investimenti pubblici”.

Uno dei principali fattori che sta alla base di tale riduzione è il cosiddetto effetto “spillover”. In sostanza, i Comuni adiacenti a quelli commissariati e tenuti sotto controllo, temono anch’essi di essere controllati, e tale timore funge da deterrente per futuri investimenti. Questi diminuirebbero addirittura del 6% ogni anno durante i tre anni successivi al commissariamento. Se da un lato ciò fa sì che diminuisca il livello di corruzione delle amministrazioni (nell’indagine in questione si legge che questo diminuisce del 7,5%), dall’altro comporta una mancata crescita economica, soprattutto per quanto riguarda le imprese del settore delle costruzioni. Infatti, sempre secondo lo studio menzionato, “la presenza dei commissari, a seguito di un’infiltrazione mafiosa, in un Comune vicino fa ridurre di circa 7 punti percentuali il valore aggiunto delle imprese nel settore delle costruzioni rispetto alle altre imprese appartenenti ad altri settori”, con buona pace di chi opera e lavora onestamente. Se infatti, in tale contesto, diminuiscono i profitti illeciti, al contempo diminuiscono anche quelli leciti.

Dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia “Economie regionali – L’economia della Sicilia”, pubblicato a giugno, sappiamo che, nel 2018, il valore aggiunto del totale delle imprese siciliane si è attestato a 80 miliardi di euro. Di questi, 3,3 miliardi di euro appartengono al settore delle costruzioni. Ma, in base a quanto detto prima, tale importo potrebbe essere di gran lunga maggiore.

A livello quantitativo, non conosciamo il numero esatto di imprese del settore delle costruzioni che operano in territori limitrofi ai Comuni sciolti per mafia, ma abbiamo comunque provato a fare delle stime. Secondo i dati di Infocamere, le imprese attive che appartengono al settore delle costruzioni sono pari, nel 2018, a 41.624 in tutta l’Isola. Ipotizzando una distribuzione omogenea di tali imprese in tutto il territorio in base alla popolazione residente nei Comuni sciolti per mafia e nei Comuni confinanti a questi ultimi, viene fuori che il 35,6% di esse (14.811 in termini assoluti) potrebbe ricadere nel territorio di un Comune confinante a un Ente interessato da commissariamento per infiltrazioni criminali, se non nello stesso territorio commissariato. Analogamente, ipotizzando anche in questo caso una distribuzione omogenea, il valore aggiunto di tali imprese è pari a 1,2 miliardi di euro. Una cifra che, per i motivi anzidetti, potrebbe essere superiore.

Seguendo lo stesso ragionamento, il valore aggiunto delle altre imprese che non appartengono al settore delle costruzioni, ma che rientrano nel territorio di un Comune commissariato per mafia o di un Ente confinante, è pari a 27,3 miliardi di euro.

Ritorniamo ora allo studio sopra menzionato per ricordare che, secondo gli autori, il valore aggiunto delle imprese del settore costruzioni con sede limitrofa a un Comune commissariato per mafia tende a ridursi del 7% rispetto a quello generato dalle imprese appartenenti ad altri settori e operanti nello stesso territorio (27,3 miliardi di euro). Questo mancato 7% equivale a circa 3,1 miliardi di euro. Una stima solo approssimata, ma che ci dà comunque un’idea abbastanza chiara di quanto la mafia sia dannosa per il tessuto economico della Sicilia.

corruzione

Nel Mezzogiorno il maggior numero di Enti sciolti, ma il primato è della Calabria

PALERMO – La nostra Isola è, insieme a Calabria e Campania, una delle realtà in cui il fenomeno dei Comuni commissariati per infiltrazione mafiosa è più radicato e presente, con gravi conseguenze per l’economia del territorio e per la libertà e trasparenza dei processi democratici.

Dal 1991, anno in cui è stata approvata la prima legge sui commissariamenti per mafia, in Sicilia si sono verificati 83 commissariamenti (l’ultimo in ordine di tempo risale al 15 maggio scorso e ha riguardato il Comune di Maniace, in provincia di Catania).

In Calabria e Campania, invece, i commissariamenti dal 1991 ammontano rispettivamente a 121 e 110. La quarta regione in classifica, e con molta differenza rispetto alle prime tre, è la Puglia, con 19 commissariamenti. Seguono Piemonte (3), Liguria (3), Lazio (2) e Basilicata (2).

Openpolis fa inoltre notare che i Comuni pluricommissariati per mafia si trovano tutti nel Mezzogiorno. In Sicilia, sono 13 quelli sciolti due volte per infiltrazioni criminali, mentre uno (Misilmeri) è stato sciolto per ben tre volte.

I Comuni attualmente commissariati sono invece i seguenti: Torretta, San Cipirello e Mezzojuso in provincia di Palermo, Mistretta (in territorio di Messina), Maniace, Trecastagni e Misterbianco a Catania, San Cataldo e Bompensiere (Caltanissetta), San Biagio Platani e Camastra (Agrigento), Vittoria (nel ragusano) e Pachino (nel siracusano).

Pare dunque che questo tipo di situazione si verifichi soprattutto presso le Amministrazioni dei Comuni più piccoli o di medie dimensioni, ma non sono esenti centri di un certo peso e popolazione, come Vittoria e Misterbianco, che contano rispettivamente 64 mila e 50 mila abitanti.

Alcuni di questi Comuni, inoltre, confinano con grossi capoluoghi, come Palermo, Catania e Ragusa. Una vicinanza geo-politica che, viste le nefaste implicazioni della mafia sul territorio, non fa certo dormire sonni tranquilli.

I DATI PARLANO

13
I Comuni attualmente sciolti sul territorio siciliano a causa di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata

6%
La diminuzione annua degli investimenti stimata nei tre anni che seguono un commissariamento

7,5%
La diminuzione del livello di corruzione all’interno di un Ente guidato da commissari

7%
La diminuzione che, in media, si registra al valore aggiunto delle imprese che lavorano nel settore delle costruzioni

3,1 miliardi
La stima dei mancati investimenti in Sicilia a causa degli effetti delle infiltrazioni criminali all’interno della Pubblica amministrazione.

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