L’amianto miete 6.000 vittime l’anno. Il 10% muore in Sicilia, nell’indifferenza delle istituzioni - QdS

L’amianto miete 6.000 vittime l’anno. Il 10% muore in Sicilia, nell’indifferenza delle istituzioni

Rosario Battiato

L’amianto miete 6.000 vittime l’anno. Il 10% muore in Sicilia, nell’indifferenza delle istituzioni

mercoledì 25 Settembre 2019 - 08:18
L’amianto miete 6.000 vittime l’anno. Il 10% muore in Sicilia, nell’indifferenza delle istituzioni

In Sicilia 600 decessi ogni anno e solo il 2% delle bonifiche portate a compimento. Regione siciliana immobile e dal ministero dell’Ambiente arrivano pochi spiccioli per i Comuni. Nel mirino anche più di 300 scuole dell’Isola

PALERMO – Di mancate bonifiche e pericoli connessi all’esposizione da amianto se ne è parlato proprio nei giorni scorsi in occasione del Convegno Nazionale dal tema “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute”, che si è svolto presso la sede del Cnr. Secondo Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale, in Italia 6.000 persone all’anno continuano a morire per l’amianto. Numeri tremendi per “merito” della presenza di circa 96 mila siti contaminati, secondo l’ultima mappatura presente sul sito del ministero dell’Ambiente e aggiornata al 31 dicembre 2018 (nella cartina sotto anche la diffusione parziale presente sul territorio siciliano dove la mappatura non è ancora completa).

A fronte di questa presenza, bisogna ricordare che, invece, il progresso delle bonifiche è tutt’altro che agevole, dal momento che se ne registrano 7.719 bonificati e 1.850 parzialmente bonificati, secondo i dati comunicati dalle Regioni al Ministero. Il confronto tra le due cartine in pagina, soprattutto per la parte che riguarda la Sicilia, evidenzia il gravissimo ritardo che ancora si registra sul fronte della rimozione del pericoloso materiale. L’esposizione all’amianto, infatti, “causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico) – ha proseguito Miani – laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonare”.

Condizioni sanitarie a rischio e impatto economico che, tra ritiro dal lavoro, cure e morte, nei 28 Paesi dell’Ue, ha ricordato il medico, vale lo 0,7% del pil, cioè circa 410 miliardi all’anno. L’amianto resta un problema irrisolto, ma può di certo aiutare la conoscenza geologica per consentire l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere che costituiscono un pericolo per la diffusione delle fibre in modo da contribuire alla bonifica e alla messa in sicurezza di tali aree.

I NUMERI SICILIANI
Di amianto siciliano si è discusso all’inizio di settembre in occasione dell’audizione convocata dai deputati regionali M5S sullo stato d’attuazione della legge regionale dell’ottobre del 2014 e sulla definizione del piano regionale dell’amianto. Presenti Antonio Patella, Dirigente Servizio S.6. Ufficio Amianto e i deputati regionali M5S Valentina Palmeri, Stefania Campo e Nuccio Di Paola. Il quadro emerso è davvero preoccupante, sebbene ribadisca quanto già contenuto in un nostro servizio del novembre dello scorso anno (https://qds.it/29744-amianto-in-un-anno-bonificato-solo-il-2-percento-del-totale-htm/) con circa “1 milione di metri cubi di amianto disseminato in Sicilia” e soltanto il “2% all’anno riesce ad essere smaltito”.

Secondo quanto fornito in audizione, soltanto 21 comuni hanno completato il piano comunale per il censimento e la mappatura dell’amianto, mentre ce ne sono circa un centinaio che ci stanno lavorando. Sono numeri impietosi che mostrano come l’attuazione della legge regionale sull’amianto sia ancora lontana dall’essere applicata, considerando inoltre che in Sicilia manca anche un centro per l’inertizzazione dell’amianto che quindi deve essere smaltito fuori dall’Isola.

La legge regionale che avrebbe dovuto lanciare la mappatura e la bonifica, a distanza di cinque anni dalla sua approvazione (lr 10/2014), non ha ancora sortito gli effetti sperati, al punto che, hanno spiegato i deputati regionali, “non abbiamo ancora un piano regionale per l’amianto, non abbiamo discariche autorizzate per lo smaltimento, non ci sono i venti milioni previsti dalla legge”.

DI AMIANTO SI MUORE
La mappatura è in ritardo, ma i morti ci sono comunque. Nel corso del 2016, secondo dati dell’Osservatorio nazionale amianto, ci sono stati “circa 600 decessi per amianto”, con 100 casi di mesotelioma per lo stesso anno, ai quali si aggiungono almeno 200 decessi per cancro polmonare. Le zone maggiormente coinvolte dal rischio sono tre dei quattro siti di interesse nazionale che si trovano in Sicilia: Augusta-Priolo Gargallo, nel siracusano, Gela e la città di Biancavilla.

A fornire ulteriore materiale sull’incidenza del pericoloso materiale nelle vite dei siciliani, ci ha pensato l’ufficio epidemiologico della Regione che, all’interno del “Registro mesoteliomi”, ha segnalato, tra 1998 e il 2015, più di 1.300 casi di mesotelioma, quindi circa 80 all’anno tra certi, probabili, possibili e da definire (questi ultimi sono una percentuale irrisoria).

ALLARME SCUOLE
C’è anche un allarme collegato alle scuole. L’Osservatorio Nazionale Amianto ha registrato la presenza di amianto in 2.400 scuole italiane. La Sicilia non è esclusa. L’Ona, infatti, utilizzando i dati del dipartimento regionale della Protezione Civile-Ufficio Amianto, aggiornati al 31 dicembre 2016, ha segnalato la presenza del pericoloso minerale in 330 scuole di ogni ordine e grado.

LE OPPORTUNITÀ
Non mancano le possibilità di bonificare senza gravare sulle tasche del pubblico o del cittadino. Il nuovo decreto Fer1, che proprio il 30 settembre vedrà il primo bando ad hoc, promuove appunto la possibilità di coniugare rinnovabili e risanamento ambientale, in quanto tra i progetti presentati per accedere agli incentivi sarà data priorità agli impianti realizzati su discariche chiuse e sui Siti di Interesse Nazionale ai fini della bonifica, a quelli realizzati su scuole, ospedali ed altri edifici pubblici per “impianti fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture di edifici e fabbricati rurali su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto”.


A Biancavilla 18 milioni per le bonifiche
M5s: “Ma l’appalto è ancora fermo al palo”

BIANCAVILLA (CT) – C’è un caso speciale tra tutti i casi amianto siciliani. Biancavilla, in provincia di Catania, è uno dei quattro siti di interesse nazionali (sin) dell’Isola proprio perché il decreto di perimetrazione “segnala la presenza di cava di materiale lapideo contaminato da fluoro-edenite, una fibra asbestiforme”.

Quest’ultima è in grado di provocare mesoteliomi e viene classificata insieme con quelle con presenza di amianto, sebbene non sia da considerarsi amianto in senso stretto. Di recente è stata Gianina Ciancio, deputata regionale del Movimento 5 Stelle, a denunciare che la bonifica relativa all’area è “ancora ferma”.

Il riferimento dell’esponente stellata corre allo stanziamento del 2015 da 12 milioni del ministero dell’Ambiente per Monte Calvario, la cava da cui si estraevano i materiali usati per le costruzioni locali e contenenti fluoroedenite, e alla successiva realizzazione di un Parco urbano.

Fondi che erano stati poi implementati di altri 6 milioni di euro, nel corso del 2017, con invito alla Regione e al Comune dell’esperimento degli atti relativi alla gara d’appalto. “L’assessorato regionale delle Infrastrutture – ha sottolineato Ciancio – ha modificato le voci del prezziario regionale per l’espletamento dei lavori pubblici e questo ha fatto lievitare i costi del ripristino ambientale del Sito di interesse nazionale (Sin) di Biancavilla. Nell’estate 2018 è poi emersa la necessità di aggiungere al progetto la realizzazione di un sito in cui dislocare una discarica per inerti derivanti dall’edilizia e collegati inevitabilmente alle particelle di fluoroedenite”.

Secondo l’esponente stellata, al momento “non è ben chiaro a che punto si trovi la procedura di appalto, in quanto, dopo aver tratto le opportune informazioni presso gli uffici regionali, la conferenza speciale dei servizi, propedeutica alla fase di gara, è ancora ferma al palo, e mancherebbe persino la valutazione del progetto definitivo da parte della Commissione regionale ai lavori pubblici, né si conosce quale siano gli atti che il governo siciliano stia mettendo in atto per velocizzare l’iter per la bonifica di Monte Calvario”.

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